Cursed (prima stagione): la recensione

Cursed è la trasposizione di un romanzo illustrato da Frank Miller, e in alcuni momenti si vede. Lo stile non è così preponderante come in altre opere tratte dai suoi fumetti (Sin City, 300), ma in questa serie fantasy per ragazzi ci sono delle scene di violenza che parlano quel linguaggio. Ad esempio, c’è un flashback con la protagonista che si trova in trappola a lottare contro una bestia feroce, come accadeva a Leonida. E ci sono fiotti di sangue – non sempre ben amalgamati con la scena – che spruzzano come pennellate di vernice rossa verso lo schermo, oltre ad alcune transizioni illustrate. In questi momenti, la serie Netflix trova la maggiore identità, mentre per il resto è l’ennesima variazione sul ciclo arturiano.

Come in Luna Nera – ma qui c’è tutt’altro lavoro sulla mitologia – la protagonista fa parte di una comunità ostracizzata, quella dei Fey. Strega, donna, guaritrice, Nimue (Katherine Langford) racchiude in sé tutti questi attributi che possono danneggiarla e renderla una presenza indesiderata. In un ribaltamento di prospettiva, è lei, la Dama del Lago della tradizione, ad essere la protagonista della storia. La più classica delle tragedie mette in moto il suo viaggio alla ricerca dello stregone Merlino (Gustaf Skarsgard), al quale deve consegnare una potente spada. Sulla sua strada si imbatterà in alleati e nemici, mentre in questa terra fantastica si agitano delle forze malvagie e si profila uno scontro tra regnanti, usurpatori e ordini ecclesiastici.

Cursed racconta la storia più classica possibile mescolando gli elementi della leggenda di Re Artù. Ci sono i nomi e i personaggi celebri, e in fondo sarebbe sbagliato non trovarvi alcun riferimento famigliare. Ma al tempo stesso tutto l’intreccio è ridotto a componenti fantasy così generiche che potrebbero anche appartenere ad un altro fantasy. Gli elementi sono tutti lì: c’è l’eroina, le origini misteriose, il mago-mentore, l’artefatto magico da consegnare, il viaggio. Tutto è familiare più per abitudine al genere che per i legami alla storia di Re Artù. Insomma, Cursed non racconta una vicenda particolarmente originale, ma quel che fa tutto sommato lo fa bene.

La vicenda è scorrevole, non ha tempi morti, costruisce poco a poco un intreccio capace di espandersi. Katherine Langford, per chi cercava una conferma dopo Tredici, qui dimostra di saper tenere sulle spalle una serie intera, anche se vacilla abbastanza nelle scene di combattimento.

Dal punto di vista della costruzione del mondo, Cursed non calca la mano come The Witcher sul bestiario, sul funzionamento della magia, sulle razze senzienti. È un fantasy di stampo più classico e semplice, in cui la deriva young adult è dietro l’angolo, ma che trova un suo senso nel modo in cui riesce a dare personalità a personaggi visti molte volte. In particolare vedere Gustaf Skarsgard in un ruolo simile poteva creare una pericolosa sovrapposizione con il Floki di Vikings, e invece riesce a distinguersi. Ma funziona bene anche Daniel Sharman nel ruolo del Monaco Piangente, mentre un diabolico Peter Mullan riesce a dare spessore all’ordine dei “cattivi” della serie.

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