Nel sesto episodio di Bridgerton, intitolato Fruscio, c’è una scena che ha letteralmente infiammato il web. Dopo aver scoperto di essere stata ingannata dal marito Simon Basset (Regé-Jean Page), che ha volontariamente scelto di non avere figli per vendicarsi del padre, Daphne Bridgerton (Phoebe Dyvenor) prende il sopravvento su di Simon durante l’atto sessuale, impedendogli di adottare il metodo del coito interrotto che aveva praticato fino a quel momento per evitare di metterla incinta ed obbligandolo a concludere il loro rapporto nella speranza di avere il figlio che tanto anelava.

BRIDGERTON, LA PRESUNTA SCENA DI STUPRO NEL LIBRO

Per quanto sia difficile da credere, nel libro intitolato Il duca ed io di Julia Quinn, a cui la prima stagione della serie è ispirata, la scena – di cui vi riportiamo qui sotto qualche estratto – è persino più esplicita e in un certo senso brutale di quella vista in TV:

Simon si mosse inquieto e Daphne si sentì pervadere da una sensazione di potere. Lui era sotto il suo controllo. Dormiva, probabilmente era ancora ubriaco, e lei poteva fargli quello che voleva. Poteva avere quello che voleva. […] Sua moglie l’aveva eccitato mentre dormiva, aveva approfittato di lui mentre era ubriaco e l’aveva tenuto stretto per avere il suo seme.

Nel romanzo pubblicato nel 2000 non vi è alcun dubbio circa il fatto che Daphne approfitti di Simon, mezzo addormentato e ubriaco, per ottenere da lui ciò che vuole e per vendicarsi del fatto che il marito l’abbia ingannata approfittandosi della sua mancanza di esperienza e conoscenza dei fatti del mondo.

Storicamente, che una donna nel 1800 non avesse alcuna idea di come si concepissero i figli è accurato. Al di là del modo romantico in cui l’età della Reggenza è sempre stata trattata nella letteratura, è indiscutibile che la condizione della donna fosse tutt’altro che invidiabile, che l’ignoranza in tema di sessualità fosse considerato un punto d’onore per una ragazza di buona famiglia, l’illibatezza della quale era l’unica regola da rispettare, e che l’approccio ai suoi “doveri matrimoniali” fosse molto simile a quello che vediamo rappresentato nel libro e nella serie. Fatta questa dovuta premessa, la scena in questione fece già discutere molto i lettori del romanzo, portando la diatriba su quanto accade tra i due protagonisti su due piani ben precisi: chi giustificava le azioni di Daphne, riduceva l’accaduto ad una perdita di controllo da parte di Simon e ad una sorta di presa di coscienza da parte di lei, che prende le redini del proprio destino come del rapporto sessuale con il marito e chi affermava che quanto si legge nelle pagine del romanzo era, senza ombra di dubbio, una scena di stupro.

La reazione di Simon e le azioni stesse di Daphne nel libro tendono in un certo senso a dare più ragione a chi sostiene la posizione dello stupro. Appena l’uomo si rende conto di quando la moglie ha fatto reagisce infatti balbettando, tornando quindi a vivere il suo peggiore trauma infantile, e non riesce assolutamente ad intavolare con la moglie una discussione come avviene invece nello show e, completamente sotto shock, fugge dalla loro stanza da letto e da lei. Mentre nel libro le azioni di Daphne, senza troppe considerazioni per i sentimenti del marito, vengono legittimate con un superficiale “tu hai fatto un torto a me, io lo faccio a te”, quelle di Simon vengono condannate in maniera più esplicita, tanto che il conflitto tra loro sarà risolto quando Simon cambierà idea sulla paternità. Nell’assunto che due torti non fanno una ragione, costringere Simon a metterla incinta con l’inganno, non può essere considerata una giustificata vendetta da parte di una Daphne consapevole di stare agendo contro la volontà del marito.

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BRIDGERTON, LA SCENA NELLA SERIE TV TRA STUPRO E DUBBIO CONSENSO

Se nel romanzo sembra quindi molto più difficile giustificare le azioni della protagonista femminile, nella serie gli autori hanno deciso in un certo senso di infilarsi in un ginepraio persino più complicato, cambiando in parte la scena senza tuttavia migliorarla.

