Homeland 8×01 “Deception Indicated”: la recensione

Quante volte abbiamo visto Carrie Mathison affondare e ripartire, cadere e rialzarsi, sempre e comunque? Forse è questa, così strana e personale, la caratteristica saliente di un personaggio che per il resto ha accompagnato sempre da protagonista gli eventi di politica internazionale della serie di Showtime. Lo farà ancora, tutto questo e di più, nella première dell’ottava e ultima stagione di Homeland, che infine chiuderà il suo lunghissimo percorso dopo tra l’altro una grande pausa dal finale della settima stagione. La sensazione potrebbe essere quella di un trascinarsi eccessivo, ma la pausa ha fatto bene alla serie che torna forte dei suoi ingredienti storici.

Per chi non ricorda come era finita la settima stagione – e sarebbe una dimenticanza più che comprensibile – Carrie era finita prigioniera dei Russi. Liberata dopo mesi di prigionia, era completamente sconvolta e faticava a riconoscere le persone intorno a sé. La ritroviamo ancora una volta in faticosa riabilitazione, ancora una volta messa in dubbio dai suoi superiori. In fondo, chi può dire cosa ha rivelato ai russi durante quei mesi di blackout? Lo stesso test della verità si rivela inconcludente. Anche questa è una caratteristica tipica della serie: Carrie non è mai attendibile, né per se stessa né per le persone che la circondano.

Dovrà sempre dimostrare di meritare fiducia. La scalata del personaggio definisce già di per sé la strada in salita di un intreccio che quest’anno pone una sfida difficilissima. Saul è impegnato a cercare di organizzare un tavolo di trattative con i talebani e il governo in Afghanistan, al fine di favorire un rientro ordinato delle truppe. Ovviamente non è facile, tra le dichiarazioni dure di esponenti del governo e l’ingerenza dei russi nella trattativa. Occorre qualcuno che possa inserirsi in questo difficile scacchiere e dire la propria. La scelta, come prevedibile, cade su Carrie, alla quale comunque non si nega mai l’ennesima occasione.

La scrittura della serie ha l’idea giusta di gettare nella mischia da subito la protagonista. Non un lento e faticoso percorso al termine del quale sarebbe giunto Saul a sbloccare la situazione, ma Carrie che viene presa – ma lei è ben d’accordo – e trasportata in Afghanistan per fare “il suo solito lavoro”. Così facendo, Homeland brucia le tappe e costruisce fin dal primo episodio una base solida per la prosecuzione della stagione finale. Tutti gli ingredienti sono presenti, e sono tutti ben familiari allo spettatore. Le sfide sono sempre quelle come visto, ma ancora una volta sono rimescolate quel tanto che basta da diventare, se non freschissime, almeno appetibili. All’ottava stagione, Homeland non ha nulla da dimostrare, ma è piacevole rientrare in contatto per l’ultima volta con questa serie.

Homeland va in onda in Italia su Fox a partire dal 9 marzo.

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