Homeland 8×02 “Catch and Release”: la recensione

Da sempre Homeland racconta il suo mondo, che è molto simile al nostro ma non è proprio lo stesso, attraverso un filtro particolare. È un mondo complesso quanto deve esserlo per necessità. Si parla di geopolitica, grandi e piccoli gruppi di interesse, guerra, spionaggio e interessi vari. E tutto deve essere lo specchio verosimile del nostro mondo. Ma, naturalmente, far entrare tutto questo in cinquanta minuti settimanali è impresa difficile. Ecco quindi che Homeland si appoggia a piccoli personaggi che fanno una grande differenza, e che da soli sembrano avere in mano il destino di aree immense.

Ed è un po’ quello che succede in Catch and Release, secondo episodio dell’ottava stagione della serie. La trama è semplice quanto potremmo aspettarci, e continua a raccontare il tentativo difficile di Carrie e Saul di fermare l’escalation in Afghanistan con i talebani e favorire il processo di pace nonostante le parole del vicepresidente Gulom. Come richiesto da Saul, Carrie si fionda sul posto per utilizzare le sue doti e conoscenze per mettere pressione sul vicepresidente e costringerlo a ritrattare le sue parole che hanno messo in difficoltà le trattative. La situazione si infiamma, Gulom non vuole fare passi indietro.

Tramite una soffiata, Carrie avvicina allora Samira, una donna che potrebbe conoscere dei segreti scottanti sul governo. Lo scandalo viene esplorato, non senza difficoltà e qualche maldestro tentativo nell’estorcere informazioni, e Gulom, messo di fronte ai propri affari illeciti, fa un passo indietro. Ma, e questa è la grande mossa in contropiede dell’episodio, nulla di tutto questo è servito, perché i talebani di Haqqani, già diffidente di suo, subiscono un attacco che rimette tutto in discussione. Lo stesso Saul – per l’ennesima volta, si potrebbe dire – viene rapito e si trova in pericolo.

Catch and Release è un episodio a modo suo tipico per Homeland. La narrazione si svolge secondo canali attesi, alcuni che sono manifesti, altri che sono nascoti. E tutto, magari, è decisamente velocizzato e semplificato per essere verosimile, ma questa si conferma come nella première una stagione giocata sul filo della tensione, che non vuole attardarsi a imbastire intrecci complessi, ma si assicura di costruire un racconto funzionale. E che soprattutto sia in grado di veicolare i personaggi che lo animano. Carrie qui veste ancora una volta i panni che le sono più congeniali, quelli di un’agente senza timore, che non ha paura di confrontarsi con il pericolo, ma che quando può evita le misure drastiche.

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