The Mandalorian 1×01: la recensione

Quando è al suo meglio, Star Wars è questo: una storia già sentita, raccontata in modo originale. C’è questa contraddizione assoluta alla base di tutti gli exploit più affascinanti della “galassia lontana lontana”. Il mito più classico, la favola intorno al fuoco, che si veste di una nuova armatura. Meglio ancora se quell’armatura sarà sporca, logora, usurata dalla fatica e dalla decadenza di uno scalcinato universo futuristico che somiglia ad una terra di frontiera. E il pregio più grande di The Mandalorian è che non solo assimila tutto questo, ma riesce a veicolarlo come fosse un’intuizione naturale. Quando invece qui, al contrario, tutto è studiato nei minimi particolari.

La storia si svolge dopo la caduta dell’Impero e quindi pochi anni dopo gli eventi di Il ritorno dello jedi. Un cacciatore di taglie senza nome, ma immediatamente identificabile come mandaloriano grazie alla sua armatura, torna alla base dopo una missione. Qui riesce a ottenere un nuovo incarico molto promettente. Un uomo misterioso (Werner Herzog), che ha degli stormtrooper come guardie personali, lo incarica di catturare qualcuno e di portarlo sul posto. Unico indizio, questo obiettivo ha cinquant’anni. Senza fare altre domande, il mandaloriano parte per la missione, ma questa gli riserverà una grande sorpresa.

La migliore intuizione di The Mandalorian, che si lega a quanto detto sopra, è che è consapevole della propria natura di evento televisivo. Non solo prima serie live action di Star Wars, ma prodotto di punta da affiancare al lancio della piattaforma Disney+ (come fosse un gioco da abbinare in bundle ad una nuova console). Considerato questo, la serie di Jon Favreau e Dave Filoni fa un attento passo indietro, non cerca lo scontro frontale con la ricercata complessità della peak tv, ma elabora un racconto di genere immediato e trascinante. Come Una nuova speranza, elabora miti e figure tipiche, giocando con l’anticipazione dello spettatore.

Chiaramente, c’è molto western. Il mandaloriano – “senza nome” come nella tradizione del pistolero misterioso – è presentato senza affanni tramite una serie di situazioni tipiche che giocano con i cliché. Un torto in un locale, lunghi silenzi, personaggi di contorno che per contrasto devono parlare molto anche per spiegare a noi cose importanti da sapere. Scopriamo allora che i mandaloriani non si tolgono il casco, che indossano un acciaio, il Beskar, molto resistente, e che nel caso del nostro uomo tutto ruota intorno alla ricerca affannosa di nuove missioni. L’intreccio è semplice come appare: una linea dritta costruita tramite scene consequenziali, ognuna incentrata su un diverso incontro che porta avanti la trama.

Ecco, tutto in questo episodio della durata di “appena” quaranta minuti è costruito per azzerare i tempi morti. Tutto è essenziale, immediato, una catena di eventi inarrestabili. Le figure incontrate dal mandaloriano finiscono allora per aderire all’ambiente in cui sono calate e dal quale sembrano emanare come funzioni del racconto. Greef Karga (Carl Weathers), leader della Gilda dei cacciatori che paga le taglie e assegna nuovi incarichi; il Cliente, che mette in moto la ricerca del protagonista; l’armaiola che forgia una spalliera; l’Ughnaught Kuill (Nick Nolte), che in quella che è una pura fase di addestramento gli insegna come muoversi sul pianeta dove si trova l’obiettivo. Un’essenzialità che ha più di qualcosa del linguaggio dei videogiochi.

Intanto il gusto della violenza – senza sangue – emerge in più scene e ci racconta i metodi forti del protagonista. Uccisioni indiscriminate, colpi a tradimento, lo stesso mestiere del cacciatore di taglie che in fondo parla da sé. Leggerezza e godibilità del momento culminano nell’assalto al luogo dove si trova l’obiettivo. Il droide IG-11, doppiato in originale da Taika Waititi, è la spalla in quel momento, l’ennesima necessaria a dare respiro al momento, a costruire la possibilità di uno scambio per il protagonista. Ma anche questa cadrà, e anche questa di fronte alle necessità dell’intreccio. Perché il mandaloriano si trova da solo di fronte all’imprevisto, al vero colpo di scrittura che eleva la vicenda. In una culla si trova lo strumento narrativo fortissimo, forse solo un elaboratissimo MacGuffin, ma per gli amici è da subito Baby Yoda.

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Il primo e il secondo episodio della serie saranno disponibili sulla piattaforma Disney+ al lancio. Il terzo episodio arriverà venerdì 27 marzo, seguito da un episodio alla settimana ogni venerdì.