A cura di Fabio Segretario

Dati Tecnici

  • Video: AVC, 1080/24p (23,976), 1.78:1
  • Audio: 5.1 DTS HD Master Audio: Italiano Inglese
  • Sottotitoli: Italiano
  • 6 dischi 50 gb
  • Region free
  • Amaray
  • Prodotto da CBS/Paramount, distribuito da Universal.
  • Edizione ITALIANA disponibile nei seguenti paesi: IT.

Serie

Dopo un periodo di incertezze, Star Trek Enterprise riceve il via libera per una quarta stagione che non ne rappresenta solo la sua ultima istanza, ma anche la conclusione del più fortunato ciclo produttivo legato al brand Star Trek, iniziato diciotto anni prima con The Next Generation per mano di Gene Roddenberry e soprattutto di Rick Berman, che è stato a tutti gli effetti il padre più importante di Star Trek dopo Roddenberry. Nonostante il cambio di rotta apportato con la terza stagione, Enterprise sembrava proprio non riuscire a far breccia nel cuore dei fan, tanto meno nel pubblico generalista. Per garantire la produzione di una quarta stagione, si è dovuto accettare molti compromessi, su tutti il calo considerevole di budget per ogni puntata (si parla di un passaggio da 1.7 milioni di dollari a 800 mila dollari) e una riduzione di puntate da ventiquattro della terza stagione a ventidue di questa. A dispetto delle apparenze, il calo dello sforzo produttivo non ha compromesso quello artistico e anzi, con la quarta stagione Enterprise trova finalmente la sua dimensione ideale. Per la quarta stagione, Rick Berman e Brannon Braga, gli autori dello show, lasciarono il loro ruolo di showrunner per delegarlo a Manny Coto, già produttore esecutivo e sceneggiatore della terza stagione. L’apporto di Manny Coto come mente creativa si è rivelato una carta vincente: Coto ha deciso di far diventare Enterprise, a tutti gli effetti, lo show prequel di tutto lo Star Trek classico, eliminando quindi tutte le divagazioni come la Guerra Fredda Temporale o nuove razze aliene come gli Xindi, concentrandosi quindi sul raccontare quelle storie che avrebbero portato alla nascita di quegli elementi classici tanto amati dai fan. Senza mezzi termini, la quarta stagione la si può definire un’operazione di puro fan service verso l’appassionato ormai scontento da tempo dello show.

Ancora una volta, non ci si deve far trarre in inganno perché, nonostante le intenzioni, il prodotto propone storie di grande spessore che appassionano come poche. Oltre a questo, si nota come la stagione (in parte sempre per questione di costi) propone una formula ad archi narrativi di due o tre episodi, abbandonando quasi del tutto quella dell’episodio singolo. Si hanno quindi meno storie, ma narrate a più ampio respiro e maggiormente interconnesse. Si parte con il trittico “Terra di confine” – “Stazione 12” – “I potenziati”. Questa storia, dalla grande vena action, riporta sulla scena i famigerati potenziati: esseri concepiti in laboratorio grazie alla eugenetica che, nell’immaginario di Star Trek, negli anni novanta del ventesimo secolo conquistarono gran parte dei paesi del terzo mondo. Ma non è tutto, questi tre episodi riportano sulla scena uno degli interpreti più amati di Star Trek: Brent Spiner. Dismessi i panni dell’androide Data di The Next Generation, Spiner interpreta lo scienziato Arik Soong, antenato dello scienziato Noonian Soong inventore di Data. Spiner, libero dal personaggio di Data, da libero sfogo alla sua vena recitativa con un personaggio dallo spiccato humor nero, una moralità ambigua, ma dai saldi principi. La storia vede un gruppo di potenziati creati da Soong rubare una navetta Klingon, mentre l’Enterprise con l’aiuto di Soong si mette sulle loro tracce per evitare uno scoppio delle ostilità tra la Terra e Qo’noS. Il trittico è quindi un lavoro indirizzato ai fan, riportando i potenziati (con tanto di riferimenti e citazioni a “L’Ira di Khan” e all’episodio “Spazio Profondo” della serie classica), Brent Spiner, ma anche gli Orioniani, una razza famigerata, precedentemente apparsa unicamente nell’episodio pilota scartato della serie classica “Lo Zoo di Talos” e che per la prima volta c’è ne mostra il mondo e i suoi usi e costumi. A catalizzare maggiormente l’attenzione, però, è il trittico “La Fornace” – “Risvegli” – “Il Kir’shara”. Una delle maggiori critiche che i fan hanno rivolto a Enterprise, negli anni, era incentrata sui vulcaniani, che non rispecchiavano l’immagine canonica che è sempre stata data loro nelle altre serie. Questo trittico fa finalmente luce su questa discrepanza, in una storia che si interconnette con i relativi episodi precedenti e ci porta a quella che poi diventerà l’immagine classica dei Vulcaniani. L’ambasciata vulcaniana sulla Terra subisce un attentato che ha, tra le sue vittime, l’ammiraglio Forrest.

