Westworld 3×06 “Decoherence”: la recensione

È una coincidenza, ma il simbolo circolare di Rehoboam ricorda il linguaggio degli alieni di Arrival. Nel film di Villeneuve, il cerchio rappresenta la compresenza di passato, presente e futuro, e l’impossibilità di sottrarsi a quel che accadrà. In Westworld il cerchio, che è anche simbolo ricorrente e associato a Serac, rappresenta un futuro lineare perché indirizzato su un percorso che non può mutare. In entrambi i casi, c’è un’idea di predestinazione, di fatalismo applicato all’umanità e ai singoli percorsi. Ma, se Arrival è un racconto di accettazione, Westworld è una storia di ribellione attuata tramite la divergenza. Qualcosa che Decoherence continua a raccontare.

In questo gioco di scrittura che alterna episodi dedicati ad alcuni personaggi a puntate in cui sono altri i protagonisti, stavolta Dolores e Caleb non appaiono. La liberazione o risveglio del mondo è iniziato e mostra le sue “violente conclusioni” in molti casi durante l’episodio, ma il punto di vista più interessante rimane quello di Charlotte/Dolores. La puntata raccoglie gli spunti personali disseminati negli episodi precedenti, e ci racconta di un personaggio che “diverge” da se stesso. Charlotte doveva essere un’emanazione di Dolores, eppure, nel momento in cui è inserita in un ambiente che la ridefinisce come essere, cambia.

Charlotte madre, quindi, che ha una responsabilità che non poteva essere prevista. Sarà anche questo a tradirla, nel momento in cui Serac cerca l’infiltrato all’interno della Incite. È uno spunto interessante che coincide con i momenti migliori del sesto episodio, e che riesce a dare al personaggio un’individualità tutt’altro che scontata. Ma l’azione incombe e, dopo la sua scoperta, Charlotte è costretta a improvvisare per portare a termine la missione. L’azione è fredda e distaccata come al solito, che è dire tanto considerato che qui coinvolge anche un grosso robot corazzato. Ma questo rimane un po’ il limite della stagione: una simbologia ricchissima a fronte di singoli percorsi distaccati.

Eppure le interpretazioni sono eccezionali. Tessa Thompson, ma soprattutto Ed Harris, danno il meglio di loro, soprattutto quest’ultimo, che qui deve interpretare più versioni di se stesso. Ma è anche quella versione di Westworld ridondante, a volte troppo uguale a se stessa, a volte difficile da capire. Come la sinfonia di generi della scorsa settimana, i momenti di confronto di Man in White con se stesso sono indubbiamente curati, ma non aggiungono molto, così come i brevi flash sulla sua infanzia. In ogni caso anche lui torna in gioco grazie al tempestivo arrivo di Bernard e Stubbs.

Affrettato, eppure così carico di eventi, percorsi e personaggi, Westworld riavvolge il nastro più volte, rimette in piedi i suoi personaggi, li uccide e li riavvia. Ancora una sparatoria con robot inarrestabile, ancora un massacro di nazisti, ancora un dialogo con Dolores. Nonostante una indubbia linearità di fondo rispetto alla scorsa stagione, rimane uno show contorto nell’esecuzione, che fatica a dare forza al singolo momento rispetto al grande affresco narrativo, come nel caso di Maeve.

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Vi ricordiamo che la serie va in onda in contemporanea in Italia dal 16 marzo:

  • In versione originale sottotitolata dalle 2.00 della notte fra domenica 15 e lunedì 16 marzo e poi alle 20.15, su Sky Atlantic e Now TV
  • Dalla settimana successiva in versione originale sottotitolata dalle 3.00 della notte tra domenica e lunedì e poi il lunedì alle 21.15

Tutta la serie è disponibile on demand e in streaming su Now Tv.