Kidding – Il fantastico mondo di Mr Pickles 2×01 e 2×02, dal 31 agosto su Sky Atlantic e Now TV: la recensione

Passata la prima stagione l’attacco della seconda sembra promettere un altro mondo.

Se la prima ha raccontato il crollo di mr. Pickles, ovvero Jeff Piccirillo, entertainer della tv per ragazzi, adorato da chiunque, considerato dalle figure più insospettabili un mito per quel che ha significato nella loro infanzia, ora Jeff da mite e pacifico catalizzatore dei mali altrui, da incredibile divulgatore per l’infanzia di sentimenti complessi, sembra aver assunto altre caratteristiche. Lungo la prima stagione è crollato assieme al suo matrimonio e dopo la morte di uno dei suoi figli. Tutto è andata a scatafascio mentre suo padre, che è anche il produttore dello show, cercava di mantenere vivo il secondo a discapito della sanità mentale del figlio.

Così all’apertura della seconda stagione Kidding si presenta in una nuova veste. Non c’è Michel Gondry ad accoglierci (arriverà dopo) e la regia sembra proprio un’altra, con altri tempi e altri ritmi. Come se si fosse accodata agli stilemi della serialità televisiva di successo, Kidding apre con due episodi rapidi e pieni d’azione, con svolte improvvise e nei quali succede molto più di quel che abbiamo visto succedere di solito nelle puntate della prima stagione. Ci sono ospedalizzazioni, montaggi alternati con il passato, considerazioni di padri e figli e poi ancora un mondo di sogno (quello del programma di mr. Pickles) e risoluzioni drastiche.

Anche Jeff si presenta diverso. Vero che la serie l’aveva lasciato in un momento di profonda revisione di sé, ma l’impressione molto forte è che questa revisione sia avvenuta anche da parte della produzione tra una stagione e l’altra. Jeff è sempre più simile ad un antieroe da serie tv, quel tipo di personaggi protagonisti che hanno fatto la fortuna delle serie tv di maggiore successo degli anni ‘00 e ’10. Da che era il contrario, ovvero una persona che lottava per non compiere azioni che la maggior parte di noi considererebbe non così gravi, adesso nelle prime due puntate non solo va molto più in là, facendo qualcosa di decisamente grave, ma compie proprio un nuovo viaggio.

In una sorta di nuovo inizio, probabilmente finalizzato a rialzare gli ascolti di una serie che non andava benissimo (spoiler: non ha funzionato, è stata cancellata), Jeff tramite un trauma e poi un’operazione chirurgica passa attraverso un altro mondo metaforico per uscirne diverso. Così diverso che dalle prime immagini degli episodi successivi sappiamo che si taglierà anche i capelli, il suo tratto più distintivo e la maniera più semplice per comunicare allo spettatore che il personaggio è “cambiato”. Ma intanto viaggiamo con lui tra ricordi e complessi, tra insicurezze e le diverse spinte che coesistono fino a che non matura una nuova consapevolezza che annuncia proprio alla fine della seconda puntata.

Jim Carrey è malleabile a sufficienza e bravissimo a compiere questa mutazione senza stravolgere in nessuna maniera il suo Jeff. L’impressione è sempre che sia una legittima evoluzione, che non sia cambiato niente ma che gli eventi stiano prendendo il sopravvento e la situazione stia precipitando. In realtà è cambiato tutto. Lo vediamo da come sono trattati i rapporti, dalla sbrigativa cattiveria che prende il posto della sottile manipolazione della quale ogni personaggio si faceva portatore nella prima stagione.

Kidding sembra aver messo le carte in tavola per diventare House Of Cards, Il trono di spade o Gomorra, cioè quel tipo di serie in cui alcuni attori sono in gioco per la conquista di un potere. C’era anche nella prima stagione questo, era cioè la trama che vedeva il padre-produttore in cerca di una maniera di controllare lo show anche senza il figlio, diventato troppo instabile per essere quell’ancora di salvezza dei sentimenti infantili che è sempre stato, e lui, Jeff, intento a mantenere non solo il controllo del programma ma ad inserire in esso anche discorsi più duri e difficili sulla morte, il lutto e i sentimenti peggiori che vanno comunque affrontati. Non proprio la strategia che piace ai network. Quello era però lo sfondo, una battaglia secondaria che impegnava i personaggi intenti in realtà a raccogliere pezzi di sé in giro.

Se queste due puntate iniziali sono indizio di qualcosa invece, lo sono di un cambio al vertice, cioè del tentativo di mettere un intreccio molto più forte al centro di tutto, dare obiettivi chiari e materiali ai personaggi (per l’appunto il controllo) e far ballare intorno a questa storia tutto il resto. Come fanno le altre serie del resto.

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