Teenage Bounty Hunters (prima stagione): la recensione

Non fatevi ingannare dal titolo. Teenage Bounty Hunters non è una di quelle serie che vende una generica coolness grazie ad un titolo che dovrebbe essere accattivante, e poi magari è disatteso dal contenuto (Warrior Nun). Addirittura, nella versione originale del titolo tra gli attributi c’era anche uno “slutty” scomparso poi da quella definitiva. Meglio sarebbe quindi dimenticarsi il titolo del nuovo teen-drama arrivato su Netflix e prodotto da Jenji Kohan (Orange is the New Black) per focalizzarsi sul contenuto. A quel punto il teen drama rimane, ma è piacevolmente sporcato dalla naturale piacevolezza delle sue protagoniste incasinate e da un tono sopra le righe e leggero. Una bella sorpresa.

Le protagoniste della serie sono Sterling e Blair, due sorelle gemelle che un sera danneggiano il pick-up del padre. Per ripagare il danno, e in seguito a coincidenze fortuite, iniziano a collaborare con un cacciatore di taglie di nome Bowser, venendo coinvolte nei suoi casi. Tutto questo si fonde con le loro esperienze personali, romantiche soprattutto, presso la scuola religiosa che frequentano. Le rigide norme scolastiche, e la morale cristiana da applicare – tra le altre cose – alla sfera sessuale, mal si adattano ai loro desideri. Tra esperienze e segreti svelati, inizia per loro un periodo di grandi cambiamenti.

Ciò che colpisce da subito in Teenage Bounty Hunters è la sua anima corrosiva e sfacciata, il sincero piacere di raccontare con energia il politicamente scorretto. E di farlo con naturalezza, senza caricare la volgarità per cercare lo shock (Big Mouth). Il contrasto fortissimo tra la morale cristiana e le esperienze sessuali tra adolescenti non è solo lo strumento per mettere alla berlina le contraddizioni e l’ipocrisia, ma è qualcosa che va oltrepassato per raccontare le esperienze particolari delle protagoniste. Che sono perfette.

Bastano i primi dieci minuti a vendere la personalità di Sterling e Blair (Anjelica Bette Fellini e Maddie Phillips). Schiette, volgari, simpatiche, immature. Prima di trovare un equilibrio non facile nella sua narrazione, la serie lo trova nelle sue protagoniste, o anche solo nell’idea delle conversazioni telepatiche che ricordano quelle di How I Met Your Mother. Tra Broad City, ma più serioso, e Derry Girls, ma molto più calato nel proprio intreccio, Teenage Bounty Hunters racconta una storia non sempre prevedibile, o tenuta sotto controllo, ma capace di intrattenere e coinvolgere. La parte di intreccio legata alla caccia delle taglie è abbastanza straniante in un primo momento, quando ancora la serie deve prendere le misure, e gli spettatori con lei.

C’è ad esempio una scena che potrebbe ricordare Spring Breakers, che viene citato pure palesemente da un personaggio, ma tutto torna presto nei ranghi. La storia si adagia allora sul percorso di scoperta delle due protagoniste, sulla ricerca di un segreto mentre maturano in loro nuove convinzioni. Tutto culmina infine in un finale più rocambolesco di quel che era possibile immaginare, lasciando spazio ad un’eventuale seconda stagione. Molte anime convivono in questa serie: il teen-drama, da quello più romantico e posato a quello delle grandi rivelazioni da soap, e le vicende crime, con tutti i personaggi secondari che queste si portano dietro. Come tutto questo riesca a funzionare è abbastanza sorprendente, ma ci riesce.

TEENAGE BOUNTY HUNTERS: LA RECENSIONE