Per quella che si è già delineata da tempo come la serie più coraggiosa, stilisticamente parlando, che la tv statunitense recente ricordi, le mosse azzardate sono sempre state all’ordine del giorno. Tuttavia, nella sua complessa geografia di colpi di genio, ciò che non ci aspettavamo era l’eclissi (quasi) completa del personaggio di Hannibal, defilatosi in Aperitivo dalle luci della ribalta per lasciare spazio ai suoi compagni di disavventure. O, per meglio dire, alle sue vittime. La presenza del cannibale aleggia infatti come un cupo fantasma, prende la forma delle ferite sui corpi delle sue vittime sopravvissute, ognuna morta e rinata in modo diverso dall’incontro-scontro con il diabolico dottore. Dalle larve grondanti sangue della seconda stagione sono uscite figure che conosciamo ma che non sempre riconosciamo.

Il grande tema della puntata – e quello che sembra essere invero anche il tema centrale della stagione – è il perdono. Abbiamo già assistito all’assoluzione di Hannibal da parte di Will, nella sacralità della cripta della Cappella Palatina. Meno bendisposto sembra essere il dottor Frederick Chilton (Raul Esparza), sopravvissuto al proiettile di Miriam Lass ma sfigurato in un modo che ricorda la grottesca mutilazione di Silva in Skyfall. Paratosi davanti a Will in ospedale, ricalca con tono mellifluo le battute già sentite pronunciare da Abigail (“Sapeva esattamente come tagliarti”), per poi far visita a un altro sopravvissuto: Mason Verger (Joe Anderson, subentrato in sostituzione di Michael Pitt). I due uomini calano la maschera – non in senso figurato – e mettono a paragone le reciproche cicatrici, richiamando alla mente il dialogo tra Will e Margot Verger nella scorsa stagione (“Ti mostro le mie se mi mostri le tue”).

Meno sfigurata ma irrimediabilmente spezzata è Alana Bloom (Caroline Dhavernas), che dopo il volo dalla finestra del suo amato Hannibal si è rialzata in piedi, riportando traumi che vanno ben oltre la necessità di usare un – raffinatissimo, va detto – bastone. La bella psichiatra dichiara candidamente a Chilton che il versamento di midollo nel sangue potrebbe aver mutato il suo modo di pensare, ma è legittimo credere che essere ridotta in fin di vita dal proprio fidanzato serial killer sia già una motivazione più che sufficiente per cambiare punto di vista. La nuova Alana si distacca dalla vecchia versione esteriormente, adottando un look più ricercato e aggressivo, e interiormente, controbattendo con tono cinico e consapevole alle frecciatine che Chilton e Verger lanciano al suo indirizzo. Al pari di Will, Alana sembra essere stata forgiata dall’esperienza con Hannibal, ed essersi in qualche modo avvicinata alla mentalità del proprio carnefice, elevata ben al di sopra dell’etica comune.

Ma è la parte relativa a Jack Crawford (Laurence Fishburne) quella più straziante e coinvolgente, nella tragica normalità di una vedovanza incruenta. La morte di Bella (Gina Torres) era nell’aria, e fa di Jack un uomo sopravvissuto due volte: all’assalto fisico di Hannibal e all’assalto emotivo del destino. Il cambiamento dell’uomo è meno evidente di quello di Alana, ma non per questo meno profondo: se la vista dalla sua camera da letto non è mutata dopo il decesso della moglie, i punti fermi della sua vita lo sono eccome. Ecco infatti Will tornare in contatto con Jack, e stupirsi nel realizzare di essere divenuto un focus dell’interesse umano del detective. Jack non vuole perdere anche Will, e questo affetto contenuto ma sincero sembra suggerire all’ex profiler: non c’è solo Hannibal a interessarsi della tua vita e della tua morte.

Anche Hannibal torna nell’orbita di Jack, attraverso un biglietto di condoglianze che spinge la serie di Bryan Fuller ancora più nella zona di penombra tanto cara ai romanzi di Harris, evidenziando ancora una volta la non inconciliabilità tra pulsione omicida ed empatia amicale. Chiaro che, al di là della mera espressione di solidarietà, lo psichiatra stia giocando ad attirare verso di sé i suoi vecchi amici. Sottovalutando, per una volta, le forze in gioco: non c’è dubbio che il sodalizio Bloom-Verger porterà a risultati che neppure la brillante mente di Hannibal potrebbe prevedere.

All’indomani dell’annuncio della cancellazione della serie da parte dell NBC, non resta che constatare come, ancora una volta, Hannibal si erga una spanna sopra la maggior parte delle serie attualmente in onda, sia per scrittura che per estetica. Tutto ciò non è bastato a preservarla dall’impietoso taglio del network, ma la speranza che altre realtà possano interessarsi al prodotto televisivo più raffinato degli ultimi anni resta viva, alimentata da Fuller in primis. Il supporto del pubblico è vivace e costante, e confidiamo davvero che sia un incentivo ad attrarre l’attenzione necessaria per concedere ad Hannibal una longevità del tutto meritata.