Il suono di un clavicembalo. Note precise e glaciali di un pezzo che, scopriamo, sta venendo composto dallo psichiatra – nonché assassino – Hannibal Lecter (Mads Mikkelsen) nella comodità del suo salotto. Hannibal compone, Hannibal pianifica. Nulla di nuovo sotto il sole, dunque?

In uno show che ci ha ormai abituati ai colpi di scena, i primi minuti di una puntata come Futamono potrebbero non colpire più di tanto. Già, perché rispetto alla tensione di Mukozuke, intriso del sangue dell’agnello sacrificale Beverly Katz dissezionata e elettrizzato da un quarto d’ora finale con Hannibal Lecter per la prima volta in serio pericolo di vita, l’incipit di questo episodio risulta certo più verboso.

Eppure, è proprio in questa puntata che assistiamo alla più impavida sterzata che Bryan Fuller abbia dato finora alla propria serie: all’indomani del ritrovamento di un ennesimo corpo artisticamente mutilato, si riaffaccia lo spettro dello Squartatore di Chesapeake, che sin dalla prima stagione aveva disseminato di cadaveri il percorso investigativo dell’agente federale Jack Crawford (Laurence Fishburne). Dalla fine della scorsa stagione, sebbene in un susseguirsi di eventi ansiogeni, i ruoli dei protagonisti erano rimasti immutati, per loro fortuna o disgrazia: Will Graham (Hugh Dancy) in galera per i crimini commessi, in realtà, dall’ex amico Hannibal Lecter, illustre psichiatra con il deprecabile hobby del cannibalismo; Crawford e il subdolo dottor Frederick Chilton (Raúl Esparza) convinti della colpevolezza di Will, come anche la bella psichiatra Alana Bloom (Caroline Dhavernas), dilaniata interiormente da una forte attrazione nei confronti del giovane accusato. E, in tutto questo, il geniale Hannibal intento a manovrare tutti dall’alto come marionette, restando comunque al di sopra di ogni sospetto.

 

Hannibal - Futamono

 

Finora, Will aveva potuto contare su ben pochi alleati, di cui il più prezioso brutalmente assassinato non più tardi di due puntate fa. La perdita di Beverly Katz (Hettienne Park) ha inferto un colpo durissimo al giovane, portandolo nello scorso episodio a pianificare, con l’aiuto di un folle “ammiratore” della sue gesta (o meglio, delle gesta di Hannibal a lui indebitamente attribuite), l’assassinio del perfido dottor Lecter. E ci era andato davvero vicino, il povero Will, tanto da sentire sul capo il peso imperdonabile di un – pur giustificabile – delitto. Perché, come detto dal pluriomicida Abel Gideon (magistralmente intepretato da Eddie Izzard), “per fermare Hannibal Lecter, bisogna ucciderlo”. Peccato che l’assassinio sia fallito miseramente, sortendo effetti inaspettati che si palesano in Futamono. L’algido dottore ha rischiato la vita e, dichiara a Jack, non vuole più vedere la morte da vicino. Ciò che intende, lo sa il pubblico, è che non intende più vedere l’eventualità della propria morte. Nello scambio di battute che Hannibal ha con l’amato/odiato Will Graham, c’è una dichiarazione d’intenti dal potere distruttivo e spaventoso: “Penso che tu, ora più che mai, abbia il controllo,” dice lo psichiatra-cannibale a Will. “Hai trovato il modo di ferirmi… Mi chiedo quante altre persone ancora verranno ferite dalle tue azioni. Porterò i tuoi saluti ad Alana Bloom.” Will sa bene cosa ciò possa significare: dopo aver ucciso Beverly, Hannibal è pronto a coinvolgere nella loro danza di sangue qualcuno di molto caro al cuore dell’ex profiler. Will ha alzato la posta in gioco, e ora dovrà pagarne le scottanti conseguenze.

Quando organizza una fastosa cena nella sua elegante dimora, Hannibal non sa ancora che il velo del sospetto comincia ad aleggiare sul capo di Jack Crawford, instillato dalle estenuate esortazioni di Will (“Chi deve uccidere prima che tu apra gli occhi?”). La sera dell’evento, l’agente dell’FBI prega il padrone di casa di poter portare via alcune delle leccornie da lui preparate personalmente. Inutile precisare come il dottor Lecter faccia buon viso a cattivo gioco, ma sia abbastanza acuto da rendersi conto di una mossa ben lungi dall’essere casuale. Ed è qui che la sapiente scrittura di Fuller interviene, orchestrando un ennesimo cambio di carte, destinato a incidere in maniera indelebile sul proseguimento della stagione.

