Il terzo episodio della stagione di Black Mirror è il meno sperimentale mai creato dalla serie. Non soltanto, come in The National Anthem, non c’è nulla di fantascientifico, ma la venatura thriller della storia prende da subito il sopravvento sugli eventi e sulle riflessioni che potrebbero scaturire. Praticamente l’opposto di ciò che accadeva nel primo episodio della serie, uscito nel lontano 2011. Rimane quindi una base narrativa ben piantata su ciò che sta accadendo e su ciò che accadrà. Il coinvolgimento e la tensione sono sempre di alto livello, ogni scena alza l’asticella delle possibilità, mentre i protagonisti sprofondano sempre più.

Alex Lawther interpreta un ragazzo che subisce un ricatto. Qualcuno lo ha ripreso attraverso la webcam del suo computer mentre guardava del materiale pornografico, e questa persona ora minaccia di divulgare il filmato a tutti i suoi contatti se il ragazzo non obbedirà ciecamente ai suoi ordini. Per il giovane inizia una giornata da incubo. Nel cast, in un ruolo che non sveliamo, anche Jerome Flynn, il mercenario Bronn di Game of Thrones.

L’episodio diretto da James Watkins (decisamente da recuperare il suo thriller Eden Lake) prosegue il discorso iniziato già con Playtest. Quello di un Black Mirror che non cede alle lusinghe delle sue importanti tematiche, ma si concede l’esplorazione di altre contaminazioni di genere. In qualche modo vagamente generico, la serie di Charlie Brooker è sempre stata un thriller. La tensione e l’angoscia sono le sensazioni classiche provate durante la visione degli episodi. Eppure tutto sembra sempre servire tematiche più alte, letture nascoste, considerazioni universali.

Tutto questo in Shut Up and Dance non manca. Naturalmente alla base di tutto ci sono i pericoli della rete, la privacy in gioco, il timore di esporre se stessi. E c’è anche quella sottile ironia nell’inquadrare ossessivamente i puntini di sospensione che segnalano la scrittura di un messaggio dall’altra parte. L’attesa di una risposta che tante volte nel quotidiano ci può provocare tensione e attesa, certo in contesti più tranquilli, che diventa lo strumento di qualcosa di veramente pericoloso. Ma queste tematiche sono soltanto un’eco lontana mentre viviamo il momento nel seguire le disavventure del nostro protagonista.

Lo sguardo rimane puntato sul giovane, siamo con lui nelle sue incertezze, paure, spaesamento di fronte alla situazione. La provocazione finale non mancherà, ed è qui che Black Mirror afferma con forza se stesso, ma rimaniamo comunque sempre all’interno di un genere che ha le sue regole, il suo ritmo, le sue atmosfere. Episodio coinvolgente, in continua crescita.