Upload (prima stagione): la recensione

Probabilmente The Good Place ha detto tutto quello che c’era da dire su una versione aziendalista del dopo vita. Non è l’unica serie che si è confrontata con la morte e l’idea di paradiso negli ultimi anni, ma è senza dubbio quella che è riuscita a trovare il connubio migliore tra umorismo e serietà, tra satira e spiritualità. Upload soffre quel confronto, soprattutto nella misura in cui non riesce a trovare un equilibrio fra i vari toni della narrazione. Risultato della nuova serie Amazon è un progetto troppo sbilanciato ora sul versante della satira sociale, ora su quello del dramma.

La storia si svolge in un futuro non troppo lontano in cui una compagnia permette di uploadare la propria coscienza al momento della morte. La coscienza degli utenti sopravvive quindi alla fine del corpo, e trova una nuova casa in un luogo da sogno. Certo, molto dipende dalla disponibilità economica di ognuno. Ad esempio, il protagonista Nathan muore ad appena 27 anni in un incidente stradale. La morte era l’ultimo dei suoi pensieri, ma la sua facoltosa fidanzata Ingrid gli trova un posto nel più lussuoso di questi paradisi. Qui Nathan inizia a familiarizzare con l’ambiente e fa amicizia con il suo “angelo” personale, di nome Nora.

Alle spalle della serie c’è il veterano Greg Daniels, che aveva lavorato con Michael Shur (futuro creatore di The Good Place) in Parks and Recreation. L’idea alla base di Upload è stimolante e offre molti spunti. Il pacchetto da acquistare per dopo la morte funziona come un abbonamento a internet. Chi può permettersi di più non ha problemi a ottenere ampi spazi in cui muoversi, assistenza clienti e tutti i benefit possibili. Chi non può aspirare a tanto, e sono molti, deve accontentarsi di un pacchetto da 2 giga, che vanno via in fretta e corrispondono ad una stanza che somiglia a una prigione.

Il messaggio di fondo è chiaro, ma l’esecuzione non è coerente fino in fondo. Mettendo da parte The Good Place, ad esempio Miracle Workers ragiona su dinamiche simili, il paradiso come azienda, ma lo fa in modo più immediato. L’episodio San Junipero di Black Mirror aveva un approccio completamente diverso, ma coerente. Upload è un insieme di tanti spunti combinati insieme. Vuole essere politicamente scorretto, e mostra scene di violenza; vuole essere romantico, e insiste sul racconto del rapporto tra Nathan e Nora; vuole raccontare una grande metafora da non prendere troppo sul serio, però elaborata spesso in modo drammatico; contiene addirittura una sottotrama thriller sulla verità dietro la morte di Nathan.

Ma l’integrazione tra tutte queste componenti è complessa e non del tutto riuscita. Nora è un bel personaggio, ben interpretato, e Andy Allo le dona vari spunti di piacevolezza. Robbie Amell non riesce a fare altrettanto col suo Nathan. La serie in modo intelligente basa parte del suo personaggio sul fatto che è di bell’aspetto, ma poi non costruisce altri spunti per empatizzare. Episodio dopo episodio, Upload finisce per somigliare a Downsizing: una premessa molto intrigante basata su una nuova vita, raccontata senza una direzione precisa.

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