Avevamo lasciato Will Graham (Hugh Dancy) alle prese con la sua neonata vocazione criminale, figlia di una pressione sempre più intensa esercitata dal suo psichiatra, nonché cannibale Hannibal Lecter (Mads Mikkelsen). L’apertura di Naka-Choko ci riporta all’ultima, sconvolgente scena di Shiizakana, in cui Will presentava ad Hannibal il cadavere di Randall Tier, serial killer sguinzagliato dal dottore contro il giovane profiler allo scopo di risvegliare i suoi istinti più profondi. Altresì detti: le sue voglie omicide represse. A un primo sguardo, questo decimo episodio è l’idilliaco quadretto di una coppia felicemente in armonia: Will e Hannibal, ormai legati dal comune hobby omicida, costruiscono un gioco di sottotesti teso come un filo attraverso tutta la puntata, tra sguardi perplessi di chi ne intuisce la chimica, ignorandone però il criminoso patto di sangue. La complicità tra i due è così palpabile da destare qualche sospetto, innanzitutto nel silenzioso Jack Crawford (Laurence Fishburne), accorso assieme ai due baldi protagonisti sulla scena del crimine messa in piedi da un ispirato Will; godibilissimo, a questo proposito, lo scambio di battute tra Hannibal e la sua nuova anima gemella in cui, sotto gli occhi della squadra dell’FBI, si scambiano frecciatine sul valore della macabra composizione di carne umana e ossa preistoriche che hanno di fronte, nei rispettivi ruoli di critico bacchettone e di artista pronto a difendere a spada tratta la propria opera. E per la prima volta vediamo Will analizzare, preda della sua trance ipersensibile, una scena del delitto da lui stesso architettata, in un immaginario dialogo con il defunto Randall che assume i toni surreali di una fiaba horror.
Frattanto, Hannibal non trascura i suoi impegni di terapista. Margot Verger (Katharine Isabelle) è in una brutta situazione: suo fratello Mason (Michael Pitt), erede – in quanto maschio – dell’azienda di famiglia, sta addestrando una folta schiera di maiali a cibarsi di carne umana, aumentando la simpatia del suo passatempo con la costruzione di manichini di carne vestiti con gli abiti della sorella, che poi getta in pasto agli animali eccitati dalla registrazione delle urla di Margot seviziata. La povera giovane vorrebbe uccidere Mason, e non la si può certo biasimare: tuttavia, per colpa di un testamento vagamente sessista da parte del padre, la morte del fratello la lascerebbe senza un centesimo, in assenza di un erede maschio. E lì arriva il consiglio di Hannibal: se non hai un retaggio, createne uno. Non ci vuole molto a intuire chi la sfortunata – nonché lesbica – Margot andrà a prendere di petto per concepire l’erede in grado di salvarla da un destino di indigenza.
hannibal naka-choko
Ma torniamo ai nostri due protagonisti. La novella coppia più bella del mondo suscita dubbi anche nell’indiscreta Freddie Lounds (Lara Jean Chorostecki), che scalpita in attesa di un’intervista esclusiva da parte di Will. L’incontro avviene, ed egli ritratta le accuse urlate a squarciagola per mesi. Il messaggio è semplice, “mi sono sbagliato sul conto di Hannibal, non è un assassino”. Si può dir tutto di Freddie, ma è tutt’altro che cretina: la fulva giornalista non si beve una virgola della filastrocca di Will, e decide di indagare per conto proprio, non prima di aver messo in allarme Alana Bloom (Caroline Dhavernas), finora annebbiata da una cecità tanto costante da risultare persino fastidiosa.
E veniamo, dunque, alla famigerata scena di sesso di cui tanto si è parlato: Hannibal amoreggia con Alana, e fin qui nulla di nuovo. Nel frattempo, nella sua casetta isolata, Will riceve la visita notturna di una Margot in forma smagliante e armata di alcol che, senza troppi preamboli, gli si getta letteralmente addosso. Al suggestivo montaggio delle due scene d’amore si aggiunge l’intrusione di un quinto incomodo, l’imprescindibile wendigo (mostruoso ibrido tra uomo e cervo che sin dall’inizio dello show simboleggia il lato oscuro di Hannibal e, a tratti, di Will). La regia di Vincenzo Natali crea una volontaria confusione tra i due distinti amplessi, che finiscono per sovrapporsi creando una tessitura straniante. Will vede Alana al posto di Margot, e non ce ne stupiamo. Né ci stupiamo nel vedere Alana passare dalle labbra di Hannibal a quelle di Will, dati i trascorsi romantici – per quanto mai consumati – preesistenti tra i due. Ma Natali ci mostra una breve transizione in cui Hannibal, a sorpresa, sostituisce Will all’immagine di Alana; il che, invero, si sposa con l’onirica dichiarazione d’amore fatta dallo psichiatra al ritrovato assistito nella scorsa puntata. Non si tratta solo di eros: una singola scena non definisce l’orientamento sessuale di Hannibal – che, come dichiarato dall’autore Bryan Fuller, sfugge a ogni categorizzazione; piuttosto, offre conferma del fatto che egli veda in Will un compagno ideale in ogni ambito, e che stia gradualmente stabilendo con lui una connessione sentimentale che è anche falla nella corazza del guerriero. La scena si conclude con un’inquadratura strategica, una sorta di “trucco magico”: Hannibal e Alana dormono, e accanto a loro dorme anche Will, in una sovrapposizione di luoghi diversi ma situazioni analoghe. Dall’immagine è volutamente assente Margot, estranea alla complicata relazione tra i tre.
