Westworld 3×07 “Passed Pawn”: la recensione

Westworld è una serie che ha un certo idealismo di fondo. Praticamente si basa solo sulle tematiche che reggono la storia e sul dialogo continuo tra coscienza e responsabilità, tra controllo e libertà individuale. Quel che succede, e il settimo episodio lo conferma, non è poi così importante. Non lo è quantomeno a livello personale, del singolo percorso del personaggio, che è strumento di qualcosa di più grande e ignoto. Ed è un idealismo anche ammirevole nei suoi freddi ingranaggi: una composizione ricercata di continui paragoni tra la macchina e l’uomo, tra il parco e la società, tra l’azienda e il mondo.

Nel penultimo episodio della stagione, quello strumento è Caleb. Lui e Dolores arrivano nel luogo in cui è celato Solomon, “padre” di Rehoboam. Se l’ultima versione della macchina è lo specchio di Serac, questa lo è del fratello schizofrenico. I percorsi infiniti non potevano essere gestiti nella loro complessità dalla prima versione della macchina, che è stata quindi messa a riposo. Qui si trova sia la prigione della macchina sia la struttura dove si è cercata una soluzione al problema di fondo della complessità. Le anomalie globali che assumono una portata molto ampia talvolta coincidono con singoli esseri umani, che vanno ricondizionati. Caleb era uno di questi.

L’episodio poi parla anche di altro. C’è uno scontro abbastanza pretestuoso tra Dolores e Maeve, e il viaggio di William con Stubbs e Bernard, con quest’ultimo ormai relegato a comparsa. Ma il cuore della vicenda è tutto nella storia di Caleb e nei ripetuti flashback che saltano in vari momenti per ricostruire la sua storia. Il tema è interessante? Sì. È avvincente? No. La terza stagione di Westworld ha trovato un modo più che brillante per legare le affinità tra il mondo reale e quello artificioso in una visione che si arricchisce dei temi di entrambe. Una visione distopica che si propone di controllare il mondo al prezzo di un grande sacrificio deve tener conto sia delle anomalie strutturali sia di quelle totalmente imprevedibili.

Watchmen, Le Fondazioni, Minority Report raccontano scenari diversi, ma accomunati da forme di controllo nascoste. Che è divertente far saltare per il puro piacere della storia. L’anomalia è straordinaria per definizione, ma in una storia deve esserci, perché altrimenti diventerebbe monotona. Dolores, e soprattutto Caleb, sono allora funzioni del racconto, ma non sono nient’altro, ed è questo il problema. Westworld non ha protagonisti, ha funzioni del racconto. Come i retroscena su William della scorsa puntata, anche il flashback su Caleb cade come una rivelazione fredda, che non scuote le certezze perché in fondo interviene su un personaggio non così incisivo. La storia ci dice che è speciale, ma lo è davvero?

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Vi ricordiamo che la serie va in onda in contemporanea in Italia dal 16 marzo:

  • In versione originale sottotitolata dalle 2.00 della notte fra domenica 15 e lunedì 16 marzo e poi alle 20.15, su Sky Atlantic e Now TV
  • Dalla settimana successiva in versione originale sottotitolata dalle 3.00 della notte tra domenica e lunedì e poi il lunedì alle 21.15

Tutta la serie è disponibile on demand e in streaming su Now Tv.