L’amministratore V-Las, la massima autorità del governo Vulcaniano, è convinto che i responsabili siano un gruppo estremista noto come i syranniti, una fazione vulcaniana che non segue gli insegnamenti di Surak. Archer e T’Pol, non convinti dalle prove emerse, decidono di cercare i syranniti, nascosti nei deserti vulcaniani. Ciò che scopriranno metterà in luce la corruzione del governo vulcaniano e porterà ad una rivoluzione su tutto il pianeta. Si noti la presenza di T’Pau, qui molto giovane, personaggio presente in uno degli episodi simbolo della serie classica e della cultura vulcaniana, “Il duello”. Trittico di grande importanza e primo vero passo verso lo status quo classico di Star Trek, è rappresentato da “Babel” – “Fragile alleanza” – “Gli Aenar”. Ancora una volta, richiamando alla memoria la serie classica, nella fattispecie l’episodio “Viaggio a Babel”, l’Enterprise è chiamata a scortare l’ambasciatore tellarite ad una conferenza di pace con gli andoriani. Ma durante il viaggio si imbattono nei resti della nave andoriana di Shran, salvatasi con il suo equipaggio con i gusci di salvataggio, sostenendo che sono stati i tellariti ad attaccarli. Il capitano Archer dovrà scoprire la verità, mentre tenta di appacificare due popoli da sempre in lotta. Il trittico, dal ritmo serrato e dai forti colpi di scena, si riaggancia al precedente sui vulcaniani e mostra nuovamente gli sforzi occulti da parte dell’Impero Romulano di impedire il formarsi della federazione.

Ancora una volta, il personaggio di Shran si rivela essere squisito nell’interpretazione e nella scrittura con i confronti con Archer, tanto che è un rammarico non averlo avuto nel cast fisso. Oltre a questo, gli episodi sono un’ulteriore occasione per osservare il mondo degli andoriani e dei tellariti, razze che prima di Enterprise si intravedevano appena, nonostante la loro grande importanza. Da sempre i fan hanno cercato di conciliare l’esistenza dei klingon originali (apparsi nella serie classica) a quelli moderni (da The Motion Picture in poi), dove i secondi erano caratterizzati da creste craniali, a differenza dei primi dall’aspetto molto più umano. Quello che era un semplice restyling di Star Trek dal passaggio televisivo a quello cinematografico è diventato un dibattito tra i fan, che hanno sempre avuto a cuore la continuità narrativa dello show. Ecco quindi che il dittico “Virus letale” – “Divergenze” fornisce finalmente la risposta, assolvendo, ancora una volta, al suo compito di stagione fan service. A causa dell’incidente con i potenziati, i Klingon tentano di sintetizzare la formula di Soong per creare klingon potenziati. Ma oltre a manifestare effetti collaterali fisici, la formula si è trasformata in un virus che sta decimando il loro popolo. Per questo motivo rapiscono il dottor Phlox, affinché li aiuti a trovare una cura. Gli episodi segnano anche il ritorno della famigerata Sezione 31, anche se sarebbe meglio dire la prima apparizione in ordine cronologico, un ordine segreto all’interno del governo terrestre, dai metodi e dalla moralità dubbie, per salvaguardare, con ogni mezzo necessario, la sicurezza della Terra. L’atto finale della stagione è rappresentato dal dittico “Demoni” – “Lotta per la Terra”. Grazie agli sforzi del capitano Archer, per la prima volta specie provenienti da pianeti diversi partecipano ad una conferenza sulla Terra per promuovere un’alleanza. Ma durante la conferenza, una donna morente si avvicina a T’Pol e le consegna una ciocca di capelli, che scoprirà appartenere ad una misteriosa bambina figlia sua e di Trip.

Indagando, si scoprirà un complotto sovversivo di un movimento xenofobo, volto a impedire l’alleanza e ad allontanare ogni alieno dalla Terra. Dopo che i personaggi hanno affrontato tutte le minacce possibili per il raggiungimenti di ciò che poi diventerà la Federazione, l’ultimo ostacolo non è rappresentato da qualche razza aliena ostile, ma dagli stessi terresti, da una frangia di essi che mostra il peggio dell’uomo e che il personaggio di John Frederick Paxton (Peter Weller) incarna perfettamente in questo doppio episodio adrenalinico e toccante. Merita una considerazione anche il dittico che apre la stagione (“Nuovo fronte temporale – prima e seconda parte) che fa da ponte tra la terza e la quarta serie, anche se ne rappresenta la parte meno riuscita.

