Legends of Tomorrow 5×05 “Mortal Khanbat”: la recensione

Seduta per la prima volta nella sua carriera sulla sedia della regia, Caity Lotz ha fatto un encomiabile lavoro con Mortal Khanbat, un episodio di Legends of Tomorrow diviso nettamente in due trame che affrontano al meglio ed in maniera profondamente diversa tutto ciò che di buono questa serie ha da dare.

La trama legata alla storia del Ritornante Genghis Khan nella Hong Kong del 1997 è pura azione e divertimento, frutto di una regia affidata appunto ad un’attrice come la Lotz, divenuta una vera e propria esperta in questo campo ed il risultato è un’esplosione stile action movie degli anni Novanta di John Woo, esagerato, magari persino ridicolo, ma divertente. La scena ad inizio episodio nel locale in cui le Leggende incontrano per la prima volta il ritornante è esilarante, nonostante l’assenza fisica di Sara, ed in generale tutta questa storyline mantiene un ritmo serrato che fa da perfetto contraltare a quella invece dedicata a John Constantine.

Ma prima di passare ad analizzare l’ottima performance di Matt Ryan, vorremmo ancora soffermarci su come ciò che accade ad Hong Kong riservi comunque una rivelazione particolarmente importante e dei momenti di pacata tranquillità che bilanciano le molte scene d’azione: nello specifico ci riferiamo per esempio alla scena in auto, tra Behrad e Nate, in cui i due parlano di Charlie e di come il fratello di Zari sia rimasto ferito dalla decisione della mutaforma di concludere tanto bruscamente la loro relazione, iniziata alla fine della scorsa stagione, lasciandolo senza salutarlo e senza una spiegazione o a come Zari stessa cominci ad adeguarsi al mondo delle Leggende e ci tenga a fare parte del Team. Spesso, inoltre, questi antieroi tendono a prendere sottogamba fatti che in alte serie sarebbero ritenuti importanti, basti vedere la loro divertente ed annoiata reazione all’invenzione di Ava, “il Prognosticatore”, un programma in grado di individuare i Ritornanti, ma quando si tratta di esprimere i propri sentimenti, essi trovano sempre il tempo di fermarsi a condividerli, persino ascoltando i consigli di un cattivo ammanettato e nascosto nel sedile posteriore di un’auto.

Frutto di questa accorata condivisione dei loro problemi personali, alla fine dell’episodio, sarà la confessione di Charlie, fatta al resto del Team, di essere una delle Parche in fuga ormai da millenni. Le Parche, nella mitologia, erano tre divinità che avevano rispettivamente il compito di filare (Charlie, appunto), distribuire e porre fine al destino delle persone. Ecco perché la mutaforma ha deciso, come abbiamo appreso nello scorso episodio, di distruggere il Telaio del Destino spargendone i vari pezzi nel multiverso, che la crisi ha però riunito ora sotto il cielo di Terra-Prime mettendo in pericolo la sua stessa esistenza.

Non apprezzabile magari da tutti, ma non per questo meno divertente, è anche “l’inside joke” dell’uso del monopattino che verrà introdotto prima da Nate e poi da Genghis Khan stesso e dai suoi seguaci: negli Stati Uniti c’è quasi una guerra in atto tra i detrattori e gli amanti di questi mezzi, che stanno riempiendo le strade delle città e sono spesso abbandonati in luoghi poco appropriati, motivo per cui in molti si lamentano di come una mancanza di regole sull’uso di questi mezzi, stiano ulteriormente peggiorando la già congestionata crisi del traffico in città come Los Angeles, martoriate da questo problema. Che questa “crisi” venga introdotta in un episodio è completamente assurdo, ma anche degno di una serie come questa.

Infine, c’è la trama dedicata alla morte imminente di Constantine, assistito in questo momento difficile dall’impacciato Gary e dal dolcissimo Ray.
L’abilità degli autori nel contrarre in così breve tempo tutte le fasi del lutto che il personaggio di Ryan supera in questa circostanza, sono davvero notevoli e John non avrebbe potuto avere compagni migliori per vivere negazione, rabbia, contrattazione, depressione ed accettazione del suo destino. Con episodi come questo, poi, in cui l’interpretazione di Brandon Routh spicca per la sua delicatezza, è ancora più difficile immaginare un Legends of Tomorrow senza di lui.
Constantine è sicuramente il più disadattato tra i disadattati, ma conosce la tragedia, che ha cercato di evitare per tutta la sua vita, nonostante i molti fallimenti e la scelta di affiancargli qualcuno come Ray, che a sua volta conosce il sapore amaro del lutto, ma lo affronta in maniera completamente diversa dal suo amico, rende l’incontro tra questi due personaggi davvero significativo, delicato e bello da guardare. Constantine è l’amico che finge cinismo, ma si rivela alla fine un tenero, quello che non si arrende mai e che combatte (e in questo caso vince) nonostante tutto sembri scommettere contro di lui, Ray Palmer è il tenerone che ti rimane accanto a prescindere dalla circostanze, nonché la persona con sogni semplici e molto umani, che non ha bisogno di gridare ai quattro venti di essere un eroe per dimostrarlo. Una perfetta combinazione per una storyline così intimista e ben gestita che ci fa ricordare come questa serie eccella nel suo saper passare dal ridicolo alla tragedia con tale sorprendente abilità.

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La quinta stagione di Legends of Tomorrow va in onda negli Stati Uniti ogni martedì, mentre in Italia debutterà il 25 maggio su Premium Action.