Ted Lasso (prima stagione): la recensione

Ted Lasso è una commedia che ruota, tra le altre cose, intorno alla critica alla mascolinità tossica. Non è così smaccata, la serie non ne fa il perno sul quale battere costantemente e con forza – anzi ha un approccio abbastanza delicato – ma il lavoro c’è ed è costante, ed è anche ammirevole considerati i risultati raggiunti. Potrebbe apparirvi troppo ingenua, o retorica, ma in un mondo che esalta la competizione come un gioco a somma zero, in cui il cinismo è scambiato per saggezza, è una boccata d’aria fresca vedere applicato un comportamento diverso. Dopo pochi episodi, la serie Apple riesce a conquistare.

Un po’ di contesto: Ted Lasso non nasce con la serie Apple TV+. Jason Sudeikis lo interpretava già vari anni fa in una serie di spot sulle trasmissioni calcistiche che andavano in onda sulla NBC. Il comico ha ripreso qui quel personaggio e gli ha costruito tutto uno scenario intorno, destrutturando la componente comica e ragionando sul mondo che lo circonda. La serie è sviluppata da Bill Lawrence, che con Scrubs ha detto più di qualcosa sul mondo delle comedy.

La storia è semplice. La nuova proprietaria della squadra di calcio del Richmond assume come allenatore l’americano Ted Lasso, che ha a malapena i rudimenti dello sport di cui andrà ad occuparsi. Il motivo dietro la scelta è che la proprietaria confida, per motivi privati, nella sconfitta e retrocessione della squadra. Ted Lasso è un personaggio difficilissimo da inquadrare: è gentile, candido, sensibile. Attenzione, non è il classico protagonista con poco cervello che si ritrova in una situazione complicata di cui non capisce nulla e che, quasi senza accorgersene, risolve.

La serie fugge da quegli stereotipi – tanto che all’inizio è davvero difficile inquadrare Ted – per raccontare un personaggio che ha evidentemente dei principi fortissimi, ma a cui non pesa mai lo sforzo di applicarli. Ted è così, non conosce il risentimento, fa regali per il gusto di farli, si interessa sinceramente agli altri. E non è ossessionato dall’orientamento al risultato. La sua presenza è una marea silenziosa, che sale poco a poco fino a toccare tutti gli altri personaggi, ribaltandone i comportamenti, scavando delle brecce nelle mura dei loro pregiudizi e della loro rabbia.

Se fosse stata raccontata come una serie drammatica, Ted Lasso sarebbe stata piena di scene madri, di pesanti drammi familiari, di grandi lezioni di empatia celate in confronti fatti di primi piani. C’è sicuramente del materiale qui che si presterebbe a quel tipo di versione della storia. Ma Ted Lasso è una commedia, non di quelle demenziali, o assurde, o da grasse risate. È una commedia nel senso che sceglie di raccontare quel lato dell’esperienza umana tramite la leggerezza, in cui la bontà e il lavoro su se stessi non devono nascere necessariamente da un trauma, ma solo da un ambiente positivo.

È facile criticarne gli sviluppi. La serie spesso favorisce tramite la storia la morale rappresentata da Ted, ed è chiaro che nel mondo reale il peso delle responsabilità, il ritmo frenetico, le ansie quotidiane non favoriscono il confronto positivo. Ma Ted non presenta la ricetta per il successo, né lo show gli risparmierà sconfitte e lacrime. I suoi insegnamenti sono più orientati al miglioramento del confronto, alla libertà di poter compiere errori, perfino di fallire, cercando di rialzarsi e reagire preservando la nostra umanità. Potrebbe essere la serie ideale da vedere in questo momento.

TED LASSO (PRIMA STAGIONE): LA RECENSIONE