Watchmen 1×02: la recensione

Chi si aspettava di vedere molto ampliata, o almeno chiarita, la storia di Watchmen nel secondo episodio potrebbe essere rimasto deluso. La seconda puntata della serie HBO punta sugli stessi elementi della première, ne replica la struttura, ne conferma l’importanza di certi personaggi piuttosto che di altri, perfino il prologo è un compendio del precedente. La storia perde di forza e urgenza rispetto al più violento primo episodio, però conosciamo meglio il personaggio di Angela (Regina King), che si conferma protagonista assoluta del progetto.

C’è qualcosa di sottile e interessante in un prologo che affonda fino agli anni ’20 del Novecento (anche prima), e che in qualche modo è collegato al presente della vicenda. Per quanto ne sappiamo, all’epoca il corso della storia umana non era stato ancora alterato dall’apparizione dei Minutemen, per non parlare di Dr. Manhattan, che risale a decenni dopo. Siamo ancora in un mondo pre-supereroi, in cui tuttavia già le tensioni nella società sono ben presenti. Stavolta la condizione degli afroamericani come cittadini di seconda classe travalica i confini nazionali, e diventa strumento per la propaganda tedesca durante la Grande Guerra. In qualche modo quel pensiero rimane, mette radici, confermato dai pregiudizi e dalla violenza che seguiranno.

E c’è un bambino, che ora è un ultracentenario sulla sedia a rotelle, che ha preso tutto ciò che era rappresentato su quel foglio e lo ha tenuto con sé per un secolo. Ad accompagnarlo la scritta “Watch over this boy”, di cui scopriremo forse presto il significato. Più che alla morte del commissario Crawford, e tantomeno alla figura di Dr. Manhattan, questo vecchio individuo sembra avere un legame particolare con la protagonista. C’è una scena in cui la detective controlla il DNA dell’uomo, e in chiusura di episodio arriva la risposta. Ma si tratta di un’informazione che apre la porta a molte altre domande, come conferma la totale sorpresa di Angela di fronte alla particolare uscita di scena del personaggio.

Le domande, cento anni dopo, rimangono le stesse. Vale la pena sacrificarsi per qualcun altro? Soprattutto, vale la pena che un afroamericano si sacrifichi per un paese che lo ritiene un cittadino di seconda classe? Tra le sfumature della sua storia, che è anche la storia di questo ultracentenario misterioso, la risposta potrebbe essere arrivata. In fondo, la prima puntata si apriva con le gesta di Bass Reeves, non con la proiezione di Nascita di una nazione di Griffith.

L’episodio non rilancia troppo la trama verso nuove direzioni – questo può essere già un problema con uno show così al limite – ma si limita a confermare l’ambientazione. C’è un flashback sul passato di Angela che ci mostra gli attacchi ai poliziotti e il suo legame con Crawford (che forse aveva un segreto), c’è la prima tv dello show televisivo dedicato ai Minutemen, c’è una scena con Veidt che chiude la storyline della scorsa settimana. È confermata la natura artificiale dei suoi servitori, nient’altro che involucri a malapena senzienti, che il padrone non si fa problemi a uccidere. Davvero strano questo Ozymandias, ossessionato dal passato, quasi infantile nel suo rievocare altre storie utilizzando i servitori come giocattoli.

A questo proposito, la storia del figlio dell’orologiaio rievocata come spettacolo teatrale si conferma esattamente per ciò che è. In questo senso, la rievocazione della trasformazione di Osterman nel Dr. Manhattan non serve a porre le basi per ciò che verrà, ma a puntellare quanto è già accaduto, a creare un legame anche emotivo con i traumi del mondo che fu. E che forse appartiene ad un altro Ozymandias, più giovane, più intelligente, più scattante. Sicuramente più calato nel mondo, non certo chiuso nella sua Xanadu contemporanea. Eppure anche queste informazioni sembrano indirettamente pensate per un pubblico che già conosce i retroscena e può trovare una certa soddisfazione in tutto ciò, al contrario di uno spettatore ignaro.

Un titolo di giornale ci informa che il fenomeno delle piogge di calamaretti continua a livello globale, a quanto pare senza una spiegazione logica e confermata. Il titolo dell’episodio, Martial Feats and Comanche Horsemanship, è un riferimento ad un quadro dipinto da George Catlin, che si trova in casa Crawford. Nell’episodio vengono anche introdotti i “moths” (le falene), un riferimento ad un altro supereroe della formazione classica, Mothman. Il piccolo Topher nella puntata gioca con dei blocchi da costruzioni chiamati Magna-Hattan Blocks (l’ispirazione del nome è chiara) in grado di rimanere sospesi in aria. Debutta, infine, lo show American Hero Story, che racconta la storia dei Minuteman e in particolare di Giustizia Mascherata. Potrebbe essere l’inizio di un “racconto dentro il racconto” sul modello dei Racconti del vascello nero del fumetto, ma è ancora presto per dirlo.

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La serie di Watchmen va in onda su Sky in contemporanea con gli Stati Uniti alle 3 della notte tra domenica e lunedì e poi lunedì sera in versione originale alle 21.15 su Sky Atlantic e NOW TV.