Star Wars Resistance è la terza serie animata a portarci nell’universo di Star Wars dopo i fasti di Clone Wars e di Star Wars Rebels. Mentre il primo ha avuto origine e si è sviluppato nell’era totalmente “lucasiana” della saga (anche se verrà presto ripreso per un’ultima, attesissima stagione, dal nuovo gruppo narrativo), Resistance condivide con Rebels il pedigree dell’era Disneyana e lo sviluppo entro i parametri del nuovo canone ufficiale. Tutte e tre le serie, anche se in misura diversa, sono il parto concettuale di Dave Filoni, guru della continuity e maestro narratore già ai tempi del vecchio universo espanso e oggi considerato uno dei più solidi e fidati “custodi del sapere” della scuderia Lucasfilm/Disney.

Probabilmente non è un caso che ogni serie vada a esplorare una fascia temporale diversa dei tre grandi periodi storici della saga di Star Wars, corrispondenti alle tre trilogie della struttura portante: gli ultimi giorni della Repubblica per Clone Wars, il dominio Imperiale per Star Wars Rebels e l’ascesa del Primo Ordine per Star Wars Resistance.

Questa collocazione temporale è teoricamente uno dei punti forti della serie, perché se è vero che degli altri periodi temporali abbiamo informazioni, storie e dettagli in abbondanza, è ancora molto il territorio inesplorato che separa gli anni che vanno dalla caduta dell’Impero agli eventi de Il Risveglio della Forza; anzi, una delle lamentele più ricorrenti che si levano da una fetta di appassionati riguarda appunto le poche informazioni disponibili sullo status quo politico della galassia ai tempi del Primo Ordine, della Nuova Repubblica e della Resistenza. Star Wars: Resistance ha dalla sua sia l’occasione di andare a colmare questa “sete” di informazioni e di dettagli, sia la libertà di potersi muovere in una dimensione narrativa che se non è del tutto vergine, concede comunque ampi spazi di manovra per creare storie, eventi e vicende appassionati con la dovuta libertà creativa.

Star-Wars-Resistance1

Per il primo episodio della serie, The Recruit/La Recluta, Filoni usa una formula collaudata e sicura, vale a dire l’introduzione all’ambientazione e alle vicende portanti attraverso gli occhi di un protagonista fresco e inesperto, in questo caso il pilota Kazuda “Kaz”Xiono, reclutato dall’intraprendente Poe Dameron (a cui da la voce l’interprete originale, Oscar Isaac, presente come guest star) per dare il via a una missione spionistica su una piattaforma tecnica, il Colossus, alla ricerca di un potenziale traditore affiliato al Primo Ordine. Questo l’incipit, che in essenza occupa la trama del primo episodio pressoché nella sua interezza e ci permette, assieme a Kaz, di fare la conoscenza dei pittoreschi abitanti del Colossus. Dato che, almeno per il momento, la trama a lungo termine è impostata per essere un mistero da risolvere (chi sarà il traditore?) non c’è dubbio che gli episodi futuri si focalizzeranno più approfonditamente sui vari comprimari sfidandoci a risolvere il “giallo” insieme a Kaz.

Tra alieni belligeranti, piloti rivali strafottenti ed esemplari assortiti del tipico sottobosco “scum” di Star Wars spicano quelli che invece sono destinati a essere i coprotagonisti della serie, quelli che assieme a Kaz formeranno una sorta di squadra, il Team Fireball: Jarek Yeager, vecchia conoscenza di Dameron e meccanico/mentore disilluso e riluttante per Kaz, Neeku, alieno entusiasta e classico amico e “spalla leale” del protagonista, e Tam Ryvora, ex-pilota di corse e presenza femminile del team. Tutte figure classiche e, almeno per il momento, più archetipici che mai.

