Con il tredicesimo episodio Blood Moon si conclude la terza stagione di The Path. Un episodio che fa il suo lavoro di chiusura delle storyline stagionali e riposizionamento dei personaggi, ma lascia la sensazione che tutto sia stato fatto senza troppa convinzione, tanto che persino gli attori sembrano poco sicuri delle reazioni adeguate da tenere.

Lilith fa fatica a convincere i suoi adepti che la profezia si avvererà ancora, nonostante l’annullamento del viaggio a Bali. Lo scorso episodio ci ha fatto credere che Cal potrebbe essere l’“agente del caos” responsabile dell’eventuale attentato, visto la reazione ostile e confusionale all’idea di rivedere la mitologia di Steve e di conseguenza il racconto del suo passato, ma la conversazione tra Lilith e il medico suggerisce che può sempre pensarci lei direttamente. Purtroppo non è dato sapere se il piano sia sempre stato quello, o se Lilith creda veramente di poter piegare a suo piacimento una profezia. Infatti diventa via via sempre più chiaro che Cal la pistola l’ha comprata per sé: scrive due lettere a Mary e a Forest, insiste per passare del tempo con loro, e poi sparisce. Appena Mary, che nel frattempo continua a lavorare con Buck, trova la lettera, si mette in allarme, e avverte Sarah: Cal vuole suicidarsi.

Eddie intanto ha deciso di riunire la comunità in una serata dedicata alla Rivelazione, in cui racconterà tutte le verità che sono venute a galla su Steve, dal furto delle idee di Lilith agli abusi di cui si è macchiato. Vera non è d’accordo, ancora preoccupata dalla profezia della madre; oltretutto le sue obiezioni sono sensate: perché non usare la Rivelazione per mandare un messaggio di ottimismo, anziché distruggere le speranze di tutti? D’altra parte Steve, che si apprestano a demolire, ha scelto proprio lui. Ma Eddie è irremovibile, e le circostanze daranno ragione a Vera nel peggiore dei modi possibile.

Prima, comunque, è necessario almeno tentare di convincere la “vecchia guardia” che questa scelta dirompente è l’unica sensata. Gab e Felicia non la prendono bene: rifiutano la revisione sulla persona di Steve, prevedono la fine del movimento e l’abbandono dei fedeli. Ma poi, a casa, Felicia entra in uno stato catatonico, finché Sarah non va a trovarla e le parla. Solo allora Felicia comincia a raccontare che sì, sapevano delle pulsioni malate di Steve e lei e Silas si erano rivolti ai propri rituali per scacciarle e guarirlo, credendo erroneamente di esserci riusciti.

Nel momento del climax drammatico la catena degli eventi si fa fin troppo lineare per risultare coinvolgente. Sarah capisce immediatamente dove può trovarsi Cal, e infatti lo trova nel bosco, vicino alla grotta in cui si consumavano gli abusi: una scelta di luogo talmente prevedibile da suggerire che volesse essere trovato e fermato. Sarah riesce faticosamente a placarlo, ricordandogli che quando lei si è trovata nel momento di maggiore sofferenza è a lui che ha sentito di rivolgersi, perché solo lui ha la capacità di comprendere al meglio le persone nei loro stati peggiori e più oscuri. È forse uno dei momenti più toccanti della stagione, anche se un po’ fine a se stesso perché ribadisce quello che è già emerso molte volte. Tuttavia il tormento interiore di Cal, la reazione a quella che recepisce come una forzata intrusione nella propria narrazione del trauma, con cui è stato costretto dalle circostanze a convivere, rimangono le caratterizzazioni psicologiche più coerenti della serie, anche grazie alla bravura rabbiosa e nervosa di Hugh Dancy.

