Perry Mason: (prima stagione): la recensione

La storia di origine del reboot della HBO di Perry Mason, il famoso avvocato difensore interpretato da Raymond Burr che per 9 stagioni, a partire dal 1957, fece confessare sul banco dei testimoni una lunga sfilza di criminali, è interessante quanto la sua esecuzione sul piccolo schermo. Cominciò circa 10 anni fa, quando Robert Downey Jr. si aggiudicò i diritti del personaggio con l’intenzione di fare un film in collaborazione con la Warner Bros. Qualche anno dopo i progetti cambiarono e dal film si passò all’idea di produrre una serie TV con la HBO, con Nic Pizzolatto (True Detective) come showrunner e Robert Downey Jr. nel ruolo del protagonista.

Dopo il forfait di Pizzolatto, anche l’ex Iron Man rinunciò al ruolo, che passò a Matthew Rhys, con Downey che figura oggi come produttore esecutivo di una serie che è stata recentemente trasmessa negli Stati Uniti dalla HBO con un grande successo di pubblico e critica e che arriva in Italia grazie a Sky.

Perry Mason è un’intensa miniserie in 8 episodi, affidata alla guida degli showrunner Rolin Jones e Ron Fitzgerald e diretta da Tim Van Patten (Boardwalk Empire) e Deniz Gamze Erguven (Mustang) che non ha molto dei racconti di Erle Stanley Gardner che avevano ispirato la precedente serie televisiva. Ambientato nel 1931 in una corrotta e decadente Los Angeles in piena depressione, questo show crea infatti una storia d’origine per un personaggio a cui né la letteratura né la storia delle televisione si erano mai preoccupate di dare un vero e proprio background.

Per chi ricorda la precedente trasposizione televisiva di Perry Mason, questa versione della HBO apparirà come un interessante esercizio di stile, perché gioca ad essere quasi diametralmente opposta a ciò che ci si sarebbe aspettati dallo show. In un’era in cui si facevano solo dei tentativi di serialità, il personaggio interpretato da Burr era infatti un uomo che macinava caso dopo caso, ma del quale, da spettatori, non sapevamo quasi nulla. Una rappresentazione di un personaggio che rasentava quasi la perfezione e che non falliva mai, in una raffigurazione probabilmente della personalità umana.

Il Perry Mason interpretato magistralmente da Rhys è invece il suo contrario e non è nemmeno un avvocato difensore quando, per la prima volta, lo incontriamo nella serie, e non lo diventerà se non alla fine della stagione. Veterano della I Guerra Mondiale, Perry è infatti un investigatore privato pieno di debiti, particolarmente affezionato alla bottiglia, a volte volgare e spesso inopportuno, con un matrimonio fallito alle spalle, un figlio che non vede da troppo tempo ed un evidente caso di quello che oggi sarebbe stato diagnosticato come un disturbo post traumatico da stress, causato dai traumi vissuti in guerra, se solo a quei tempi ci si fosse dati la pena di occuparsi del benessere psicologico di chi serviva sotto le armi.

Ciò che salta agli occhi di questo personaggio è che fa un lavoro che non ama, che lo rende molto triste, che lo obbliga a vedere cose che vorrebbe poter dimenticare (e che, come da tradizione, la HBO ci mostrerà in tutta la sua crudezza) e che vorrebbe essere diverso da ciò che è, risorgendo metaforicamente dalle ceneri della sua vita per diventare un uomo più rispettabile, meno solo e che agisce in nome di autentici ideali e non semplicemente per sbarcare il lunario. A dargli l’opportunità di una vita giungeranno il suo mentore ed amico di famiglia, l’avvocato difensore Elias Birchard “E.B.” Jonathan, interpretato da John Lithgow, e la sua assistente Della Street (Juliet Rylance) che lo assumeranno per occuparsi del rapimento di un neonato, tragicamente conclusosi con la sua morte, del quale verranno accusati inizialmente entrambi i genitori, prima, e infine solo la madre Emily Dodson (Gayle Rankin), che finirà sotto processo.

I Dodson fanno parte della comunità di una chiesa evangelica, la Radiosa Assemblea di Dio, guidata da una famosa predicatrice, Sorella Alice McKeegan (Tatiana Maslany) che difenderà fino alla fine la madre della piccola vittima e sarà coinvolta nelle indagini.

Se il famigerato dottor Gregory House potesse dire la sua, commenterebbe probabilmente le vicende di questa serie ricordando ai più scettici come “tutti mentono”, perché – nel momento in cui Perry Mason verrà coinvolto nel caso – si ritroverà invischiato in un mondo di poliziotti corrotti, testimoni recalcitranti ed intricate bugie che lo condurranno, solo alla fine della stagione, a prendere ancora più attivamente le difese della sua cliente nel ruolo di avvocato. Questo crudo noir, esaltato da atmosfere fosche e personaggi doppiogiochisti, riesce tuttavia anche a prendersi, a volte, gioco di se stesso, come quando Hamilton Burger (Justin Kirk), l’assistente del procuratore distrettuale che aiuterà il protagonista dandogli consigli legali, gli dirà anche: “Nessuno confessa sul banco dei testimoni”, in un evidente omaggio ad una delle caratteristiche più famose del personaggio interpretato da Raymond Burr.

Perry Mason è un racconto molto umano, che presta particolare attenzione ai suoi protagonisti – i cui interpreti sono impeccabili e sono davvero coinvolgenti nei loro diversi ruoli – più che alla storia, che a volte rischia di perdersi in tante delle sue trame parallele, come quando viene mostrato un flashback di Perry in guerra, o si segue la sua relazione con Lupe (Veronica Falcón) o ci si smarrisce nei meandri della storia della comunità della Radiosa Assemblea di Dio e dei suoi fedeli. Ma, nonostante qualche incertezza e a discapito del periodo in cui è ambientata, la serie ha anche riferimenti particolarmente attuali.

Paul Drake (Chris Chalk), per esempio, è un poliziotto di quartiere con un’evidente attitudine per l’investigazione, ma è trattato con condiscendenza dai suoi colleghi a causa del colore della sua pelle e, per tutto il corso della stagione, combatterà tra cosa sarebbe giusto fare e cosa la sua delicata situazione gli impone, per proteggere la propria famiglia. Allo stesso tempo non mancheranno accenni alla brutalità di un corpo di polizia negligente e corrotto che necessita di una riforma e che richiama pericolosamente alla memoria ciò che sta accadendo, proprio in questi tempi bui, negli Stati Uniti. La serie trova spazio anche per ammiccare anche alla comunità LGBTQ, facendo di Della Street una lesbica in una relazione stabile con un’altra donna, costretta a nascondere la propria sessualità.

Agli affezionati ed i nostalgici del personaggio potrà forse sembrare che questo Perry Mason abbia davvero molto poco in comune con colui che conoscevano, ma è interessante come gli autori gli abbiano dato una nuova pelle, rendendo omaggio non solo all’uomo, al quale viene data una storia d’origine inaspettatamente profonda e tragica, ma anche – modernizzandoli – a tutto un parterre di personaggi che, a loro modo, hanno fatto la storia delle televisione, quando la televisione era un affare solo per pochi.

La prima stagione di Perry Mason andrà in onda a partire dall’11 settembre, ogni venerdì, su Sky Cinema Atlantic, canale 110 della piattaforma di Sky.

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