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Margot, già; sarebbe pedante e francamente inutile stilare a priori un elenco delle divergenze tra la fulgida, elegante fanciulla che seduce il casto Will, e la nerboruta bodybuilder descritta da Thomas Harris nel romanzo. La sua uniformazione a canoni estetici tradizionali è figlia dell’esigenza narrativa di renderla appetibile agli occhi del monacale Will, che abbiamo visto negarsi persino all’amata Alana nella prima stagione. Risultato: il ritratto che Fuller sta dando di Margot è certo meno disturbante di quello della sua controparte letteraria, gravata dal peso della sterilità e di un fisico deformato dall’abuso di steroidi. La Margot della serie è vessata dagli abusi del fratello, ma non abbiamo il tempo di affezionarci alla sua causa, che già la signorina porta a casa la soluzione, sotto forma di un amplesso facilmente estorto. Certo, la caratterizzazione dell’omosessualità di Margot come inclinazione naturale – e non, come nel libro, diretta conseguenza di un trauma – la rende un personaggio più moderno e risolto della versione del romanzo: ma non è scontato che questa scelta corrisponda a una maggiore empatia verso di lei, specialmente ora che il suo corteggiamento nei confronti di Will si è rivelato un ennesimo tentativo di manipolare il nostro eroe. È presto per dire cosa comporterà la probabile – per non dire certa – gravidanza di Margot; la speranza è che non spinga la trama troppo lontano da un seminato che, fino a oggi, sembra tracciato con precisione maniacale. D’altra parte, fa piacere constatare come l’introduzione del personaggio di Mason Verger – fondamentale sia nell’Hannibal di Harris che nell’adattamento filmico di Ridley Scott – aggiunga un’ulteriore elemento di imprevedibilità alla già complessa scacchiera di pedine dello show, grazie soprattutto alla vibrante performance di Michael Pitt.
La conclusione dell’episodio è, come sempre, un crescendo: Will interrompe sul più bello l’indagine di Freddie Lounds, in una scena concitata che dimostra, ancora una volta, la capacità degli autori di creare simpatia improvvisa per un personaggio finora detestato dalla maggioranza degli spettatori. Jack Crawford rintraccia l’ultima chiamata effettuata dalla giornalista scomparsa, proveniente dalle vicinanze di casa Graham, e convoca Will per chiedere spiegazioni. Nemmeno a dirlo, il giovane è accompagnato dall’ormai inseparabile Hannibal, e i due si spalleggiano a vicenda, lasciando Jack insoddisfatto e ancor più sospettoso. A questo segue una deliziosa scena domestica, in cui Will porta ad Hannibal la materia prima per cucinare: carne fresca, proveniente – a suo dire – proprio dal corpo della sventurata Freddie. Il dottor Lecter si compiace, cucina assieme al suo degno compare e con lui gusta i frutti della “caccia”, sulle note struggenti dell’Adagietto dalla Sinfonia n. 5 di Gustav Mahler. Gli sguardi che i due si scambiano durante la cena sono quelli di due complici felici, di due cacciatori soddisfatti, di due innamorati rapiti. Insomma, di una coppia ormai collaudata.
hannibal naka-choko
E questo è ciò che Naka-Choko ci mostra. Ma molto, molto più interessante è ciò che non ci mostra: non vediamo Will uccidere Freddie, ma lo osserviamo trascinarla via dalla sua macchina, dopo averle chiesto cortesemente di starlo a sentire – sebbene con un tono compassato che ricorda fin troppo quello del suo sanguinario amico Hannibal. Cosa dobbiamo dedurne?
Non è passato molto dall’ottavo episodio, Su-zakana, che si apriva con il dialogo tra Will e Jack, intenti a escogitare un piano per incastrare Hannibal una volta per tutte. Per quanto ci sia stata un’evoluzione del lato oscuro del nostro protagonista, non possiamo dimenticare il suo proposito di vendetta nei confronti dello psichiatra, colpevole di avergli fatto patire un ingiusto calvario e di aver fatto fuori mezza Baltimora, tra cui la sua amica Beverly. Will sta pianificando scientificamente, prendendo spunto dalla calma del suo nemico e inducendolo a credere di potersi fidare di lui. L’idillio è una facciata: ciò che si cela dietro di esso non è complice simbiosi, ma ostinato progetto di distruzione. Sia chiaro: tutto questo non fa tabula rasa del rapporto tra Hannibal e Will, basato su un’intesa costellata, qua e là, di colposa ammirazione. Ma questa dinamica da Bonnie e Clyde è figlia di una strategia: staremo a vedere se il geniale dottor Lecter riuscirà a decrittarla, o se resterà vittima, ironia della sorte, dell’unica arma in grado di sfuggire alla sua mano di burattinaio consumato: la sua imperscrutabile, non convenzionale declinazione dell’amore.