Warrior Nun (prima stagione): la recensione

L’unica pretesa possibile da una serie in cui un ordine di suore ammazza i demoni è che sia divertente, ma purtroppo Warrior Nun non lo è. Per dieci episodi, la trama della nuova serie Netflix scorre a fatica, trascinata da una seriosità autoimposta, incerta su quel che vorrebbe raccontare. Debole nella scrittura, superficiale nella messa in scena, la serie si affida alla sorprendente ed energetica presenza della protagonista Alba Baptista. Ma non è abbastanza per garantire allo show quella forza propulsiva di cui avrebbe avuto bisogno.

La serie è ispirata ad un fumetto degli anni ’90 che, come da titolo, racconta di un gruppo di suore guerriere che combattono contro le forze degli inferi. Nulla di troppo diverso da quel che vedremo nello show Netflix, se non fosse che la trama si perde in varie parentesi che stridono l’una con l’altra. La protagonista della serie, Ava, torna alla vita dopo che un misterioso artefatto le viene inserito nel corpo. Da quel momento diventa, non per scelta, la presunta leader sul campo di un gruppo di suore che lottano contro i demoni. Da questo punto di vista Warrior Nun non si risparmia nulla del classico percorso dell’eroe per caso: la scoperta di un mondo nascosto, le iniziali diffidenze, i dubbi su di sé, le nuove amicizie.

Ma il percorso è anche stranamente raccontato in modo dimesso e serioso, come se ci fosse una reale gravità da scoprire in questa battaglia. Gravità anche ricercata, va detto, almeno tramite la presenza di una sottotrama in cui una scienziata cerca di creare un passaggio con l’aldilà per poter rimanere in contatto con il figlio morente. È un tentativo lodevole, e la serie ha il merito di crederci davvero tanto, ma non si adatta comunque a tutto il resto. Warrior Nun, che fin dal titolo chiederebbe per sé una leggerezza totale e la possibilità di lasciarsi andare al puro intrattenimento, soffre tanto questi momenti e sembra non respirare mai.

Li soffre perché lo show, una volta stabilita in fretta la premessa, non ha una direzione chiara. C’è molto teen drama soprattutto all’inizio, con Ava lasciata libera di muoversi come meglio crede, ma anche caratterizzazioni incerte, intermezzi action o demoniaci troppo brevi e che non riescono mai a risaltare visivamente. Si poteva giocare sulla bizzarria ricercata di questo mondo, premere il pedale dell’assurdità, dei rituali, delle coreografie di combattimento, delle armi.

Nel rifiutare del tutto una coolness alla quale la trama chiederebbe di appoggiarsi, quel che avremo invece sono generici demoni mostruosi e spade blu, e in quantità nettamente minore a quanto era lecito attendersi. Peraltro la serie ha il demerito di concludere la stagione in modo talmente brusco che sarà difficile non pensare che siano stati tagliati gli ultimi cinque minuti.

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