Al poligono di tiro Will Graham si allena: postura Weaver – a causa di una pugnalata – ed eccolo sparare un colpo, poi un altro, poi un altro ancora, contro una sagoma lontana. Qualcuno dei proiettili centrerà il bersaglio, qualcuno finirà lontano ma, aldilà di tutto, al momento di confrontare il risultato da vicino, sarà evidente come ognuno dei colpi inferti avrà lasciato il proprio segno. Ed eccola qui la filosofia di fondo seguita finora da Hannibal: invece di tenere il bersaglio a dieci centimetri e sparare una serie di colpi diretti al centro (come al suo posto farebbero e hanno fatto molte altre serie) lo show della NBC sceglie di “non vincere facile”, getta uno sguardo d’insieme da lontano e preferisce assestare una serie di colpi ben diretti a costruire uno schema più grande.

Casomai non si fosse capito, la seconda puntata di Hannibal non offre quasi nulla di nuovo rispetto al pilot ma si pone nella stessa scia e ritmo. Ancora una volta la grande architettura narrativa di Red Dragon (cattura di un serial killer grazie al confronto tra Graham e il suo psichiatra) viene decostruita e riproposta adattandola al linguaggio televisivo, ad una scrittura più veloce che nelle sue conclusioni immediate sembrerebbe rifarsi al classico procedurale. Sembrerebbe appunto, perché se la prima parte del tema, quella della cattura del killer, viene adattata semplicemente reiterandola settimana dopo settimana, la seconda, quella più importante relativa alla costruzione del malsano rapporto tra medico e paziente, tra predatore e preda, tra carnefice e vittima, viene al contrario dilungata e progressivamente (ne siamo certi) finirà per diventare il perno su cui costruire il resto.

Se lo svolgimento dell’episodio non offre sostanzialmente nulla di nuovo nella sua riproposizione della cattura del killer della settimana e della figura di Graham in prima linea nella ricerca, diverse sono le soluzioni visive che ne scandiscono la trama e che finiscono per rimanere impresse forse più dell’intreccio stesso della storia (ognuno deciderà se vederlo come un pregio o un difetto). Da una bella e inquietante scena proprio al poligono di tiro che ancora una volta rimarca l’instabilità di Graham, allo stesso impressionante modus operandi del killer, non è soltanto l’idea in sé a colpire ma è soprattutto la sua messa in scena. La capacità di evidenziare una macabra scoperta con un fluido movimento di macchina accompagnato dal suono di quello che sembra un carillon rotto, piuttosto che l’indugiare sui piatti cucinati da Lecter (per la seconda volta vederlo cenare riesce quasi a far venir fame, un pò come Tarantino in una scena di Django Unchained solamente inquadrando una birra riusciva a far venir sete).

Per il resto si rileva l’introduzione del personaggio, poco incisivo a dire il vero ma fin da subito antipatico, di Freddie Lounds, giornalista scandalistica negli anni passati interpretata da Stephen Lang e Philip Seymour Hoffman e che per la prima volta ha delle fattezze femminili. E Hannibal Lecter? Mads Mikkelsen sta costruendo un’interpretazione molto particolare dello psichiatra, sempre più lontana dal monumento costruito da Anthony Hopkins e sempre più vicina allo stile e al ritmo imposto dallo show. Ma ci riserviamo di tornarci su meglio più avanti (se lo show non ha fretta perché dovremmo averla noi?). Secondo pollice in su consecutivo dunque per Hannibal, sempre più convincente e particolare.