The Mandalorian 2×04 “Capitolo 12: L’assedio”: la recensione

Poteva The Mandalorian esimersi dal raccontare una nuova side quest prima di andare alla ricerca di Ahsoka Tano? Prima di esclamare “dank farrick!” per la rabbia, sappiate però che l’episodio, oltre a vedere il ritorno di molti volti noti, regala un crescendo davvero intenso. Per chi ancora non si rassegna ai godibilissimi episodi che però “non portano avanti la trama” L’assedio regala nuove informazioni anche molto importanti sui retroscena della serie tv e sul tentativo di rifondazione dell’Impero. Tutto questo in un episodio forse meno incisivo e memorabile dei precedenti, ma sempre molto gradevole.

Le condizioni disastrate della Razor Crest non sono più solo una nota di colore, ma diventano una vera e propria motivazione narrativa che costringe Din Djarrin a tornare su Nevarro. Qui ritrova Cara Dune e Greef Karga (Gina Carano e Carl Weathers, anche regista qui), che lo accolgono e gli offrono immediato aiuto per le riparazioni. Naturalmente non sono contemplate pause, e mentre “Baby Yoda” viene sistemato in una classe a mangiare macaron blu, il gruppo si prepara ad una missione pericolosa. Accompagnati da un redivivo Mythrol (Horatio Sanz), si recano infatti in una struttura imperiale, l’ultima sul pianeta. Il loro compito è smantellare la cellula e liberare definitivamente il pianeta.

Come in certi videogiochi di ruolo, nel momento in cui ritorna dopo un certo periodo di tempo in un luogo familiare, il protagonista scopre che la sua assenza prolungata ha sbloccato degli avanzamenti. Nuovi dialoghi, nuove situazioni, nuove quest. Qui la cittadina è stata ripulita, Cara Dune è uno sceriffo, l’area è letteralmente diventata verde sulla mappa. È quindi tempo di avanzare nell’ignoto e accedere ad un’area diversa, che sempre in questo utilizzo universale dei colori non potrà far altro che essere rossa. Una missione molto più difficile rispetto all’ultima volta, ma che il protagonista grazie ai suoi potenziamenti potrà affrontare. Insomma, il linguaggio da videogiochi è sempre lì.

Ma The Mandalorian riesce a evitare qualunque freddezza grazie alla forza dell’interazione tra i suoi personaggi, fatta di brevi accenni e suggerimenti. L’azione nella struttura non è esaltante come lo era stata nelle puntate precedenti, ma si riscatta in un finale che lavora su scale sempre maggiori. Un veicolo da trasporto contro gli speeder, la Razor Crest contro i TIE Fighter. Ma se l’azione per quanto alla fine solida non riserva grandi sorprese, c’è un ottimo lavoro nel suggerire o mostrare informazioni salienti. La più classica delle registrazioni ci conferma l’obiettivo di fare esperimenti sul sangue del Bambino, sfruttandone la concentrazione dei midichlorian – che a questo punto forse è radicata nella razza di Yoda.

Abbiamo un sussulto quando vediamo degli esperimenti falliti che ci ricordano Snoke, ma la scena finale in cui torna Moff Gideon (Giancarlo Esposito) riporta tutto ad una qualche forma di supersoldati. Alla fine quello che sembrava un episodio molto chiuso contiene i semi per qualcosa che sarà fondamentale per il futuro della serie. L’appuntamento con Ahsoka Tano è rimandato, ma probabilmente di pochissimo.