A parere di chi scrive, questo è il miglior episodio della terza stagione di Black Mirror e in generale uno dei migliori di sempre per la serie di Charlie Brooker. Non è facile parlarne. Con Black Mirror non lo è mai, considerate le svolte e le sorprese che le storie spesso riservano agli spettatori ignari. Certo, sapere che qualcosa dovrà accadere, che la storia dovrà rientrare a un certo punto entro binari particolari, rendere conto al suo genere, ci avverte e ci fa stare in guardia. Nei casi migliori, come in questo, arriva un punto in cui non è più importante sapere cosa accadrà o cercare di intuire la svolta prima che avvenga. Ci si può semplicemente lasciare andare in balìa di una bella storia.

Yorkie (Mackanzie Davis, la conosciamo per Halt & Catch Fire) e Kelly (Gugu Mbatha-Raw) si incontrano sul finire degli anni ’80 in una località di vacanza in California. Non potrebbero essere più diverse per apparenza e temperamento. Yorkie è una ragazza tranquilla, impacciata, timida. I suoi abiti parlano per lei, e sembra completamente fuoriluogo rispetto al posto in cui si trova, in cui tutti riescono a divertirsi mentre lei non può far altro che rimanere in disparte. Kelly è decisamente più a suo agio nel contesto. Più estroversa e sicura di sé, sarà lei a cercare il primo contatto con l’altra ad una festa. Per entrambe sarà l’inizio di qualcosa di importante.

Quindi? Dov’è Black Mirror? Dov’è la fantascienza? Il consiglio è: lasciate perdere e godetevi la storia. Che è bella, molto semplice, molto immediata, come lo sono le due protagoniste, davvero incantevoli nei ruoli. All’inizio potrebbe sembrare che il punto di vista principale sia quello di Yorkie. È lei l’elemento dissonante rispetto all’ambiente in cui si trova, siamo con lei nel momento in cui deve decidere come comportarsi di fronte all’estranea che ha di fronte. Al suo posto, prenderemmo un rischio con il pericolo di rimanere feriti, oppure rimarremmo al sicuro nella nostra nicchia di certezze?

San Junipero parla di questo, o almeno questo è il tema di cui possiamo parlare senza rivelare svolte importanti nella trama. L’episodio diretto da Owen Harris – anche regista di Be Right Back – affronta in modo singolare la sfida che ognuno di noi si pone nel tendere alla ricerca della felicità. La necessità di dover venire a patti con noi stessi, con ciò che siamo, con ciò che eventi esterni alla nostra volontà ci hanno fatto diventare. Andare oltre i rimpianti e i sensi di colpa per costruire il nostro futuro e il nostro presente in libertà, volendo bene a noi stessi e alle persone che tengono a noi.

Ogni scelta, ogni slancio di vita improvviso può dare un nuovo valore ad un attimo, ed ogni attimo può essere quello giusto per provare ad essere felici. Lasciatevi trascinare da questa piccola storia sulle note di “Heaven is a Place on Earth”.