Forse in questa “formula sicura” sta il primo, potenziale difetto di Star Wars Resistance. Star Wars è indubbiamente stato in molte occasioni una storia incentrata sui temi della crescita, del cammino dell’eroe e del “coming of age”, ma dopo avere seguito questa formula con Anakin, Luke e perfino con Ezra, la promessa di accompagnare un nuovo giovanotto inesperto, il pur simpatico Kaz, in un altro viaggio alla scoperta delle scelte difficili che deve compiere un eroe e dei dolori della crescita in una galassia dilaniata dalla guerra hanno un sapore di déja vu: le serie episodiche potrebbero forse iniziare a permettersi di esplorare personaggi e temi che non siano variazioni sul tema di una stessa struttura iper-classica, ma è anche vero che una serie animata ha per definizione dei parametri da cui non può prescindere, quindi la scelta di un cast per buona parte giovanile e adolescenziale è, a conti fatti, inevitabile.

Sul piatto della bilancia di Star Wars Resitance va invece messo, almeno per ora, il dichiarato intento di mettere sotto i riflettori quel lato più divertente ed entusiasmante dell’universo starwarsiano che troppo spesso finisce per essere oscurato dalle vicende dei Jedi, dei Sith e della Forza: l’ “underworld” della galassia, il mondo fatto popolato da piloti, meccanici, cacciatori di taglie, contrabbandieri e feccia assortita. Ponendo al centro della serie le vicende di un gruppo di pilotaggio e un’ambientazione apparentemente neutrale e, seppur torbida, lontana dalle vicende politiche e militari più strettamente legate a Primo Ordine e Nuova Repubblica, c’è speranza che tutti gli appassionati di mezzi, veicoli, manovre spericolate, duelli aerei e combattimenti mirabolanti trovino pare per i loro denti in abbondanza. Se dobbiamo prendere il “manifesto” del primo episodio come promessa di ciò che ci attende, un’ottima battaglia spaziale iniziale (che ci concede una fugace, primissima anteprima di uno dei villain) e la spericolata corsa finale (debitrice di richiami a situazioni ed atmosfere che strizzano l’occhio alla corsa dei podracer di Episodio I) lasciano ben sperare su questo fronte.

Vale la pena infine di spendere due righe sul fronte dell’animazione, uno dei temi più discussi dopo che i primi trailer e i primi spezzoni della serie sono stati diffusi. Premesso che è lecito parlare soltanto di gusti personali, l’unica vera pecca che a tratti è risultata fastidiosa nella visione del primo episodio è stato l’uso di una paletta di colori eccessivamente sgargianti e di toni e luminosità estremizzate. Scelta da un lato comprensibile e forse anche funzionale alla descrizione di un mondo pittoresco e scalmanato come quello dei piloti da corsa, ma che si spera possa essere ridotto a tonalità più miti col proseguire della serie. Nessun problema invece da riscontrare sul fronte dell’animazione vera e propria, ben fluida, dettagliata e ben utilizzata nel rendere in modo convincente le molte scene d’azione.

Prima di concludere vale la pena ricordare la lezione appresa con le due serie precedenti di Star Wars: Clone Wars, oggi assurta quasi al titolo di leggenda, era partita con un primo episodio che si distingueva per la sua sgradevolezza e lo stesso Rebels, dopo avere posto basi quanto mai minimali nel suo incipit, è poi cresciuto fino a narrare una storia di vastissimo respiro e dai risvolti inaspettatamente maturi e profondi per una serie animata. Questo per dire che, conoscendo bene Dave Filoni, non dobbiamo dimenticare che anche in questo caso, il primo assaggio è solo la superficie della storia che sarà raccontata, la “confezione” di un contenuto ancora tutto da scoprire. Il verdetto finale va dunque rimandato quanto meno alla chiusura della prima stagione, ma pur muovendosi forse su binari eccessivamente “sicuri”, la salva di apertura di Star Wars Resistance è un invito a unirsi a una nuova avventura che vale la pena di accettare.