Supergirl 5×17 “Deus Lex Machina”: la recensione

Il 17° episodio della 5^ stagione è quello del ritorno di Supergirl dopo più di un mese di stop forzato a causa della pandemia, che ha ovviamente colpito anche tutti i set cinematografici e televisivi, bloccando improvvisamente le produzioni, ma segna anche il debutto alla regia di Melissa Benoist. Anche se sta diventando quasi una consuetudine vedere attori che recitano in uno show, cimentarsi con la regia, bisogna riconoscere che, per diversi motivi, alla protagonista della serie non è sicuramente stata data una puntata facile da gestire.

Deus Lex Machina, come rivela d’altronde il titolo stesso, ha il difficile compito di ricostruire la storia di Lex Luthor (Jon Cryer) dalla Crisi sulle Terre Infinite a oggi, cucendo assieme una lunga serie di sotto-trame che si sono spesso svolte all’insaputa degli spettatori e che hanno fatto di lui, come già in parte avvenuto nella scorsa stagione, la “causa di tutti i mali“, il vero nemico da sconfiggere, nonché la mente a cui si attribuiscono molti degli eventi accaduti in questa stagione. Nel complesso, quindi, con una Benoist che assolve più che degnamente il suo ruolo, i difetti riscontrati in questa puntata sono più che altro attribuibili al fatto che gli autori diano per scontato che il pubblico ricordi una lunga serie di dettagli che concernono Lex e che sono certamente necessari per rendere ancora più esplosiva la rivelazione del suo ruolo e delle sue vere intenzioni in questa stagione.

Più che il personaggio stesso, potremmo in un certo senso dire che protagonista indiscusso di questo episodio sia infatti l’ego di Lex Luthor, mosso dal suo insaziabile desiderio di essere visto come un simbolo di salvezza (non a caso, proprio come il suo più acerrimo nemico) e di essere amato dalle persone a cui lui tiene (in questo caso quindi la sua famiglia), anche se questo significa che ciò avvenga a discapito della loro volontà e prediligendo quindi la manipolazione all’amore.

Jon Cryer, non è la prima volta che lo diciamo, è certamente una delle acquisizioni migliori che la serie abbia fatto negli anni e la sua versione dell’iconico antagonista di Superman ci ha regalato alcuni dei migliori momenti di Supergirl, ma il rischio che gli autori stanno correndo, è chiaramente quello del déjà vu. Come nella scorsa stagione furono infatti rivelate le macchinazioni di Lex dietro l’esistenza stessa di Red Daughter, in questa puntata e più in larga scala, viene svelato come Lex Luthor non si sia solo limitato a programmare la sua gloriosa risurrezione dalla ceneri della Crisi, ma abbia anche fatto in modo di manipolare tutto e tutti al solo ed unico scopo di sfogare il suo odio contro i kryptoniani ed al fine di cancellarli dall’esistenza. Tutto ciò, pur essendo per lo più un colpo di scena soddisfacente, avviene però a discapito di due importanti storyline che dimostrano, ancora una volta, tutta la loro debolezza: quelle legate a Leviathan e ai rischi di un uso improprio della tecnologia, che diventa in questo caso solo un mero strumento nelle mani di Lex per raggiungere uno specifico scopo.

Leviathan, a dirla tutta, non è mai risultata quell’organizzazione segreta e mortalmente pericolosa che gli autori hanno sempre cercato di presentarci ed anche in questo caso dimostra come facilmente sia manipolabile, allo stesso modo anche il ruolo della Obsidian Tech continua ad essere piuttosto nebuloso e non facile da inserire nel contesto della trama orizzontale della stagione.

Allo stesso modo il ruolo di Lena e la facilità con cui Lex riesce ad usarla per i suoi scopi, nel suo distorto tentativo di conquistarne la fiducia ed al fine di renderla parte del suo piano di una famiglia Luthor a capo del mondo, finisce per deresponsabilizzarla, persino da quelle che le avevamo attribuito come decisioni malvagie. C’è un momento, nell’episodio, quando Lena porge le proprie condoglianze a Kara, in cui per un attimo le due tornano quasi ad essere le amiche di una volta, scena che viene tuttavia surclassata da quella successiva in cui la sorella di Lex, nella Fortezza della Solitudine, accusa nuovamente Supergirl di essere un’ipocrita perché decide di usare quello stesso Myriad che le aveva detto essere troppo pericoloso per essere nelle mani di una sola persona. E non importa, ovviamente, che Kara lo stia facendo per salvare tutte quelle persone disperse in quella sorta di incubo/coma causato dall’uso delle lenti della Obsidian. Il loro ennesimo litigio, anche in questo caso, diventa un altro scomodo déjà vu aggravato dal fatto che Lena sia stata in questo caso manipolata dal fratello non solo per allontanarla da Kara, ma anche per individuare l’ubicazione del rifugio di Supergirl.

Sebbene una parte della trama di questo episodio, pur affidata a uno dei migliori personaggi della serie, non ci convinca quindi del tutto, è forse nei dettagli che la puntata risulta più godibile, come nel modo in cui fa ritornare in gioco il personaggio di Eve Teschmacher post-Crisi, usata da Lex per uccidere il padre di Alex e Kara, Jeremiah, quando questo le fa credere che l’uomo sia il responsabile della morte del suo stesso padre e, di conseguenza, nella rivelazione sulla verità dietro alla morte di Jeremiah che, al tempo, quando era stata annunciata ci era sembrata essere stata trattata con eccessiva superficialità.

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Il 18° e penultimo episodio della 5^ stagione di Supergirl, intitolato The Missing Link, andrà in onda negli Stati Uniti domenica 10 maggio, per altre curiosità sulla serie, attualmente in onda in Italia su Prime Action, canale 125 di Sky, non perdetevi la nostra pagina speciale DC Superheroes!