È un episodio interlocutorio ma forse uno dei più belli questo ottavo. Inizia come di consueto con il riassunto delle puntate precedenti e si sofferma su un dettaglio che ci sarà utile. Quando mr. Pickles in un delirio di rabbia ha distrutto il suo ufficio un ragazzo è accorso e l’ha trovato per terra affaticato. Proprio lui sarà protagonista di questa puntata, una che per la prima volta si dedica ad espandere la consueta scenetta che apre ogni episodio con gli effetti benefici del programma di mr. Pickles, Puppet Time, su persone con vite al limite.

Stavolta è un carcerato nel braccio della morte che come ultimo pasto chiede un numero impressionante di pasti pronti da supermercato a marca mr. Pickles, ed è tutto contento. Sembra un intro come altre in cui qualcuno di insospettabile ha una venerazione per mr. Pickles, in realtà quel condannato a morte è qualcosa di più.

Per anni ha intrattenuto una corrispondenza via posta ordinaria con mr. Pickles (una delle molte per lui) il quale gli ha sempre risposto. Non conosceva nemmeno il programma, non l’aveva mai visto, voleva solo qualcuno con cui parlare e l’ha trovato.

È incredibile ogni volta quanto Jeff sia capace di dire e fare la cosa giusta per aiutare gli altri, tanto quanto non sa farlo nella sua vita. Il suo approccio ai fan o agli spettatori è sempre il più giusto anche se vivono condizioni assurde. Lui con il resto del mondo funziona sempre e in questo caso funziona al di là del programma, al di là di tutto, solo con le parole e le lettere.

Scopriamo dopo poco che questa puntata è un flashback, si svolge nel passato quando l’incidente d’auto in cui è morto uno dei due figli di Jeff (evento che mette in moto tutta la serie tv) non è ancora avvenuto. L’esecuzione del condannato a morte si avvicina e il figlio di questi chiede a mr. Pickles di presenziare per fare piacere al padre. Si scatenerà la consueta polemica interna alla redazione del programma, con lui che desidera farlo e la produzione (cioè il padre) che invece non vuole. Si opterà per una soluzione di mezzo ridicola, una cena tra le due famiglie in un ristorante cinese, in cui scopriamo cosa è successo e perché quell’uomo sia nel braccio della morte (e la storia è bellissima).

Capiamo ad un certo punto che questo grande flashback scatenato dallo scambio di sguardi tra mr. Pickles a terra affaticato dopo aver distrutto l’ufficio e il ragazzo che è accorso, è la loro storia.

Quel ragazzo è infatti il figlio del condannato con cui sta cenando al ristorante cinese e che sta lottando perché Jeff possa andare alla sua esecuzione per regalargli un ultimo momento di gioia. Anche se non l’ha mai visto per quel condannato lui è l’unica persona che l’abbia ascoltato e gli è stato così prezioso che si è tatuato addosso uno dei suoi pupazzi.

In questa puntata inoltre Kidding riesce anche a raccontarci nei ritagli di tempo che rapporto Jeff avesse con Will, il figlio che sarebbe poi morto (gemello di Phil) e come faticasse ad essere un padre normativo.

Forse è una delle puntate più belle, più compatte e chiare, in cui la strategia gentile di mr. Pickles e la sua tolleranza di tutti i sentimenti, la sua capacità di ispirare il meglio ascoltando e opponendo al dolore di chi gli parla la calma, la gentilezza e la disponibilità è più evidente. Se la serie racconta di un uomo a pezzi che non riesce a fare per sé quel che fa per gli altri, cioè trovare una maniera per esprimere il dolore invece di reprimerlo, questa puntata è la dimostrazione più pura di cosa si intenda per “lenire il dolore”.

Il ragazzo sarà poi assunto da mr. Pickles come risarcimento (il padre è stato condannato perché, detto in breve, ha dato di matto dopo una questione di marginalizzazione che lo aveva rovinato ingiustamente) e per questo sarà poi lì, nel suo ufficio, nel presente.

Rimessi a posto i pezzi del puzzle di questo flashback quella che rimane è la scena dell’esecuzione, a cui ovviamente mr. Pickles andrà una volta capita la backstory del condannato. Tutta quella sequenza di morte è mostrata con una moderazione, una coerenza e una delicata ingiustizia veramente magistrali che fanno il paio (grazie al cielo!) con il consueto umorismo che Kidding riesce ad accompagnare non al dramma, ma proprio al dolore. C’è lo strazio in quella sala da cui si guarda l’iniezione letale, e c’è anche l’umorismo visivo, non di parola ma di immagini.

Ci si può anche commuovere e una volta tanto senza sentirsi raggirati, anzi, sentendosi riempiti della dignità che i personaggi esibiscono nonostante tutto.

Dalla prossima puntata si riparte con il presente e la grande crisi di mr. Pickles.