Tornata finalmente sulla Terra dopo aver salvato il pianeta dalla minaccia degli Xindi, l’Enterprise scopre ben presto di essere tornata indietro nel tempo durante la Seconda Guerra Mondiale, anche se in una versione distorta di essa: infatti, la Germania ha conquistato parte delle coste americane, grazie all’aiuto di una misteriosa razza aliena che usa i nazisti per i suoi scopi. Questo doppio episodio è l’atto conclusivo della saga della guerra fredda temporale. Il problema non sono gli episodi di per se, che svolgono bene il loro ruolo, ma il fatto che lo show prema violentemente sull’acceleratore e che la concluda lasciando troppo interrogativi irrisolti e confusione nello spettatore, questo a causa dei continui cambi di rotta nel corso degli anni. Ma se da un lato abbiamo un doppio episodio che lascia l’amaro in bocca, dall’altro lato abbiamo uno dei più geniali mai scritti per Star Trek: “In uno specchio oscuro – prima  e seconda parte”. Ambientata interamente nel cosiddetto Universo dello Specchio, un universo alternativo dove l’umanità ha conquistato con la violenza gran parte del quadrante e soggioga le altre razze con il pugno di ferro, e senza alcun legame con l’universo principale, narra la storia della nave Enterprise che si appresta ad entrare nello spazio Tholiano dopo che il primo ufficiale Archer, grazie ad un ammutinamento, per recuperare un misterioso vascello che permetterà all’impero terrestre di soggiogare la ribellione e dare all’ambizioso e paranoico Archer la gloria che merita. Gran parte del fascino del dittico è dato non solo dall’eccellente ritmo, dalle grandi scene d’azione e dagli ottimi effetti speciali (per una serie TV di quegli anni), ma anche dal fatto che questi episodi rappresentano il prosieguo di una delle puntate storiche della serie classica: “La ragnatela Tholiana”. Infatti in quell’episodio, la nave Defiant scompariva in un altra dimensione e ora veniamo a sapere che quella dimensione era l’Universo dello Specchio e che il viaggio dimensionale la porta anche indietro nel tempo di cento anni.

Grazie ad un sapiente lavoro, tutti i dettagli per far coincidere uno show del 1968 con uno del 2005 funzionano perfettamente, senza far stonare i due stili diversi. Questo ennesimo lavoro di fan service, che è anche un grosso omaggio alla serie classica, portano non solo i luoghi di quella serie (la Defiant è una copia identica dell’Enterprise originale), ma permettono anche di rivedere alieni simbolo di quella serie, come i Gorn (con il suo primo restiling e totalmente digitale) e i Tholiani che ci vengono mostrati per la prima volta nella loro interezza. Merita considerazione, infine, anche l’ultimissimo e controverso episodio della stagione: “Federazione prossima frontiera”. In data stellare 47457.1 (corrispondente al 2370 del nostro calendario), il comandante William T. Riker, su consiglio di Deanna Troi, esegue un programma di simulazione che replica l’ultima missione della nave stellare Enterprise NX-01, per poter risolvere un conflitto interiore legato alla missione Pegasus che sta per affrontare. In questa simulazione, il capitano Archer riceve una chiamata dal suo vecchio amico Shran, che era stato dato per morto, che gli chiede aiuto per salvare sua figlia da un gruppo di pirati suoi ex alleati. E tutto questo mentre si appresta a porre la firma per il trattato di alleanza dei pianeti che avrebbe, di lì a poco, dato vita alla Federazione. Questo episodio, più che essere parte di Enterprise, è più una celebrazione di tutto Star Trek, in particolare quello firmato Rick Berman, riportando sulla scena non solo l’Enterprise D, ma anche personaggi amati come  Riker, Troi e Data per dare un ultimo saluto a quelli che sono stati gli anni più prolifici di Star Trek, un’epoca durata diciotto anni e che difficilmente potrà essere replicata in futuro. Resta da chiedersi, se le cose fossero andate diversamente, cosa avrebbe potuto regalare Enterprise come serie ora che aveva trovato la sua dimensione ideale, ma alla fin fine restano chiacchiere senza importanza ed Enterprise, pur con tutti i suoi problemi, resterà uno show nel cuore di tutti i fan di Star Trek.

