Homeland 8×04 “Chalke One Up”: la recensione

All’ottava e ultima stagione, senza più nulla da dimostrare, e probabilmente senza più frecce al suo arco, Homeland trova ancora il modo di stupire. E non è tanto una sorpresa contenuta nell’intreccio, che anche in questo episodio sembra quasi anticipare i suoi esiti catastrofici, quanto nella capacità di saper ancora elaborare la tensione del racconto. Come la scorsa settimana, quando tutto questo si giocava nel momento molto teso fra Haqqani e suo figlio. Qualcosa che riusciva a colpire lo spettatore e che non riguardava nemmeno uno dei personaggi importanti della serie. Anche in Chalke One Up, ma più in grande, succede questo.

Un senso di fatalismo, di disastro annunciato, accompagna tutta la puntata, che tra le altre cose ha anche il merito di essere più breve del solito. Grazie alla sua brevità – circa quaranta minuti – la vicenda della visita del presidente degli Stati Uniti in Afghanistan è tutta giocata su un’immediatezza, una crescita esponenziale nella corsa degli eventi. Possiamo immaginare come terminerà, ma proprio per questo la tensione rimane forte per tutto il tempo. Il presidente Warner arriva sul posto per celebrare la fragile pace raggiunta grazie a Saul.

Tuttavia, in un clima di festa in cui tutto sembra celebrare il raggiungimento dell’obiettivo, ogni scena è un monito di quel che avverrà. I talebani sono tra le strade, Samira li incontra, gelati sono offerti, selfie sono scattati, e tutto parla di una promessa di pace per quella che viene definita come “la guerra più lunga”. Carrie in tutto questo non è nemmeno protagonista centrale, la sua figura attraversa l’intreccio sostenendo ogni storyline, ma senza soffermarsi troppo su ognuna di queste. C’è un momento importante in cui il presidente si congratula con lei, e un altro in cui la proclamazione della tregua alla base militare ci viene mostrata attraverso uno schermo che Carrie guarda per strada, e ancora il salvataggio di Samira.

Homeland ha l’intuizione giusta di non raccontare il disastro in diretta tv, ma di lasciare che gli schermi si spengano per poi raccontare l’abbattimento dell’elicottero presidenziale. Di lì in avanti scattano le contromisure, e lo scenario attraversa tutte le fasi attese della situazione: la sorpresa, la tristezza, l’incertezza. E lì si arresta, nel momento del climax, quando la situazione sta, letteralmente, precipitando.

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