Batwoman: la recensione del finale di stagione

Per un episodio che si è trovato a servire da finale di stagione di Batwoman con due puntate di anticipo, O, Mouse! fa davvero un ottimo lavoro nell’adempiere al suo compito e consegnare ai fan della serie il miglior epilogo di stagione possibile, soprattutto perché apre le porte a nuove ed eccitanti possibilità.

LA notizia che, per ovvie ragioni, domina il nostro immaginario in un episodio ricco di colpi di scena, scaturisce sicuramente dagli ultimi minuti della puntata, in cui Alice è protagonista probabilmente di uno dei momenti più rivelatori per quanto riguarda la natura di questo complesso personaggio che, dopo qualche iniziale perplessità, e grazie all’interpretazione di Rachel Skarsten ha acquisito con il tempo maggiore spessore e si è fatto sempre più interessante, riuscendo persino nella difficile impresa di farci provare a volte dell’autentica pena per la sua situazione, nonostante il suo evidente squilibrio.

La dipendenza emotiva di Beth da Kate è stato uno dei temi portanti di questa stagione, un legame forte, eppure distorto, che riflette molto da vicino quello tra Mouse ed Alice.
Era già da qualche tempo, più precisamente dal momento in cui suo padre è stato ucciso da Batwoman, che il fratello acquisito di Alice avrebbe desiderato prendere il largo e lasciarsi alle spalle Gotham e tutti i traumi ad essa collegati, ma sua sorella non è mai stata del suo stesso parere, rifiutandosi di tagliare quel cordone ombelicale che la tiene legata alla sua famiglia, per un distorto affetto o per desiderio di vendetta. Lasciare andare ciò che conta per lei è quindi un evidente ostacolo psicologico per Alice che, in una delle scene più emotivamente coinvolgenti del finale, prepara letteralmente una cerimonia per salutare Mouse, che ha ormai deciso di andarsene da solo, e che macabramente si trasforma invece nel suo addio al fratello, che avvelenerà, uccidendolo.

Come non accennare poi alla trasformazione finale di Tommy Elliot in Bruce Wayne (Warren Christie) con Alice che letteralmente rimpiazza il suo volto con quello del cugino, al solo fine di farlo infiltrare nelle fila del Team Kate per appropriarsi della kryptonite in suo possesso, l’unico materiale in grado di trapassare la corazza di Batwoman ed ucciderla? Le potenzialità di questo inaspettato colpo di scena finale sono davvero molte: oltre a regalarci il vero volto del Batman dell’Arrowverse, O Mouse! apre infatti le porte alla possibilità (remota, lo ammettiamo, ma meno di quanto non lo fosse qualche tempo fa) di vedere il vero Bruce nella serie, magari proprio trascinato fuori dal suo misterioso nascondiglio da qualcuno che ha preso le sue sembianze.
Per quanto concerne Alice e questo suo folle piano decisamente fumettistico in quanto a realismo, quello che la rende davvero interessante e che cammina di pari passo con queste sue trovate eccessive e completamente folli, è il coraggio degli autori di farle compiere gesti estremi ed inaspettati come uccidere Mouse, che ci permettono di fare una più approfondita introspezione nella sua psiche, quella di una persona danneggiata da anni di abusi e violenze e che soffre di un trauma dell’abbandono portato ad un tale estremo, da farle scegliere di uccidere una delle poche persone che ami veramente, piuttosto di non separarsene.

Un altro importante tema di questo finale, introdotto invece dal cattivo di puntata Titan, è quello particolarmente intrigante dei limiti di Batwoman come combattente. Per quanto Kate si sia infatti sottoposta ad estenuanti allenamenti che l’hanno resa una guerriera difficile da sconfiggere, quando posta di fronte alla forza bruta di un uomo che ha perso persino l’abilità di provare dolore, non può fare molto e per fermare un uomo che sta mettendo a repentaglio la vita di tante persone, si vede costretta a stringere un patto di non belligeranza con suo padre. La fragilità fisica di Kate, che da sola non riesce ad affrontare un avversario che la surclassa fisicamente, si trasforma così anche in fragilità emotiva, nell’illudersi davvero che suo padre possa accettare di firmare una temporanea tregua con colei che ha pubblicamente dichiarato di voler uccidere ad ogni costo e nel rimanere poi ferita dal suo tradimento.

Come accennato nella recensione dello scorso episodio, continuiamo a pensare che l’odio che Jacob Kane riversa su Batwoman appaia troppo repentino e non del tutto giustificato, ma questo vuoto logico viene in parte messo in ombra da altri argomenti più forti, come l’ipocrisia su cui si basano le convinzioni del padre di Kate che, a capo di un gruppo di mercenari, non certo quindi come integerrimo membro delle forze dell’ordine di una città, riversa sulla vigilante tutto l’odio che prova, perché fa qualcosa che lui stesso fa con i Crows: protegge Gotham senza un ruolo istituzionale, con la differenza che Kate non mostra apertamente la propria identità. Nella scena all’interno dello stadio, ogni pallottola che Jacob spara contro la figlia, pesa davvero come un macigno e rende il distacco tra i due pensosamente evidente. Sarà interessante, nella 2^ stagione, vedere quindi come gli autori giocheranno con le difficoltà che Kate presumibilmente avrà a mantenere il rapporto con il padre, sapendo cosa sia disposto a fare per eliminare Batwoman.

Se la reazione di Jacob aumenterà quindi la risoluzione di Kate a voler tenere segreta la propria identità, quanto accade serve anche a rendere invece ancora più saldo il rapporto tra Luke, Mary e Kate ai quali, quest’ultima,  dopo che Luke riuscirà a distruggere la kryptonite in suo possesso pensando così di salvare la vita di Batwoman dai segreti nascosti nel diario di suo padre, rivelerà loro di avere un altro campione del meteorite e di volerlo conservare fino a che non sarà in grado di parlare della sua eventuale distruzione con Supergirl, della quale naturalmente non rivelerà la vera identità ai suoi compagni.

Fumettologia!

Un giornalista di Channel 8, accennando allo scontro Crows/Batwoman dice: “Non ricordavo certi livelli di tensione dai tempi del Commissario Loeb e Batman“.

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