STAR TREK: PICARD 1X04, LA RECENSIONE

Sembrava che Picard (la serie) fosse finalmente decollata insieme a Picard (Jean-Luc), e invece evidentemente mancavano ancora un paio di pezzi prima di poter davvero accelerare. Lo dimostra L’assoluta verità, il quarto episodio della serie CBS: siamo arrivati a metà del cammino della stagione e ancora vengono introdotti nuovi (e vecchi) personaggi, nuove (e vecchie) idee e altri pezzi fondamentali di un puzzle del quale forse stiamo cominciando a vedere i contorni.

Picard deve salvare la figlia di Data. Picard ha un equipaggio, o quantomeno è a bordo di una nave con un equipaggio che la opera – per ora obbediscono tutti ai suoi ordini, ma è chiaro che Jean-Luc (o “JL” come lo chiama Raffi, il più interessante tra i nuovi personaggi di cui abbiamo fatto la conoscenza finora) non è più quello di una volta né ha la stessa autorità, per cui ci aspettiamo che anche queste dinamiche familiari si evolveranno con il procedere della serie. Dall’altra parte della galassia, la figlia di Data non sa di esserlo, viene tenuta sotto controllo da una coppia di romulani che più passa il tempo più assomigliano a una versione spaziale di Cersei e Jaime Lannister, e soprattutto vive in un cubo Borg disattivato.
Queste sono le due direttrici narrative di Picard, destinate prima o poi a incontrarsi ma che per ora procedono tranquille per i fatti loro: in L’assoluta verità tutto quello che succede è che la crew di Picard si arricchisce di due nuovi membri (uno dei quali volto notissimo ai fan) e che Soji e il suo amante/tizio che la spia flirtano tra i corridoi che un tempo appartenevano al collettivo. C’è l’ennesimo momento in cui Picard fa pace con il suo passato (o quantomeno chiede scusa), qualche momento di umorismo che non stona ma si dimentica presto, e la dottoressa Jurati (Alison Pill) che continua a interpretare l’esterna a cui bisogna spiegare tutto (il più classico dei “surrogati di spettatore”, un ruolo con il quale Pill sembra quantomeno divertirsi un sacco).

Sembrano critiche, in realtà per il momento va ancora bene così: se il progetto è quello di andare avanti per più stagioni, quattro episodi ad apparecchiare la tavola sono più che accettabili. E qualità della scrittura e valori produttivi rimangono alti. Semmai, e questo sì si può dire dopo tre ore investite in questa storia, comincia ad affacciarsi il dubbio che Picard abbia deciso di rinunciare alla filosofia, ai grandi temi e alle discussioni esistenziali per puntare tutto sul mistero, sulla rivelazione, sulla verità sconvolgente. Per cui è vero che da un lato i trekkers saranno probabilmente entusiasti di scoprire prima o poi tutta la verità sulle origini dei Borg e sul loro legame con i Romulani, dall’altro Star Trek non è mai stato questo, ha sempre preferito il confronto al plot twist e ha sempre funzionato perché le regole del gioco sono sempre state chiare, non mascherate e poi svelate con un colpo a effetto. Ma è appunto un dubbio, un pregiudizio; Picard ha ancora tutto il tempo dell’universo per assestarsi e smetterla con i giochi di prestigio per fare quello che ha sempre fatto: parlarci della vita, l’universo e tutto quanto.

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