Equinox: la recensione

È un periodo di riscoperta del genere folk horror sia al cinema che in televisione. Due dei più promettenti registi horror degli ultimi anni, Robert Eggers e Ari Aster, si sono mossi all’interno del genere (The Witch e Midsommar). In televisione invece abbiamo visto recentemente The Third Day con Jude Law, sempre molto ispirato ai canoni del genere. Equinox ci mette un pochino a svelarsi, ma alla fine anche questa serie tv proveniente dalla Danimarca aderisce perfettamente ai canoni del genere e di queste storie che mescolano folklore e terrore. Non tutto però convince come dovrebbe.

La storia è di quelle che tornano dal passato per tormentare il presente. Circa venti anni prima della storia, si è verificata un’inspiegabile sparizione di un’intera classe di liceali. Tra questi c’era Ida (Karoline Hamm), sorella maggiore della protagonista Astrid. Tanti anni dopo, e con un mistero tutt’altro che risolto, i personaggi sono andati avanti malgrado tutto. Se non fosse che Astrid (Danica Curcic), che lavora come conduttrice radiofonica, una sera riceve una chiamata dal fidanzato di Ida all’epoca. Una chiamata che rimette tutto in discussione e la spinge a proseguire con le ricerche.

Equinox è basato sull’omonimo podcast creato da Tea Lindeburg, è composto da sei episodi e nell’arco della prima stagione riesce a raccontare una vicenda compiuta e conclusa. Il maggiore ostacolo per lo spettatore, occasionale e non, è rappresentato dal ritmo compassato e meditabondo della vicenda. La visione è opprimente quanto basta, i personaggi sono intrappolati in una cornice fredda e spenta rischiarata – si fa per dire – ogni tanto, da toni rossastri che definiscono le scene più oniriche. È una scelta stilistica che si sposa tanto con la scrittura quanto con la recitazione della serie tv ed è indice di una scelta coerente. Ma al tempo stesso il lavoro d’atmosfera non è mai così forte da giustificarla del tutto.

Il corpus folkloristico che si cela dietro la vicenda è abbastanza interessante. Senza svelare troppo, ha a che vedere con un’origine distorta del coniglietto pasquale e con una divinità pagana di nome Ostara. Equinox aderisce senza strafare a tutti gli stilemi classici del genere. C’è il legame di sangue e la terra, il sacrificio e il rito propiziatorio, la cerchia ristretta di persone che conosce la verità e la tiene per sé. Il lato folk, insomma, è abbastanza marcato, mentre quello horror è praticamente assente, difficilmente Equinox provocherà brividi o tensione. E se tutto rientra sempre in un’idea di narrazione che viene mantenuta coerente, al tempo stesso è anche il limite maggiore di questa serie, che difficilmente rimarrà impressa nella memoria terminata la visione.