Homeland 8×03 “False Friends”: la recensione

Dopo otto stagioni, Homeland riesce ancora a tirare fuori frasi essenziali come: “Siamo forti solo abbastanza da non perdere, e deboli solo abbastanza da non poter mai vincere”. E mette in bocca queste parole al leader del gruppo dei talebani, Haqqani, con cui Saul vuole negoziare una pace complicatissima. Insomma, la serie di Showtime magari mostra un po’ la corda, ma riesce ancora ad essere rilevante – magari non in queste settimane così convulse – e a ragionare sui suoi classici temi di spionaggio.

Tutto nel terzo episodio si basa sul titolo della puntata, False Friends. E ancora una volta si tratta di temi storici per la serie di Alex Gansa, che sulla fiducia e sul rischio calcolato del tradimento ha costruito la sua intera storia. Qui ci sono più storie che si incrociano, oppure vanno avanti per conto loro, ma tutte ritornano a quel concetto di fiducia e collaborazione necessaria. C’è puro spionaggio nella conversazione doppiamente disturbata da rumori di contorno tra Carrie e Yevgeny presso una fontana. Qualcuno li ascolta, qualcuno potrebbe addirittura ammirare le precauzioni prese dai due. Ma la narrazione incalza, ed è difficile capire se è possibile fidarsi di Yevgeny, ma anche se la stessa Carrie – su cui aleggia l’ombra della manipolazione – è affidabile.

Il cuore dell’episodio però risiede nella cattura di Saul dopo il fallito attentato della scorsa settimana. Haqqani è diffidente e arrabbiato, sa che ogni ostacolo mette a dura prova la ricerca della pace. Qui ancora una volta Homeland non perde tempo, e ci dice subito che il traditore è il figlio del leader, a cui i terroristi hanno promesso un posto di rilievo una volta fatto fuori il padre. Homeland qui costruisce dal nulla un rapporto teso e umano tra un padre e un figlio, che guarda caso appartengono ad un gruppo terroristico. Eppure, per un momento tutto il contorno scompare, ed emerge un sincero coinvolgimento per questa storia, per l’idea di sacrificio che c’è dietro.

Ma, anche in patria, le cose non sono sicure. Vediamo nelle vesti di presidente Warner, appena insediatosi e già minacciato dalla possibile sfida del suo vice Hayes, che appartiene eccezionalmente al partito avversario (non è ben specificato quale sia). Tutto rimane così, come un suggerimento, ma tanto basta a creare tensione e instabilità su più livelli, che corrono praticamente per tutto il mondo e coinvolgono tutte le parti in causa.

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