Path of the Jedi è l’episodio con cui Star Wars Rebels ritorna dopo la pausa natalizia, e non è esagerato dire che costituisce a tutti gli effetti una “terza parte” della storia in due puntate con cui la serie ci aveva lasciato, tirando le somme della prima fase dell’addestramento Jedi di Ezra e del suo primo impatto con il lato oscuro della Forza. Anzi, probabilmente se fosse stata usata come terzo effettivo capitolo di una storia tripartita, la “mini-trilogia” sulla Forza avrebbe lasciato un sapore migliore di quanto non fece l’interruzione natalizia post-Gathering Forces, in quanto è questo episodio che tira le somme e dà una giusta conclusione a quanto seminato nei due precedenti.

Ancora una volta la storia ruota attorno a Ezra e Kanan, ormai dichiaratamente i protagonisti indiscussi della serie: il riluttante maestro Jedi vuole approfondire lo stato emotivo e spirituale del suo discepolo e sottopone Ezra a una “prova di passaggio” Jedi di stampo tradizionale, conducendolo in un antico tempio abbandonato dove il giovane dovrà affrontare una serie di situazioni oniriche ed enigmi morali a metà strada tra l’illusorio e irreale, nella tradizione inaugurata da Luke Skywalker e dalla sua prova all’interno della grotta/albero del lato oscuro su Dagobah.

E il riferimento non potrebbe essere più diretto di così, dato che una volta all’interno del tempio, Ezra ottiene al posto di Kanan una guida/giudice di ben altra levatura, attirando l’attenzione nientemeno che del Maestro Yoda in prima persona, che lo guida, lo mette alla prova e lo valuta dall’altro capo della galassia attraverso la semplice voce e la fugace manifestazione di un nugolo di scintille lucenti.
La “guest appearance” di Yoda, ampiamente annunciata già da varie settimane, è il pezzo forte dell’episodio, grazie soprattutto all’ottimo lavoro di Frank Oz che ormai “veste” la voce del piccolo Maestro Jedi come una seconda pelle e infonde credibilità e autorevolezza alla presenza mistica di Yoda con la massima naturalezza. Rallegra inoltre riconoscere nello Yoda che guida Ezra nelle sue prove un Maestro Jedi più vicino a quello conosciuto nelle paludi di Dagobah dell’Impero Colpisce Ancora, più sereno, introspettivo e benevolo, che non a quello saccente e vagamente arbitrario conosciuto nei prequel.

C’è anche chi non ha apprezzato il coinvolgimento di Yoda in persona in questo modo, e bisogna ammettere che istintivamente, attribuire a Yoda la possibilità di prestare assistenza ai fruitori della Forza del resto della galassia in “teleconferenza” potrebbe sembrare una scelta azzardata; a mente fredda va detto che gli autori si sono premurati di rendere l’evento sufficientemente eccezionale, specificando che questo può accadere solo all’interno di un tempio Jedi, a sua volta accessibile solo se maestro e padawan si presentano assieme al suo ingresso. D’altro canto, il misticismo implicito nel concetto di dover necessariamente recarsi “in pellegrinaggio” sull’eremo di Dagobah per poter beneficiare della saggezza dell’ultimo Maestro Jedi ne esce un pochino intaccato: ogni fan dovrà trovare un suo equilibrio tra questi due punti di vista.

Oltre alla guest-appearance di Yoda, ottimamente realizzata, l’episodio esplora in ulteriore profondità le paure e le debolezze (ma anche i punti di forza e le qualità) del giovane protagonista, e giunti al nono episodio possiamo ormai affermare con discreta sicurezza che la caratterizzazione e il percorso di crescita personale di Ezra e Kanan, uno dei temi centrali della serie, sono portati avanti con la dovuta cura e profondità, cosa che non può che far piacere. Per contro, la preponderanza di questo tema sta ormai spingendo eccessivamente nel ruolo di comprimari Zeb, Sabine ed Hera, e le speranze di poter vedere le loro storie sviluppate e portate avanti con la stessa profondità di quelle di Ezra e Kanan ormai si assottigliano. Forse era fisiologico che col tempo alcuni personaggi finissero per prendere il sopravvento su altri, ed è logico che in questo caso fossero i due fruitori della Forza a farlo, ma un trattamento più paritario per una serie che si presentava come incentrata su un gruppo sarebbe forse stato più interessante.

Sul fronte dei punti a sfavore, sebbene l’episodio in sé risulti estremamente godibile e appassionante, a mente fredda infastidisce pensare che l’argomento della famiglia di Ezra sia stato completamente accantonato: i personaggi detengono questa informazione ma lo spettatore no, e ci si chiede cosa si aspetti ad affrontare la questione, o quanto meno a parlarne apertamente. Fuori dallo schermo, è facile pensare che si tratti di un tema cruciale da tenere in caldo per il finale di stagione, ma vedere Kanan e compagni avere recuperato queste informazioni – quali che siano – così presto e poi accantonare del tutto la questione erode un pochino la necessaria suspension of disbelief. Come sempre, spetterà agli episodi futuri dare risposte e/o correggere il tiro.

Appuntamento alla prossima puntata con una nuova guest star: Billy Dee Williams e il suo Lando Calrissian!