Il resto risulta francamente deludente. Con l’usuale espediente del montaggio alternato, mentre Sarah dialoga con Cal, Eddie comincia ad arringare la folla ignara. Le cose precipitano presto: tra il pubblico c’è Lilith, “hiding in plain sight”, notata non si sa come solo da Vera, che cerca di raggiungerla. Lilith sembra molto soddisfatta quando Eddie fa il suo nome dal palco, rivelando che Steve l’ha “derubata” della sua idea. Ma poiché allo sconcerto del pubblico Eddie risponde ribadendo la sua legittimità come profeta, la donna tenta di compiere ciò per cui è arrivata fino a lì: alza la pistola e spara, proprio mentre le si è parata davanti la figlia. Lo sparo crea il caos, Vera cade, Eddie accorre, nessuno sembra pensare a chiamare un’ambulanza, Vera muore. Tralasciando la previdibilità della martirizzazione di Vera (che è anche un problema in meno nella gestione dell’inevitabile riavvicinamento tra Sarah e Eddie), e anche tralasciando che la realisticità degli eventi non è mai stato il punto forte della serie, la sequenza ha grossi problemi. Il più grande buco di sceneggiatura è che dopo un’intera plotline stagionale dedicata alla sicurezza del compound e alla tutela dei meyeristi, Lilith sia in grado di entrare indisturbata e armata proprio durante un evento che vede un raggruppamento di molte persone, e che pertanto ci si aspetterebbe essere ulteriormente controllato. Inoltre, la dinamica dello sparo non ha alcun senso, se volendo sparare a un uomo che si trova lontano, su un palco, da una posizione in mezzo alla folla, Lilith spara ad altezza uomo, finendo per colpire la figlia al petto, dunque particolarmente “in basso”.

Tutto questo accade poco dopo la metà dell’episodio, in modo da soffermarsi anche sulle conseguenze di quello che è successo. La prima è una pioggia di denunce per il movimento, da parte di genitori terrorizzati e arrabbiati: nonostante il parere degli avvocati, Eddie insiste a chiedere seduta stante il riconoscimento come religione, l’unico modo che ha per proteggere i propri fedeli. Anche i giovani meyeristi sono turbati e dubbiosi, ma Hawk gestisce come sempre con una prontezza un po’ eccessiva le loro domande; gli viene in soccorso anche Caleb, evidentemente tornato in sé e fuggito dalla sua reclusione, che compare giusto in tempo per dare man forte a Hawk con la sua stessa esperienza di rifiuto e rinsavimento.

Cal viene finalmente a patti con il suo bisogno di rimanere nel movimento, perché nonostante sia la fonte della sua rovina, è anche ciò che l’ha salvato, e ciò che più si avvicina al concetto di casa, come ha modo di dire a Mary, mentre in qualche modo rinnova il suo desiderio di riconquistarla. Non vediamo la reazione di lei (ma essendo Mary il personaggio meno interessante della serie speriamo che lo rifiuti), mentre assistiamo alla riconciliazione tra Eddie e Sarah, entrambi assediati dai loro fantasmi: Eddie si sente – giustamente – in colpa per la morte di Vera, Sarah nonostante tutto non riesce ancora a tornare a credere completamente, ma entrambi si rendono conto che non possono fare a meno l’uno dell’altra. E nel finale si presentano insieme, mentre il funerale di Vera simboleggia anche il funerale di una concezione del meyerismo che è morta, per far posto a qualcosa di nuovo – ma anche a nuovi nemici: l’ombra di Lilith si è ormai insinuata tra i suoi seguaci, e se lei è fuori gioco, rinchiusa forse per sempre, le sue idee malsane hanno attecchito fin troppo; e il padre di Caleb l’ha decisamente presa sul personale, tanto da predicare dal suo pulpito una dichiarazione di guerra a chi si è “preso i nostri figli”.

Un finale tematicamente coerente, ma che mostra i segni di una realizzazione più che mai tirata via, strumentale ad arrivare dove era previsto: consolidare le buone intenzioni di Eddie e la sua leadership, con Sarah e Cal come consiglieri; un’espansione inevitabile, tante persone per bene che ci credono; tutto grazie a una tragedia che per questo perde completamente il suo potere drammatico, somigliando più a una manna dal cielo che a un omicidio.