Homeland 8×10 “Designated Driver”: la recensione

Il miglior traguardo raggiunto dall’ultima stagione di Homeland è quello di aver concentrato tutte le ultime energie sul racconto di una storia serrata. Non era scontato. Poteva essere una stagione inutile, gravemente incentrata sull’elaborazione personale di Carrie di quel che aveva fatto, magari con qualche trama internazionale scollegata in sottofondo. Invece lo show gioca il tutto per tutto, scatena la peggiore crisi internazionale della serie, esagera molto. Perde in verosimiglianza, ma è un prezzo che si paga volentieri di fronte a ore serrate come quelle di Designated Driver.

E questa è davvero l’ora peggiore. Per i protagonisti e per il loro mondo. Tutti i percorsi delle persone che a vario titolo cercano di contenere la crisi si incrociano in qualche modo in tunnel dal quale sarà difficile uscire. Non c’è speranza in quest’ora di tensione che culmina in un’esplosione, solo tentativi a vuoto, nuovi percorsi che non danno i risultati sperati e tanta frustrazione. Carrie conferma le cause dell’incidente che è costato la vita ai due presidenti, spiega tutto a Saul che parla con un suo contatto in Russia, ma nulla di tutto questo servirà. I russi hanno la scatola nera, ma non ci tengono a consegnarla.

Il prezzo è quello di conoscere il nome della talpa di Saul al Cremlino. Un prezzo che Saul non pagherebbe mai, quindi è inutile chiederlo a lui, ma che forse Carrie potrebbe accettare. La protagonista si fa arrestare e viene portata fuori dal paese, anche se – in una delle rare intuizioni giuste di Jenna – questo potrebbe essere ciò che vuole. Ma il volo di Carrie si incrocia in un montaggio serrato con un nuovo evento carico di tensione. Jalal obbliga Balach a uccidersi per salvare la propria famiglia. L’esplosione che non vediamo uccide il gruppo delle forze speciali che il Pakistan stava rilasciando per allentare la tensione.

C’è un sentimento di disperazione silenziosa che corre lungo tutto l’episodio, forse lungo tutta la stagione, che potrebbe essere la più pessimista di sempre. Quello che era iniziato come un atto di diplomazia che doveva sancire una tregua epocale, è stato macchiato dal caso, da un incidente sfortunatissimo. Qualcosa che si è unito all’incompetenza delle alte sfere, che non hanno saputo reagire. Rimane davvero poco tempo per cambiare rotta prima che il disastro sia completo.

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