The Walking Dead riporta finalmente Michonne in primo piano grazie al tredicesimo episodio della decima stagione, What We Become, lasciando temporaneamente in sospeso la lotta contro i Sussurratori che aveva preso una svolta significativa (qui la nostra recensione di Walk With Us).

La puntata si apre con un flashback che riporta gli spettatori al momento in cui Michonne (Danai Gurira) si è imbattuta in Andrea, ma questa volta la protagonista compie una scelta che la porta su un sentiero ben diverso rispetto a quello che gli spettatori conoscono.
Tornando nel presente Michonne e Virgil (Kevin Carroll) arrivano a destinazione, dove la situazione è ben diversa da quella ipotizzata dall’eroina: la famiglia non lo sta aspettando sull’isola, essendo morta da tempo. Virgil vuole infatti qualcuno che l’aiuti a porre fine alla sofferenza delle persone che ama, svelando inoltre che faceva parte di una comunità molto tranquilla scivolata poi nel caos quando un nuovo arrivato è morto, costringendolo così a chiudere alcuni degli edifici ormai invasi dagli zombie senza rendersi conto che all’interno c’erano anche la moglie e i suoi figli. Virgil, con l’aiuto di Michonne scopre la tragica fine subita dalle persone che ama. Durante la notte la protagonista va quindi alla ricerca di armi e inizia ad esplorare gli spazi in cui si trova, venendo però rinchiusa da Virgil e scoprendo di non essere l’unica persona presente negli spazi. La donna inizia poi ad avere delle allucinazioni a causa di una bevanda e inizia a rivedere i momenti chiave della sua vita, ma da una prospettiva diversa, mostrandola ad esempio tra le fila dei Salvatori e diventata il braccio destro di Negan, fino a subire una tragica morte per mano di Daryl (Norman Reedus) e, soprattutto, Rick (Andrew Lincoln).

Dopo essere tornata lucida, Michonne scopre che Virgil voleva “usarla” per assicurare la propria incolumità nel momento in cui avrebbe liberato gli altri membri della comunità, temendo una reazione violenta. Il personaggio di Danai Gurira riesce quindi a ferirlo e a liberare gli altri che decidono comunque di non ucciderlo in cambio della promessa di lasciare l’isola.
Prima di andarsene Michonne compie però delle scoperte che la sconvolgono a bordo di una barca che Virgil sostiene fosse alla deriva quando è arrivata sull’isola: gli stivali di Rick, un iPhone con il suo nome e un disegno che la ritrae accanto a Judith e un diario di bordo. Virgil sostiene di non sapere nulla di quanto gli è accaduto e di non averlo mai incontrato e, successivamente, decide di rimanere da solo sull’isola per rispettare la promessa compiuta alla moglie di portarle ogni giorno dei fiori freschi.

Michonne contatta quindi via radio Judith (Cailey Fleming) e la bambina le rivela che Alpha (Samantha Morton) non rappresenta più una minaccia e di essere al sicuro. Dopo aver saputo che il padre potrebbe essere vivo, la bambina la invita quindi ad andare alla sua ricerca, sostenendo che potrebbe avere bisogno di aiuto.
La puntata si conclude con Michonne che incontra una coppia che le chiede aiuto perché ‘se ne andranno senza di loro’, mostrando quindi quello che sembra un gruppo di tipo militare.

L’uscita di scena di Danai Gurira da The Walking Dead suscita varie domande che sembrano destinate a rimanere senza risposta a lungo, almeno fino a quando non verranno realizzati i già annunciati film tv dedicati alla storia di Rick. La gestione della storia di Michonne causa qualche perplessità per come è stata gestita dagli autori che hanno ideato un modo per allontanare il personaggio dal resto del gruppo con un espediente che avrebbe forse meritato più di un episodio per soddisfare realmente i fan. L’intento di fare i conti con il proprio passato per concludere questo capitolo del percorso è sicuramente stato raggiunto grazie alle sequenze in cui si mostra cosa avrebbe potuto diventare la protagonista se avesse preso delle scelte diverse, svelando in questo modo anche i dubbi e le ansie che affollano la sua mente, tuttavia non bastano le interessanti sequenze in versione villain a non far sembrare affrettata e in più momenti surreale l’uscita di scena di una presenza chiave della serie tratta dai fumetti di Robert Kirkman. Il confronto con Virgil aiuta a enfatizzare il bisogno di pace che entrambi i personaggi stanno cercando in ogni modo e il dolore che stanno affrontando, arrivando a riflettere su chi si è realmente e ad affrontare lati della propria personalità esistenti e a cui si è scelto di non dare spazio. What We Become funziona molto bene proprio per quanto riguarda l’approfondimento degli aspetti psicologici, anche di Virgil che può contare sulla bravura di Kevin Carroll che rende strazianti alcuni momenti come il semplice gesto di rimettere una scarpa cadua a terra o la scelta finale del personaggio, tuttavia l’intera parte dedicata a quanto accaduto sull’isola appare improbabile persino nel mondo di The Walking Dead. Gli eventi appaiono forzati e affrettati, per non parlare poi del ritrovamento degli oggetti di Rick che, senza alcuna anticipazione riguardante la storia ideata per l’ex sceriffo, appare totalmente improbabile.
Danai Gurira sa gestire con la consueta esperienza e bravura le varie sfumature del proprio personaggio ed è affascinante vederla in versione villain accanto a Jeffrey Dean Morgan, interazione che sarebbe stato bello vedere più spesso in passato, e alcune scene risultano davvero emozionanti come quella in cui parla con Judith o aiuta Virgil, sottolineando anche come “alle volte le persone più ferite sono quelle che perdonano di più”. Kevin Carroll dà il meglio con il materiale che gli è stato affidato, ma è innegabile che la storia avrebbe avuto bisogno di più tempo e spazio per evolversi in modo più comprensibile e significativo.

The Walking Dead mette in pausa la storia di Michonne rivolgendo ancora una volta uno sguardo al passato per gettare le basi del futuro del personaggio e What We Become concentra bene la propria attenzione sulla necessità di riflettere sull’importanza di ogni singola scelta presa che ha contribuito, tassello dopo tassello, a costruire proprio ciò che siamo. Non è però possibile non rimanere un po’ delusi per il modo in cui si è seguito il percorso compiuto per arrivare alla temporanea uscita di scena della protagonista dal mondo della serie tratta dai fumetti di Robert Kirkman che avrebbe avuto bisogno di un po’ più di attenzione e tempo per togliere durante la visione la sensazione di essere al cospetto di scelte narrative prese in modo frettoloso e senza troppa cura.