Mrs America: la recensione

Il cast di Mrs America è già di per sé quasi un manifesto della serie. Tanti esempi di femminilità, tante attrici di primo livello, ideali per un cast corale, ma quasi tutte pronte a scomparire dietro le esigenze della storia. Indubbiamente una storia di donne, che parlano linguaggi diversi, si confrontano o più spesso si scontrano sullo sfondo di una battaglia sociale che vuole parlare anche del presente. La miniserie di FX brilla grazie a Cate Blanchett, ma in generale è un ottimo prodotto che trionfa appoggiandosi ad un cast vario e ispirato.

La storia copre gli anni ’70 e racconta il percorso di approvazione dell’Equal Rights Amendment, una norma costituzionale che avrebbe dovuto sancire l’equità di genere. Avrebbe, perché il percorso di ratifica fu reso molto impervio anche per l’ostinata opposizione di un gruppo di attiviste guidate da Phyllis Schlafly (Cate Blanchett). I nove episodi della miniserie FX (da noi su TimVision) raccontano proprio i vari punti di vista sulla vicenda da parte di donne più o meno rilevanti e più o meno legate a quella battaglia sociale.

Il cast è di quelli imponenti: oltre alla protagonista citata ci sono Sarah Paulson, Rose Byrne, Elizabeth Banks, Uzo Aduba, Margo Martindale, Tracey Ullman, James Marsden e John Slattery. Quasi ogni episodio prende il nome della protagonista di quella puntata, e se è vero che in quell’episodio a quel personaggio è riservato maggiore spazio, ciò non dovrebbe farci pensare ad una serie molto episodica. Come detto, infatti, ogni attrice è pronta a scomparire dietro le maglie dell’intreccio per lasciare spazio alla vera protagonista sotto i riflettori, che qui è una Cate Blanchett davvero intensa. Al suo altro progetto televisivo del 2020 dopo Stateless, si prende un ruolo difficile, controverso, antipatico, contraddittorio, e lo fa suo.

La scrittura gioca nella ricerca dell’empatia con questa donna che contiene tante sfumature al suo interno. Amica possessiva e aggressiva con Alice Macray (Paulson), avversaria crudele e spietata in un confronto con Betty Friedan (Ullman), moglie sottomessa con il marito (Slattery). Destinata alla sconfitta qualunque cosa accada – almeno nella ricostruzione della serie – perché costretta in una contraddizione palpabile. Quella di donna impegnata per mantenere gli stereotipi di genere. Strumento lei stessa di una narrazione politica che potrebbe dimenticarla e rimandarla tra le mura familiari.

Non è un caso se dopo tanti episodi che portano nel titolo il ruolo di donna, l’ultimo si chiami Reagan, a segnare quindi lo spegnersi di una lotta politica femminile o femminista nella riconferma di schemi vecchi. Schemi che riecheggiano volutamente nel presente, dalla ratifica dell’ERA alle manifestazioni femministe, a campagne politiche che puntano sull’estremizzazione dell’avversario, fino a slogan politici familiari.

“Il potere non concede nulla”, dirà qualcuno a un certo punto, e la Schlafly ne è essa stessa un prodotto, fin dalla prima scena della serie in cui un uomo le suggerisce di esibire un sorriso costruito, gesto che farà proprio e ripeterà negli anni a seguire. In questo e in altri dettagli, Mrs. America si conferma come una serie molto solida, intensa, interessante, capace di andare oltre la cronaca storica – probabilmente concedendo anche molto al dramma e all’invenzione – ma riuscendo a raccontare personaggi vivi e profondi.