Better Call Saul 5×06 “Wexler v. Goodman”: la recensione

Better Call Saul chiede di essere apprezzata come serie a livello cervellotico, freddo, da elaborare con calma. È una delle sue caratteristiche, ma è anche un tratto tipico delle serie tv di qualità. Però quella possibilità di elaborazione a posteriori non toglie mai respiro ed emozione alla scena nel momento in cui la vediamo. Lo show vive di situazioni trascinanti, magari logiche e lineari, ma anche spiazzanti nel momento in cui esplodono sullo schermo. Ad esempio, nell’episodio Wexler v. Goodman, tutto culmina in un confronto tra le parti a proposito dell’affare Mesa Verde e dell’accordo su Acker.

Come sempre, la serie prepara il colpo non mostrando tutte le sue carte. Lo aveva già fatto nell’episodio in cui Saul era andato a comprare qualcosa da lanciare contro l’auto di Howard. Non ci serve sapere perché qualcosa sta accadendo, perché tanto sappiamo che la serie ce lo dirà, e comunque il momento è già entusiasmante di per sé (più in piccolo, è la stessa cosa che succedeva con il ragno di Breaking Bad). Qui Saul sta costruendo una delle sue scenette artificiose, nei dialoghi e nella forma, davanti ad un green screen. Dirige delle persone che palesemente stanno interpretando una parte, e lo fa con la solita sicurezza di chi sa che alla fine riuscirà a spuntarla.

Il fatto di tenere segreto tutto questo a Kim significa anche tenerlo nascosto agli spettatori. Saul le dirà che aveva bisogno di una sua reazione sincera, ma è anche quello che vuole ottenere dallo spettatore. E ci riesce. Saul entra nell’ufficio dove si trovano Kim, Rich e gli altri, e getta loro addosso il più manipolatorio dei video, con tanto di diffida ad utilizzare del materiale per le foto promozionali. Ora, da un punto di vista legale probabilmente è tutto molto più forzato di quel che appare, e rimane spesso il dubbio che la scrittura conceda a Saul il beneficio del dubbio sulla riuscita delle sue idee. Ma alla fine quel che conta è il risultato.

Anche qui Saul riesce a spuntarla, aprendo nuovi orizzonti per quello spiraglio di manovrabilità che Kim gli aveva concesso quando gli aveva chiesto aiuto. Come al solito, Kim dovrebbe passare per vittima, ma ormai l’incantesimo si è spezzato. C’è tutto un discorso sulla fiducia, con lei che dice a Kim di non potergli più credere, ma sarebbe ingiusto lasciarla andare via così. Kim è responsabile delle sue azioni, è stata lei a coinvolgerlo, ed è troppo intelligente per non essere anche un po’ ipocrita nel momento in cui si arrabbia. Casomai ci fosse ancora qualche dubbio, ci pensa la sua proposta finale a confermarlo. Il fatto di sposarsi, oltre ad abbracciare idealmente quel tipo di rapporto e quel che comporta, significa anche non poter essere chiamata a deporre eventualmente in tribunale contro di Saul (la legge lo vieta).

Sicuramente un altro passo fondamentale per definire la caratterizzazione e il percorso di Kim.

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