Locke & Key (prima stagione): la recensione

L’adattamento di Locke & Key, al di là della familiarità con il fumetto originale, percorre da subito sentieri familiari per lo spettatore. Nella sua versione televisiva, si tratta di una rielaborazione di una storia per ragazzi tipica che discende, come buona parte dell’immaginario contemporaneo, dagli anni ’80. C’è la villa che viene abitata da una famiglia, e che svela ai suoi occupanti una dimensione magica che si colloca da qualche parte tra il meraviglioso e l’orrorifico. Nella serie Netflix c’è il racconto di formazione, il truma della perdita, la strizzata d’occhio al teen drama, ma meno mitologia fantastica di quanta avremmo voluto vedere.

Tratto dal fumetto di Joe Hill e Gabriel Rodriguez, lo show racconta la storia della famiglia Locke. Dopo la perdita del padre, la madre Nina e i tre figli Tyler, Kinsey e Bode si trasferiscono in una casa di famiglia nella quale non hanno mai abitato. Qui, i tre figli scoprono delle chiavi misteriose disseminate nella villa, ognuna delle quali dotata di un suo specifico potere. Mentre sono spaventati, ma anche esaltati, dal possesso delle chiavi e dal loro utilizzo, scoprono di doversi difendere anche da un demone che vuole appropriarsi di tutti gli artefatti magici. La stagione racconta la loro storia, ma anche le loro esperienze a scuola e le loro pulsioni romantiche.

Ha richiesto grande fatica aprire la porta di Locke & Key in tv. L’adattamento del fumetto entra nell’orbita della FOX nel 2011, quando viene realizzato un pilot con Miranda Otto diretto da Mark Romanek e prodotto da Alex Kurtzman e Roberto Orci. Nel 2017 Hulu mette in cantiere il progetto per la regia di Scott Derrickson, che però lascerà in favore di Andres Muschietti. Viene girato un altro pilot, ma anche in questo caso non se ne farà niente. Alla fine dell’anno, infine, il progetto approda a Netflix, che porta a termine l’adattamento con Carlton Cuse tra gli sviluppatori dello show.

A prima vista, Locke & Key non ha alcun elemento di complessità particolare. È una variazione su un canovaccio che ci è familiare fin dai primi minuti di visione, e non discosta mai troppo da sentieri familiari. Da Gli occhi del parco al dittico Jumanji/Zathura, da The Hole al recente Il mistero della casa del tempo. Forse c’è l’armadio di Narnia all’origine di ciò (tanto che quella storia viene anche citata più volte nella serie), ma qui in realtà il punto è giocare sulla dimensione fantastica della casa e nella casa. Più che un Hill House per ragazzi, allora, un tentativo di replicare quanto riuscito a Stranger Things. Tentativo che ha i suoi pregi, ma che al tempo stesso non è del tutto riuscito.

I personaggi sono rigidi e istantanei e Locke & Key, normalizzato rispetto al suo potenziale horror, non riesce a ritagliare né per loro né in generale per se stesso una forte personalità. Tyler, Kinsey e Bode aderiscono allo status del personaggio che interpretano, ma raramente emerge profondità o trasporto nei loro gesti o parole. Ad affaticare il loro percorso c’è una scrittura che diluisce troppo l’intreccio, o che quantomeno non riesce a gestirlo con un respiro più incalzante. Gli eventi della serie ci riportano spesso a scuola o alle poco interessanti tribolazioni romantiche degli adolescenti. A uscirne ridimensionata è la dimensione fantastica e horror della serie, che invece sarebbe la più interessante, ma della quale alla fine emergerà ben poco da un punto di vista narrativo e visivo.

CORRELATO A LOCKE & KEY RECENSIONE