The Third Day (qui il trailer) debutterà tra qualche ora sugli schermi di HBO e il Toronto Film Festival ha proposto in anteprima il primo e il quarto episodio, permettendo così di avere un interessante assaggio delle due storie che si intrecciano nell’affascinante progetto prodotto in collaborazione con Sky.
I protagonisti delle due parti della serie creata da Felix Barrett in collaborazione con il regista Dennis Kelly (Utopia) sono rispettivamente Jude Law e Naomie Harris che si ritrovano, per diversi motivi, alle prese con l’isola di Osea, situata lungo la costa inglese e accessibile solo quando la marea è bassa.
Nonostante sia quasi impossibile capire in che modo si svilupperà la narrazione dei due racconti, la visione delle puntate permette di comprendere senza difficoltà l’atmosfera creata per il progetto che segue quanto accade durante diverse stagioni.
In Estate, Sam (Jude Law), deve affrontare una tragedia personale e problemi sul lavoro. L’uomo, in modo del tutto surreale e inaspettato, decide di occuparsi di una teenager che ha salvato e la riporta a Osea, dove la comunità lo invita a trascorrere del tempo. Sam non può fare molto: la via di accesso non è percorribile, i telefoni non funzionano e restare sembra quindi la soluzione migliore, tuttavia le persone intorno a lui sembrano nascondere segreti e hanno dei comportamenti alquanto strani e surreali.
In Inverno, invece, una madre (Naomie Harris) arriva sull’isola insieme alle sue due figlie (Charlotte Gairdner-Mihell e Nico Parker) per celebrare un compleanno, ma viene respinta dai proprietari della casa che aveva affittato, le persone cercano di farle allontanare e assiste a situazioni disturbanti come un hotel abbandonato, cantieri lasciati in sospeso, strani rituali su animali e presenze inquietanti.

Fin dai primi minuti è possibile comprendere l’approccio visivamente forte ed emotivamente ben costruito, per suscitare disorientamento e qualche brivido, ideato per The Third Day. La fotografia si allontana da qualsiasi idea di realismo, le ambientazioni sono estremizzate creando ambienti freddi e distaccati, le suggestioni ricordano quelle tipiche dai film horror, e si gettano le basi per una mitologia legata ai luoghi che verrà sicuramente sviluppata nel corso della prima stagione.
L’elemento narrativo della comunità isolata, introdotta in modo quasi opposto attraverso le storie al centro delle due stagioni, sembra in grado di possedere quel livello di mistero e stranezza in grado di creare un mondo particolare e da scoprire puntata dopo puntata. La regia di Estate, affidata a Marc Munden, sembra più focalizzata sulla costruzione del mondo alla base di The Third Day, mentre Philippa Lowthorpe, dietro la macchina da presa di Inverno, appare maggiormente concentrata sull’importanza della situazione delle protagoniste, messe di fronte a intolleranze e incomprensioni legate a un gruppo di persone poco propense ad accogliere una famiglia “esterna” alla loro quotidianità.
Jude Law e Naomie Harris sono bravi nel gestire i ruoli di due persone disorientate e in difficoltà nel rapportarsi a quello che accade intorno a loro e le emozioni che provano, mentre il resto del cast non viene introdotto in maniera soddisfacente nelle puntate mostrate in anteprima, suscitando comunque molta curiosità intorno ai personaggi affidati a Katherine Waterston e alla coppia composta da Paddy Considine ed Emily Watson.
Difficile capire se gli autori e i registi coinvolti riusciranno a mantenere viva l’attenzione e la curiosità degli spettatori nel corso dei due racconti, tuttavia il nuovo show sembra essere stato costruito con grande attenzione, usando anche un’ottima colonna sonora, per attirare con un mix equilibrato di analisi psicologica, misteri e fascino legato a tradizioni e luoghi senza tempo.