Se Jack Crawford comincia infatti a dubitare dell’innocenza di Hannibal, dall’altro lato abbiamo la totale cecità di Alana alla verità. Non che sia una cosa nuova, intendiamoci: seppur dotata di un approfondimento psicologico credibilissimo, la graziosa psichiatra ha mantenuto invariata, dalla prima stagione, la costante incapacità di decifrare lucidamente la realtà, traviata da un’emotività preponderante sulla sua parte razionale. In questo senso, Futamono non fa eccezione: mentre il cerchio si stringe intorno al dottor Lecter, attraverso gli sguardi sospettosi di Jack Crawford e del dottor Chilton (che, alla cena organizzata dal collega, precisa “ovviamente, non mangerò nulla”, guadagnando insospettabili punti simpatia), Alana annaspa nella più completa confusione sentimentale. Distaccatasi da Will dopo essere venuta a conoscenza del suo piano per uccidere Hannibal, di cui è amica di vecchia data, la ragazza si erge a paladina del dottor Lecter; debolezza che la porta  a essere usata biecamente da Hannibal, ormai scevro da ogni scrupolo (per quanto il termine possa risultare paradossale attribuito allo spietato serial killer).

 

Hannibal - Futamono

 

A cena finita, Alana suona il semplicissimo Chopsticks sul meraviglioso clavicembalo di Hannibal. Un brano ingenuo su uno strumento raffinato e freddo, specchio della situazione che sta prendendo forma nella casa dello psichiatra. La donna confida incautamente all’amico i sospetti che Jack inizia a nutrire nei suoi confronti; Hannibal la conforta, sottolineando come, essendosi ormai allontanati entrambi da Will, non rimangano altro che loro due. La conversazione, seppur nella sua semplicità, offre molte chiavi di lettura che vanno oltre la mera manipolazione di Alana da parte del collega. Ancora una volta, viene rimarcato l’indissolubile legame, nel bene e nel male, tra il carnefice Hannibal e la propria vittima, Will. Lo scambio di battute tra i due prelude a quello che è il primo, vero colpo di scena della puntata: la scena d’amore tra il dottor Lecter e la sua nuova, ingenua alleata.

L’inserimento di una scena erotica in una serie finora asessuale sorprende, ma non troppo: la lucida manipolazione di Hannibal è un percorso tortuoso che non ha motivo di disdegnare una tappa in camera da letto, se necessario. Non stiamo parlando di amore romantico e neppure di attrazione fisica; la notte di sesso (sempre che sesso vi sia stato: gli autori sono abbastanza astuti da lasciare il beneficio del dubbio attraverso pochi ma sapienti indizi) non è che un’ennesima mossa del glaciale, impassibile giocatore Lecter che muove dall’alto le proprie pedine.

Ma la scacchiera sta diventando troppo grande anche per uno stratega esperto come lui, e ci sono porzioni dell’area di gioco che non può tenere sotto controllo ancora per molto. Mentre costruisce il suo alibi, basato sull’ingenuità della bella Alana addormentata nel suo letto, Hannibal prosegue la sua serie di gesta efferate (grottescamente geniale la scena della “cena” di Abel Gideon), lasciando dietro di sé tracce che recano tutte un messaggio: Will Graham è innocente. Hannibal vuole Will libero, questo è chiaro da tempo: la sua curiosità è più forte, molto più forte della sua paura di essere scoperto, e questo vortice di gesti apparentemente autolesionistici non fa che aumentare l’ansia del pubblico che, a metà stagione, si ritrova davanti uno scenario del tutto imprevedibile.

A suggello di questa corsa disseminata di ostacoli ancora una volta inediti, la scoperta finale: uno sconvolgente richiamo al passato (parliamo della prima stagione), a qualcosa di apparentemente archiviato, ma volontariamente lasciato aperto, in un esemplare esercizio sceneggiatoriale “a lungo termine”. A Fuller non basta tenere in vita il suo show: vuole farlo librare in alto, sempre più in alto, a furia di spinte drammatiche e twist che riescono a sovrapporsi senza incoerente attrito, ma in una concordia di armonie che fanno assomigliare sempre più questa serie a una delle composizioni suonate dal brillante Hannibal sul suo bel clavicembalo. E nella sua espressione soddisfatta, mentre finisce la sua sonata chiudendo la puntata, il pubblico potrà davvero specchiarsi, deliziato da un ennesimo capitolo emozionalmente succulento.