Westworld 3×05 “Genre”: la recensione

La scrittura di Westworld si accorda ad un ritmo che segue più i temi che l’intreccio, più i riferimenti che l’empatia. Non è necessariamente sbagliato, e di sicuro non è una sorpresa alla terza stagione, eppure questo coltissimo gioco di simboli a volte rende difficile elaborare le emozioni. Genre è un manifesto dei contorni freddi e impeccabili dello show: la sequenza che è esercizio di stile, la cover settimanale di Ramin Djawadi, il controllo ammirevole per una produzione immensa. Nei contorni dell’eclisse di Rehoboam esiste un universo di riferimenti ammirevoli alla predizione in salsa fantascientifica, eppure il dilemma rimane radicato in una visione elitaria. Piacevolissimo da elaborare, difficile da amare visceralmente.

Eppure in Person of Interest – che non può essere ignorato se si analizza questa stagione – Jonathan Nolan riusciva ad elaborare la storia del singolo rispetto a temi universali. Era una serie con meno pretese, procedurale quel tanto che basta, che però traeva forza dalla storia del singolo per elaborare settimana dopo settimana il senso della Macchina che “prevedeva il futuro” e di chi combatteva a fianco a essa. Un numero giudicato “irrilevante” dal grande sistema usciva fuori, e una piccola squadra si batteva per trovare giustizia per quella piccola storia. Non perché fosse determinante per il destino dell’umanità, ma perché era giusto farlo, perché la somma dei piccoli gesti può davvero cambiare il mondo.

Westworld elabora i suoi temi con un approccio opposto: è magniloquente, enfatica, universale. È colta, come tutti i suoi personaggi umani e robot; è solenne, come la soundtrack che spazia dalla Cavalcata delle Valchirie alla cover di Space Oddity; è fredda, come lo sguardo di Dolores che massacra senza batter ciglio chiunque le appaia davanti. Accade anche questo in Genre, episodio carico d’azione che di omicidi ne ha parecchi. A volte funziona, a volte meno. Ad esempio nell’idea della droga assunta da Caleb che lo fa passare da un genere di film all’altro, con tanto di filtro nell’immagine e cambio nella colonna sonora, esercizio di stile fine a se stesso.

Intanto in qualche modo Dolores, insieme alle sue copie, dà inizio all’operazione di risveglio dell’umanità. Anche qui tutto molto approfondito e sentito nei temi, un po’ meno nell’elaborazione concreta di quel che accade, dato che bastano pochi minuti dall’uscita dal loop a generare il caos. Westworld, va detto, riconosce la complessità di base della libertà, ne comprende i rischi e la difficoltà nell’affidarsi completamente al buon senso dell’umanità. Anche qui probabilmente generalizza molto atteggiamenti e risposte globali, ma in fondo è anche il tema della stagione.

Più interessante, anche per il lavoro grandioso di Vincent Cassel, è la narrazione in flashback della costruzione di Solomon prima e di Rehoboam dopo. Davvero i punti in comune con Person of Interest non mancano: lo scienziato spezzato nell’animo da un evento catastrofico, che coltiva la solitudine, e intanto ha questo profondo e ideale desiderio di salvare l’umanità anticipandone il percorso. A meno di altre sorprese su Serac, qui l’episodio costruisce una serie di momenti determinanti che puntellano meglio la sua storia e quella del suo dio personale. E qui dà il meglio di sé, fino a farci dubitare davvero della bontà di quel che Dolores sta cercando di fare.

Qui Westworld recupera tutta la grande passione per il proprio racconto e il fulcro di un dubbio morale che dà davvero un forte impulso agli ultimi tre, attesi, episodi.

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Vi ricordiamo che la serie va in onda in contemporanea in Italia dal 16 marzo:

  • In versione originale sottotitolata dalle 2.00 della notte fra domenica 15 e lunedì 16 marzo e poi alle 20.15, su Sky Atlantic e Now TV
  • Dalla settimana successiva in versione originale sottotitolata dalle 3.00 della notte tra domenica e lunedì e poi il lunedì alle 21.15

Tutta la serie è disponibile on demand e in streaming su Now Tv.