Doom Patrol: la recensione dei primi 3 episodi della 2^ stagione

Doom Patrol, creata da Jeremy Carver e Greg Berlanti ed ispirata ai personaggi dell’omonimo fumetto della DC Comics, è stata una delle serie di maggior successo lanciate lo scorso anno ed è riuscita in poco tempo, grazie ai suoi stravaganti e profondi protagonisti, a guadagnare il favore di pubblico e critica, diventando una delle più attese in questa stagione televisiva fortemente influenzata dalla pandemia.

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Il primo episodio, Fun Size Patrol, riprende qualche settimana dopo il finale della prima stagione, rendendo piuttosto difficile, per chi non avesse visto gli episodi dello scorso anno o quanto meno il finale, riuscire a comprendere fino in fondo quali siano le ragioni per cui i vari protagonisti si trovino dove sono e perché siano tutti così tremendamente tristi. Chief, Cliff, Jane, Vic e Rita – ancora rimpiccioliti dopo gli eventi dello scorso anno – vivono infatti nella pista di automobiline nella camera di Cliff , alias Robotman (Brendan Fraser), amorevolmente accuditi da Larry Trainor (Matt Bomer), che prepara per loro adorabili colazioni costituite da minuscoli pancake, mentre cerca di seguire le formule suggerite dal dottor Caulder (Timothy Dalton) e preparare un antidoto che possa farli tornare tutti alle loro normali dimensioni.


Immagini © Warner Bros. Entertainment

Fin da subito, tuttavia, è evidente come, di quel team creato controvoglia e con grande fatica lo scorso anno, sia rimasto quasi solo un lontano ricordo, a causa del tradimento dell’uomo che aveva accolto i membri della Doom Patrol sotto il suo tetto. L’aver scoperto che il dottor Caulder è la vera causa della loro condizione, ha creato infatti una spaccatura difficile da sanare e provocato un dolore che nessuno intende minimizzare. L’esuberante Cliff è probabilmente il più colpito da questa triste verità, incapace di perdonare all’uomo a cui credeva di dovere la vita, la colpa di averlo separato dalla sua famiglia, impossibilitato a godere per sempre del conforto dato dal calore umano di un abbraccio. Ed il fatto che Niles abbia fatto ciò che ha fatto per proteggere la sua stessa figlia, non è mai motivo di consolazione per nessuno, né il personaggio stesso cerca di giustificare o sdrammatizzare la gravità delle proprie colpe.

Mentre, quindi, tra una parolaccia e l’altra, Cliff si fa vincere dalla rabbia, rischiando persino di mettere per sempre a repentaglio il rapporto con la figlia, sulla soglia della quale decide impulsivamente di presentarsi, annunciandole di essere suo padre, Jane (Diane Guerrero) si lascia andare sempre più alla deriva, cercando rifugio nella droga e provocando persino tra tutte le sue 64 diverse personalità, un moto di ribellione, perché torni ad essere quella che è sempre stata. Vic Stone (Joivan Wade), alias Cyborg, è caduto invece in una forte depressione e continua a vivere come un incubo il suo passato ed il suo conflittuale rapporto con il padre, mentre Larry rimpiange il suo passato ed il suo fallimento come marito e come padre, soprattutto quando viene raggiunto dalla notizia che uno dei suoi figli è morto suicida. Rita Farr (April Bowlby), colei che era nata probabilmente come uno dei personaggi più vanesi ed egoisti del gruppo, è invece l’unico e vero collante rimasto e non solo tenta in tutti i modi di aiutare i suoi compagni, ma cerca anche caparbiamente di migliorare se stessa, imparando a dominare i propri poteri.

Per l’inizio del secondo episodio, Tyme Patrol, la Doom Patrol sarà tornata a grandezza naturale, ma ad un prezzo molto alto. Rendendosi infatti conto di dover rimediare a ciò che ha fatto e far tornare il team alle sue normali dimensioni, Niles evoca Willoughby Kipling (Mark Sheppard) per invocare il suo aiuto e, dandogli in cambio il dipinto che tiene prigionieri Mr Nobody e Beard Hunter, oltre alla collanina che tiene intorno al collo e che lo rende immortale, riesce a far tornare la Doom Patrol come era prima, disfacendo in un certo senso tutto il lavoro che avava compiuto fino a quel momento.

Uno degli elementi centrali di questa nuova stagione è infatti l’entrata in scena della piccola Dorothy (Abigail Shapiro), la figlia di Niles, nonché colei per salvare la quale il dottore ha fatto quei terribili esperimenti sui membri del team in cerca dell’immortalità. Dorothy è infatti depositaria di un grande e distruttivo potere e l’unico desiderio del padre è sempre stato quello di poter vivere almeno un giorno più di lei, per continuare a prendersene cura, impedendo che nuoca ad altri. Rinunciare a ciò che lo tiene in vita è quindi un grande sacrificio, ma anche un attestato di stima nei confronti della Doom Patrol, che Niles vorrebbe continuasse a prendersi cura della figlia, quando lui cadrà inevitabilmente morto. Uno dei temi centrali della stagione, così, va lentamente delineandosi nel difficile rapporto tra genitori e figli, mentre non solo il dottor Caulder rinuncia a ciò che di più caro abbia, affidandosi ad un gruppo di persone che ancora lo odiano per le sue azioni, ma anche i membri della Doom Patrol cercano di fare ordine nelle proprie vite.

Rispetto allo scorso anno – soprattutto come dimostrato nell’ultimo dei tre episodi andati in onda, Pain Patrol – la serie sembra aver acquistato un tono più triste e cupo, in buona parte dovuto anche alla perdita del personaggio interpretato dal brillante Alan Tudyk, l’inimitabile cattivo della scorsa stagione, che viene qui sostituito da antagonisti di puntata che non riescono a raggiungere gli stessi livelli di eccentricità di Mr. Nobody. Una parte dello sfolgorio della serie è preservato da scene come quella della discoteca/pista di pattinaggio in cui avviene per esempio lo scontro con “il terrificante Dotto Tyme“, ma – almeno per ora – il senso di amarezza e sconforto dei protagonisti prevale, fino a culminare nell’apparente morte di Danny the Street, trasformato dallo scorso anno in un mattone ed apparentemente ed irrimediabilmente spezzato per la fine dell’ultimo dei tre episodi andati in onda fino ad ora.

Resta tuttavia invariata la magia creata da personaggi che non hanno perso un’oncia del loro fascino e che ci accompagnerà fino alla fine di questa breve corsa, la seconda stagione, infatti, sarà composta da soli 9 episodi.

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La 2^ stagione di Doom Patrol va in onda negli Stati Uniti ogni giovedì su HBO Max e DC Universe.