Già da diversi episodi, See aveva messo in luce la contrapposizione in chiave ying-yang tra i due gemelli Haniwa (Nesta Cooper) e Kofun (Archie Madekwe): se il ragazzo ha manifestato da subito tracce evidenti dell’indole cauta, gentile e riflessiva della madre, la sorella è sembrata più allineata allo spirto guerrier del patrigno, portando più volte i protagonisti a rischiare la vita a causa della sua istintualità avventata e, a tratti, quasi ferina.

Di per sé, il capovolgimento dei cliché di genere è scelta encomiabile; tuttavia, non possiamo non notare come, in una puntata come The Lavender Road, le ripercussioni di questa ormai dichiarata dicotomia tra Haniwa e Kofun finisca per far ricadere tutte le colpe sulla prima. Come se non bastasse, anche Maghra (Hera Hilmar) emerge come personaggio profondamente incoerente, che ha destinato la tribù che l’ha accolta al massacro solo per celare la propria identità senza che, al momento, See ci abbia fornito alcun valido motivo.

Certo, la sorella Kane (Sylvia Hoeks) era in collera a causa del tradimento dell’amato Jerlamarel, ma è inspiegabile che Maghra abbia nascosto una verità che avrebbe potuto prevenire così tante morti per mano di Tamacti Jun (Christian Camargo). Alla luce di quanto sappiamo oggi, la principessa avrebbe potuto far tintinnare l’anello della dinastia Kane in faccia allo stregone qualche tempo prima.

Tornando ad Haniwa, finora il suo più grande errore di giudizio era stato fidarsi di Boots (Franz Drameh), il fratellastro ritrovato anch’egli dotato di vista come lei e Kofun. Un errore facilmente giustificabile, essendo figlio di una vicinanza empatica tra diversi. Haniwa ha anche dimostrato di essere testarda e impulsiva; tratti che condivide con Baba Voss (Jason Momoa), ma nel suo caso queste caratteristiche si sono rivelate fonte di infinita tribolazione e tragedia.

È solo adesso, tuttavia, che i lati peggiori dell’indole di Haniwa vengono a galla, mostrandola agli occhi del pubblico di See come una ragazzina egoista e irresponsabile, che arriva a rinnegare l’ormai ferito patrigno in virtù di una differenza – il suo stato di vedente – legata puramente al caso. “Non fa parte del nostro mondo”, arriva a mormorare all’orecchio del fratello Kofun, ma le sue frecciatine non risparmiano neppure Paris (Alfre Woodard) o Bow Lion (Yadira Guevara Pip).

In questo senso, la saggia sciamana si erge a coscienza del gruppo e, nel momento in cui i gemelli sono costretti a separarsi dagli altri, ricorda loro di costruire un mondo per vedenti e non vedenti, un mondo in cui non ci siano “dei”, sottolineando come anche Jerlamarel sia un semplice essere umano. Quando Bow Lion viene ferita in un passo di montagna, grazie agli arcieri che Jerlamarel ha fatto appostare per proteggere l’ingresso del suo “regno”, Haniwa mostra ben poca preoccupazione per il suo stato di salute.

Dice infatti che Paris e Baba Voss la porteranno in qualche tribù per essere curata e che la sua ferita non dovrebbe ritardare l’ingresso di lei e Kofun nel regno di Jerlamarel. Potrebbe essere una mera considerazione strategica ma, inserita nel mosaico di comportamenti egoisti che hanno caratterizzato Haniwa fino a oggi, ha più l’aria di una scelta tanto individualista quanto insensibile.

Kofun è, comprensibilmente, ben più diffidente all’idea di incontrare Jerlamarel, specialmente dopo essersi imbattuto in un brutale monumento di corpi umani in decomposizione, corredato di un messaggio che recita: “Un nuovo mondo si trova oltre / Un nuovo dio risiede all’interno / Entra e sarai visto / Entra e sarai giudicato / Entra e troverai la morte”. Il giovane non manca di esternare la sua preoccupazione per lo stato di salute mentale del padre naturale, e riflette sul fatto che la madre non abbia mai parlato di lui senza sembrare triste o preoccupata.

Dato che Jerlamarel ha ritenuto opportuno definirsi un “nuovo dio” e ha parlato di “giudicare” coloro che entrano nel suo regno, i timori di Kofun appaiono più che validi. Eppure, ancora una volta, Haniwa si fa guidare da un’irragionevole impazienza di incontrare il suo “vero padre”, sembrando persino disposta a dimenticare l’amore e la protezione che Baba Voss ha fornito a lei e al fratello nel corso degli anni.

Chi non dimentica, invece, è Tamacti Jun: dopo aver salvato la regina Kane dai suoi carcerieri tessitori, il generale viene a conoscenza della distruzione della capitale Kanzua da parte della sovrana in fuga. La rivelazione potrebbe non significare molto per Maghra, ma per Tamacti- che ha trascorso vent’anni a caccia di nemici per volere di Kane – è un duro colpo da affrontare. È un meraviglioso momento di potere, quello in cui Kane ribadisce la sua posizione di regina e si trova davanti il suo più fedele generale che, per la prima volta, la mette in discussione.

Alla vigilia dell’epilogo stagionale e con il rinnovo recentemente ottenuto per una seconda tranche di episodi, See ci avvicina al finale con l’emblematico e folgorante bagliore delle luci elettriche puntate su Haniwa e Kofun, a voler simboleggiare come un nuovo capitolo si stia aprendo non solo per i due gemelli, ma anche per la storia narrata dalla serie di Appe TV+; non è certo senza curiosità che attendiamo la momentanea conclusione delle avventure dei nostri protagonisti, impazienti di vedere quanta e quale tecnologia sia sopravvissuta sotto le mani – e gli occhi – dei vedenti.

Correlato con See