Video

Quarto e ultimo appuntamento di una travagliata storia editoriale con Star Trek Enterprise, la cui quarta stagione arriva finalmente anche sul suolo italico in alta definizione Blu-ray. Come in molti ricorderanno, Enterprise, dopo la pubblicazione delle prime due stagioni, venne sospesa a causa delle scarse vendite, come spesso accade in questo settore. Dopo un paio d’anni di proteste da parte dei fan, la filiale italiana di Universal, che cura la distribuzione anche dei prodotti CBS/Paramount, ha tentato di venire incontro agli appassionati realizzando in loco le edizioni delle ultime due stagioni. Questo vuol dire un’edizione votata al compromesso a causa dei costi maggiori da sostenere da parte dell’editore. Il prodotto si presenta quindi come la terza stagione: sei dischi contenenti gli episodi della stagione in alta definizione, ma nessun contenuto speciale, alloggiati in una custodia amaray senza slipcover. Anche il menù è una proposta fatta in loco, molto più spartana e priva delle informazioni della messa in onda dell’episodio e dell’epoca in cui si svolge.
A differenza delle tre stagioni precedenti, la quarta stagione abbandona il formato 35 mm per abbracciare completamente le soluzioni digitali, nella fattispecie Sony CineAlta F900 per un master digitale a 1.9K, sostituendo il nastro magnetico D5.
Il cambio di tecnologia in fase di ripresa ha portato degli innegabili benefici. Quel che risulta più evidente è un incremento della definizione generale, sia nei primi piani, con incarnati porosi e più realistici, sia nei campi lunghi, con sfondi più dettagliati. Nonostante la sempre verde fotografia di Marvin Rush sia la stessa, si possono notare colori più brillanti e voluminosi, che esaltano ancor di più la definizione e la tridimensionalità del quadro data da un buon livello del nero. Anche gli effetti speciali ora sono più risoluti, eliminando i problemi di bassa risoluzione delle stagioni precedenti (specialmente la prima) ogni qualvolta si presentava un effetto digitale. Questo però vale sulle nuove scene, dato che la serie ricicla in più occasioni sequenze già renderizzate delle stagioni precedenti, portando ad un dislivello evidente, dove da una parte si ha un’Enterprise con evidenti segni di aliasing, mentre dall’altra un modello più risoluto e con texture un po’ più dettagliate, tuttavia evitando un crollo qualitativo di tutte le riprese con gli attori. La rumorosità che ha sempre caratterizzato il lavoro di Rush su Star Trek, rimane presente, così come l’onnipresente filtro bagliore che può limitare, in alcuni caso, la definizione effettiva. Tuttavia, la rumorosità ora si propone in chiave digitale, molto più fine rispetto a quella più grossolana delle stagioni precedenti. Si può però notare come la visualizzazione di tale rumore sia pulsante, insieme alla luminosità, in particolare con le scene più scure, come una sorta di sfarfallio. Il risultato finale è un quadro di buon livello, superiore alle stagioni precedenti, ma molto inferiore agli attuali standard televisivi. La codifica in AVC ad alto bitrate svolge bene il suo lavoro di compressione trasparente.

Audio

Come per la terza stagione, anche la quarta propone il doppiaggio italiano e l’originale audio inglese in un mix di 5.1 canali ed encodati in DTS HD Master Audio. La terza stagione presentava un volume dei dialoghi sin troppo basso, con conseguenza che gli effetti sonori e la musica sovrastavano spesso i dialoghi, rendendo il tutto inintelligibile. Nella quarta stagione questo non accade e si può godere di dialoghi presenti e ben inseriti, effetti sonori e musica potenti e senza distorsioni, pur con una dinamica limitata, e una buona separazione e direzionalità dei canali. La traccia inglese gode di maggior dinamica, più ricchezza nelle frequenze e una maggiore naturalezza nell’insieme. In ogni caso niente che superi di molto il risultato della traccia italiana.

Extra

Come detto, non è presente alcun extra, né quelli di repertorio dell’edizione DVD, né quelli inediti, tra cui il bellissimo documentario in quattro parti “Before Her Time: Decommissioning Enterprise” e la reunion degli sceneggiatori. Un vero peccato.

Conclusioni

Ultima stagione della controversa, criticata, a volte ignorata, serie di Star Trek Enterprise, la cui pubblicazione in alta definizione in Italia è stata travagliata. L’edizione replica perfettamente il quadro video con tutte le sue caratteristiche grazie ad un encoding efficiente. Purtroppo l’edizione è priva di qualsiasi contenuto speciale. In ogni caso l’acquisto resta caldamente raccomandato, sia ai fan di Star Trek per avere la possibilità di vedere lo show nella sua forma definitiva, ma anche ai neofiti che voglio scoprire questo universo.