“Ti rivedi ancora e ancora, mentre lo uccidi?”
“No, vedo te.”

Uno scambio di battute emblematico quello tra Will Graham (Hugh Dancy) e Chiyo (Tao Okamoto) in viaggio verso Firenze, destinazione ultima della caccia ad Hannibal (Mads Mikkelsen) e convergenza delle ambizioni vendicative (e non) di tutti i protagonisti della serie di Bryan Fuller. Will sorride nel sentire le parole della giovane, quasi lusingato, come avrebbe fatto Hannibal, e questo conferma i sospetti di Chiyo: “Hai paura che, se non lo ucciderai, diventerai come lui.”

Colpisce, ancora una volta, la capacità della serie di Fuller di capovolgere i cliché, laddove la formula del “se lo uccidi, diventerai come lui” sarebbe comunque stata calzante, vista la situazione borderline della psiche di Will. Ma nulla è scontato, nella splendida sceneggiatura di Contorno, e l’ex profiler dell’FBI corre a passo spedito verso la resa dei conti con l’amato-odiato psichiatra. Passo spedito che viene notevolmente rallentato nel momento in cui la sua bella compagna di viaggio, a pochi secondi da un casto ma perturbante bacio, lo spinge giù dal treno. La perplessità cje finora gravava sull’importanza del personaggio di Chiyo è ora stata molto smussata da questo mirabile colpo di scena, che rimescola le carte e getta un velo sulle reali intenzioni della donna nei confronti di Hannibal. Va detto che la bella assistente di Lady Murasaki, nella sua pur mirabile lucidità, commette un errore di valutazione su Will, nel liquidarlo come un uomo in grado di capire solo l’influenza derivata dalla violenza. Se c’è qualcosa che Will ha incamerato, a seguito della propria controversa relazione con Hannibal, è la viscerale complementarità dei loro animi, e la loro reciproca influenza è stata basata, nelle loro rosee quanto brevi fantasie, sul disperato desiderio negato di condivisione.

Non tutti cacciano Hannibal seguendo fisicamente le sue tracce, e ne è un esempio Alana Bloom (Caroline Dhavernas), che prosegue la sua collaborazione con Mason Verger (Joe Anderson) a dispetto delle infime, volgarissime allusioni di quest’ultimo alla passata liason sentimentale tra la psichiatra e il collega cannibale. Malgrado la prudenza che l’ha sempre contraddistinto, Hannibal si è fatto conoscere da Alana almeno nei propri gusti raffinati, gusti che consentono alla donna di rintracciarlo in Europa – brillante la semina, nel primo episodio, degli indizi tramite le scene della spesa di Bedelia. Malgrado il trauma fisico e psicologico del tradimento, c’è ancora umanità nella dottoressa, ed emerge inequivocabilmente nella sua preoccupazione per la sorte di Rinaldo Pazzi (Fortunato Cerlino). Preoccupazione più che giustificata, vista la tragica – ma prevedibile – sorte riservata allo sventurato ispettore, abbacinato dalla lusinga di un lauto guadagno per brillare agli occhi della giovane moglie. Ma l’avidità, anche se animata da buone intenzioni, rientra nella “rudeness” che Hannibal detesta; se a questo aggiungiamo il fatto che Pazzi tenti di raggirare il nostro protagonista, è chiaro come l’uomo di legge abbia praticamente sottoscritto la propria condanna a morte siglandola col proprio sangue.

Ma il fulcro di Contorno è lo scontro tra Hannibal e Jack Crawford (Laurence Fishburne), reduce dal congedo finale dalla moglie Bella, le cui ceneri getta malinconicamente nell’Arno, in una scena di rara potenza drammatica ed estetica. La seconda stagione si era aperta e chiusa con la colluttazione tra i due uomini, ma nulla di ciò che abbiamo visto in Kaiseki e Mizumono riporta neppure vagamente a quanto vediamo in Contorno. Per la prima volta, dall’inizio dello show, vediamo Hannibal fuggire letteralmente a gambe levate – per quanto gli consentano le pesanti ferite infertegli da Jack pochi minuti prima, al ritmo dell’ouverture rossiniana de La gazza ladra. Per quanto sia un villain affascinante e, sotto sotto, si finisca per tifare per lui in linea col motto “l’estetica è più importante dell’etica”, Hannibal resta comunque un pazzo assassino, in grado di sbudellare a sangue freddoun Pazzi che, complice l’interpretazione magistrale data da Fortunato Cerlino, è riuscito a farci affezionare a lui malgrado il suo tragico peccato di avidità. È quindi con sincero godimento che lo osserviamo soccombere, colpire vetrine, sanguinare e, infine, sgattaiolare via come un ladro, usando il cadavere di Pazzi come via di fuga dall’ira funesta di Jack. Quella dell’agente FBI in finestra che osserva dall’alto il suo vecchio amico malconcio nel cortile è, senza ombra di dubbio, l’immagine di Hannibal più perdente mostrataci finora, e ve ne saranno altre. Se il colpo di grazia dev’essere ovviamente inferto da Will, questa prima scarica di violenza ci ha preparato il palato a quella che, non ne dubitiamo, sarà una resa dei conti memorabile.