Agents of SHIELD 7×04 “Out of the Past”: la recensione

La trama non è importante e questo episodio praticamente è solo un esercizio di stile, ma finché Agents of SHIELD rimane così divertente da seguire va bene. Seconda tappa negli anni ’50 nell’episodio Out of the Past e, relegata la parte sci-fi alla scorsa settimana, questa si concentra sull’omaggio al genere noir. Per nulla velato, anzi. Fin dalle prime immagini si riprende Viale del tramonto con il cadavere in piscina, e poi c’è il monologo interiore di Coulson, il logo della serie, le inquadrature particolari. Insomma, è un gioco con lo spettatore che dura quaranta minuti. Ma è un bel gioco, e soprattutto Agents of SHIELD rispetta le regole.

La trama è davvero una scusa. C’è uno strumento che Sousa deve consegnare a Howard Stark, e si tratta della missione in cui, obbligatoriamente, perderà la vita. Obbligatoriamente perché in questa versione dei viaggi nel tempo il passato non può essere cambiato, almeno in attesa di eventuali trucchi della serie. Ma per adesso lo show si mantiene fedele alle regole che si è dato. Saltiamo direttamente al finale di puntata e scopriamo infatti che le cose sono “sempre” andate in modo diverso rispetto a quanto raccontato. Sousa non è morto, il team ha finto la sua morte e lo ha portato con sé nel futuro. È una bella idea, che non intacca la coerenza della storia e ci permette di rimanere ancora un po’ con il personaggio.

Molti dei momenti migliori provengono infatti dagli scambi di Sousa con il resto del team, con il quale ha da subito una bella intesa. Buon per lui, che sicuramente se la cava meglio di Enoch, che fa molto ridere quando risponde al telefono, ma è costretto ad ammettere di essere da solo, soprattutto perché Fitz ancora non si vede. Il resto dell’episodio è davvero solo una scusa, in una stagione che fino ad ora non ha presentato una trama forte. A questo proposito però c’è il ritorno di Wellick padre, che riconosce Deke e lo lascia andare, ma che probabilmente rivedremo in futuro.

Nel frattempo, scopriamo anche qualcosa su May, che è diventata ipersensibile alle emozioni altrui. Silenziosamente, questa è una stagione che mette molti personaggi di fronte alla necessità di affrontare una nuova condizione: Elena, Simmons e i suoi segreti, lo stesso Coulson in versione LMD ovviamente. Il team quindi si affida alla radio per scoprire in che anno si trova (che probabilmente è il metodo peggiore, ma fa parte del pacchetto) e scopre di essere negli anni ’70. Quindi un altro salto di venti anni per la squadra che si avvicina sempre più al presente.

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