STAR TREK: PICARD 1X05, LA RECENSIONE

Se fossimo sulle pagine di cronaca nera di un qualche quotidiano locale scriveremmo “il mistero s’infittisce”. Perché ormai è chiaro che Star Trek: Picard non ha nessuna intenzione di seguire le orme dei predecessori e che con The Next Generation in particolare condivide solo il nome del protagonista e poco altro. No, come già si intuiva (e scrivevamo) settimana scorsa ormai siamo ufficialmente in zona “thriller nello spazio”, con cospirazioni e controcospirazioni che cospirano contro i cospiratori, tradimenti, pugnalate alle spalle, voltafaccia e, soprattutto, la sensazione che il nucleo di protagonisti sia composto da gente ciascuna con la propria agenda, e che stiano solo facendo carpooling (shippooling?) per risparmiare sulla benzina. Abbiamo già citato Firefly come punto di riferimento, ma con Cronache di Stardust City Picard va anche a lambire i territori già battuti in questi anni da The Expanse. Assodato che di Star Trek (e in particolare della Federazione) rimane ben poco, tutto quello che resta è scoprire le risposte alle domande disseminate fin qui: il successo della serie dipenderà da quanto ci soddisfano.

Quantomeno la nave ora ha un nome: si chiama La Sirena, ovviamente un nome spagnolo perché è il mezzo del capitano Rios – a proposito, finora una delle cose migliori di Picard, per come riesce a danzare sul filo dello stereotipo Han Solo senza mai scivolare nel plagio, e per come si è deciso di moltiplicarne la personalità a colpi di ologrammi. L’intero equipaggio della Sirena, in realtà, è al momento la cosa migliore di Picard: Raffi l’ex tossicodipendente, la (possiamo dirlo?) misteriosa dottoressa Jurati di Alison Pill, Elnor il romulano che è entrato nel gruppo come nobile guerriero e con ogni puntata si avvicina sempre di più allo status di spalla comica. C’è alchimia e c’è frizione tra questi personaggi, la promessa di qualcosa di più oltre all’esecuzione di una trama che, a quanto ci è dato capire finora, prevede tra l’altro la fine del mondo e come prevenirla.

Cronache di Stardust City fa parecchie cose che Star Trek non ha mai fatto, o non ha mai approfondito. Ci regala la prima vera città nello spazio, innanzitutto, una specie di Las Vegas tutta neon e targeted ads sotto forma di ologrammi che non avrebbe avuto spazio nella Federazione di una volta. E ci va duro con la violenza, fisica e psicologica, una considerazione che non si può approfondire senza rovinare qualche sorpresa. È forse il primo di questi cinque episodi a dimostrare una personalità tutta sua, a non appoggiarsi (troppo) a quello che è venuto prima ma a proporre le sue regole e le sue idee: in un certo senso Picard comincia qui, con un quasi-episodio bottiglia che ignora le altre linee narrative per concentrarsi sulla Sirena e su una losca operazione di estrazione. Visto come si chiude, è chiaro da qui in avanti le cose non possono che precipitare: Picard è ufficialmente entrata nella fase “attesa spasmodica dell’episodio successivo”.

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