Homeland 8×08 “Threnody(s)”: la recensione

Il termine Threnody che dà il titolo all’ottavo episodio stagionale di Homeland si riferisce ad un canto funebre. Ma qui viene anche specificato che il canto è al plurale, e così sarà. Tra le altre cose, Homeland è anche una serie che parla di vittime, della guerra, della manipolazione, della politica, e l’episodio mette al centro la morte di due vittime della situazione. Nel fare questo, il maldestro equilibrio internazionale delle scorse puntate crolla del tutto, e il mondo precipita in una spirale di caos ancora maggiore e più belligerante rispetto all’inizio della stagione. Cosa possono fare Saul e Carrie di fronte a tutto questo?

Possono appellarsi alla ragione, cercare di prendere tempo, elaborare tutte le soluzioni possibili, ma questo non è il loro momento, e l’episodio lascerà entrambi sconfitti. Tutto inizia, e finisce, con l’esecuzione di Haqqani e quella di Max. I due personaggi muoiono, lasciando uno strascico di conseguenze che andrà a riempire gli ultimi quattro episodi della serie. L’episodio in particolare si focalizza nei due schieramenti su quelle figure che spargono benzina sul fuoco, peggiorando una situazione già grave. Hayes è un presidente debole e manipolabile, non ha una linea di condotta chiara e si fa facilmente influenzare dagli eventi.

Trova quindi gioco facile John Zabel, suo consigliere ma non certo la voce della ragione. È lui a dire apertamente al presidente di non muoversi per salvare Max, ed è lui a portare alla sua attenzione la rivendicazione degli attacchi da parte del figlio di Haqqani. Da un discorso riflessivo e pacato si passa quindi ad un ultimatum al Pakistan, con il rischio di trasformare la zona di confine in una polveriera, o peggio. Dall’altra parte, il figlio di Haqqani riprende il controllo degli uomini, reclamando un attacco che non ha commesso, ma ottenendo il risultato di riscaldare gli animi. La pace non è più un’opzione.

Nel raccontare di capi deboli e di linee politiche fragili, Homeland torna appunto al discorso delle vittime. Non tanto Haqqani, che però si è sacrificato per i suoi (la doppia fucilazione è un momento forte) quanto Max. Carrie cerca di descriverlo, in poche parole, ma non è semplice. In Max c’è l’ennesimo uomo della sua vita morto indirettamente per azioni legate a lei. Sarebbe ingiusto togliere a Max la sua individualità, dato che è stato lui a prendere le sue scelte, ma Carrie non può fare a meno di sentirsi responsabile. E, ancora una volta, sola.

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