The Boys 2×06 “The Bloody Doors Off”, la recensione

Di nuovo un gran finale per una puntata di svolta.

Come intuito già dall’inizio di questa seconda stagione (e ancora di più dal finale dell’ultima puntata) il protagonista di The Boys sta slittando. Non è di certo più Hughie, come pareva inizialmente, né il complesso della banda o ancora Butcher, come lasciava intuire il finale della prima stagione. È Patriota.

Fin dall’inizio è lui il personaggio più complicato, quello anche più adatto alla serialità. L’antieroe, quello potente che si chiede come amministrare il potere, come mantenerlo e come raggiungere i suoi obiettivi. Per essere davvero il centro della serie tuttavia gli mancava la nostra empatia, era il bersaglio dei protagonisti perché non avevamo ragioni per stare dalla sua parte. L’arrivo di Stormfront gli ha donato un difetto e una vulnerabilità dichiarata che hanno lasciato emergere tutto il ginepraio di complessi che sappiamo avere. Con questo episodio viene portato ad una nuova vetta questo processo e Patriota diventa il personaggio con cui è più facile identificarsi (nonostante tutto).

Ma non è solo lui il centro della ridefinizione, anche Frenchie viene “risistemato” da una serie di flashback sul suo passato che con grande abilità di scrittura sono piazzati in mezzo ad un episodio che vede i Boys penetrare in un ospedale per ottenere informazioni e scoprire l’ultima cosa che si aspettavano di trovare ma anche la prima che il pubblico sperava trovassero: guai. Guai per tutti, che ci porteremo probabilmente fino al finale.

Come spesso avviene l’ambientazione confinata aiuta la scrittura, c’è un altro personaggio che noi non conosciamo ma Frenchie sì (e come!) e gli eventi dell’ospedale si palleggiano Stormfront con l’altro fronte, il set del film sui Sette, dove lei tiene a bada, manipola e gestisce il suo toyboy: Patriota.

Le rivelazioni finali avvicinano Stormfront al personaggio dei fumetti originali (che fino a questo momento pareva diverso e invece no, non lo è poi così tanto) ma quel che conta è che la puntata 6 rilancia la seconda stagione. Fino ad ora avevamo assistito ad una grande satira mediatica, in cui dissenso e consenso sono mostrati come due facce della stessa medaglia. Stormfront critica la Vought essendone parte, attacca mediaticamente Patriota ma lo aiuta a ritrovare popolarità, in una metafora esplicita di quello che fa l’industria dei media. Il film dei sette è modellato sui film dei supereroi e la critica a tutto questo è portata comunque da una serie hollywoodiana prodotta da Amazon, cioè da un dispositivo interno all’industria del cinema e non esterno. Il dissenso che è parte stessa di ciò che critica.

Adesso invece una nuova figura potente è iniettata e viene lanciato tutto un altro blocco di trama. A due episodi dalla fine sembra sia partita la corsa verso il season finale e di nuovo viene rimesso in discussione quale sia il fronte moralmente più giusto su cui schierarsi.

The Boys infatti ha la forza di procedere su un doppio binario. Quello visivo ci dice senza dubbi che i super sono il male, ce lo dice con il sangue che generano (e lo fa anche questa sesta puntata, in apertura, senza pietà) creando una sensazione di pericolo e terrore non appena compare qualcuno con il costume, un rinforzo negativo che ribalta quello positivo che per anni i fumetti hanno creato. Quello testuale invece non fa che affermare la pericolosità di Butcher, le sue idee malate sui Boys e la sua ossessione senza pietà oltre alla loro apparente inefficienza.

Alla fine la sostituzione della storia di Hughie e Starlight (priva di qualsiasi tensione e senza nessun desiderio) con quella di Patriota e Stormfront (un amore malato, a senso unico ma potente, manipolatorio e pericolosissimo) era probabilmente la cosa migliore che potesse accadere.

CORRELATO ALLA RECENSIONE DI THE BOYS 2X06