L’atto sessuale tra Simon e Daphne inizia infatti con un evidente e pieno consenso da parte di entrambi, ma poi prende una piega diversa e nell’attimo in cui lui si rende conto delle intenzioni della moglie, ma si ritrova impossibilitato a fermarsi, diventa una vittima, proprio come potrebbe accadere ad una donna. L’idea che Simon, fisicamente più forte di Daphne, avrebbe potuto scrollarsela di dosso in qualsiasi momento, fa poi parte del genere di stigma che gli uomini – vittime di violenze sessuali – devono affrontare ancora oggi. Il fatto che un uomo, fisicamente più forte di una donna, non riesca a sottrarsi all’atto sessuale o vi risponda fisicamente viene ancora considerato come un indicatore di consenso, quando è ormai scientificamente provato che erezione ed eiaculazione possono persino essere risposte fisiologiche ad una situazione di stress estremo.

Il fatto che il protagonista della serie inizi quindi consensualmente il rapporto con la moglie e lo concluda con tutt’altro spirito, pone questa scena in una torbida via di mezzo tra stupro e dubbio consenso, i cui confini diventano persino più difficili da individuare rispetto al libro, in una situazione che certamente non ha nulla a che vedere con “l’educazione di Daphne Bridgerton” a cui lo showrunner Chris Van Dusen ha fatto riferimento nel cercare di giustificare quel particolare momento. Se abbiamo combattuto per anni per il diritto delle donne di cambiare idea nel corso di un rapporto sessuale e poter dire di “no” dopo aver detto di “sì”, questo diritto deve essere accordato anche agli uomini, senza doppiopesismi.

Ciò che accade in Bridgerton la serie, è che gli autori sembrano essersi ispirati ad un cliché molto usato nella letteratura erotica definito dubcon (una crasi delle parole dubious e consent), cioè uno stereotipo usato in diversi casi:
per raccontare storie in cui il consenso è incerto;
– per mostrare un soggetto insicuro del consenso del compagno o compagna;
– per descrivere relazioni in cui le parti in causa non possono dare un vero e proprio assenso al rapporto, come quelle tra studenti e insegnanti, pazienti e dottori o minori ed adulti.
In questi delicati casi gli autori concordano tuttavia su un punto in particolare, la necessità di avvisare i lettori della delicatezza di una situazione vissuta dai protagonisti di una storia, per evitare di innescare spiacevoli ed inaspettate reazioni.

BRIDGERTON LE REAZIONI ALLA PRESUNTA SCENA DI STUPRO

È difficile credere che chi scrive per mestiere non comprenda che riportare sullo schermo una scena come quella tra Simon e Daphne possa provocare una forte risposta (soprattutto con il precedente del libro), la domanda che sorge spontanea è quindi a quale fine sia stata scritta, se per “far parlare di sé” o dare un senso al percorso di Daphne che, per la cronaca, non sembra mai comprendere a pieno la gravità delle proprie azioni.

Come se ciò non bastasse, ed in questo caso riteniamo l’argomentazione pertinente viste le circostanze, quando si è scelto di dare a Bridgerton un cast multirazziale, non si sono prese minimamente in considerazione le ripercussioni di una scena già delicata di per sé, in cui – tanto per non farsi mancare nulla – è una donna caucasica a commettere un potenziale stupro nei confronti di un uomo di colore, cosa che sta ulteriormente alimentando la già accesa discussione in rete.

Le reazioni che questa particolare scena sta scatenando hanno poco a che vedere, a nostro avviso, con la pericolosa deriva presa dalla “cancel culture” o con il politicamente corretto, nessuno – almeno in questo contesto – sta chiedendo di eliminare quella scena, ma sarebbe forse ora di affrontare un serio dibattito su come argomenti di una certa delicatezza dovrebbero essere affrontati con consapevolezza e cognizione di causa, cosa che il maldestro tentativo di Bridgerton di romanticizzare un’aggressione sessuale dimentica completamente di fare e per il semplice fatto che la vittima è un uomo e non una donna. Basta provare ad immaginare quel momento a parti invertite per rendersi conto che un problema sicuramente sussiste.

Bridgerton (prima stagione) la recensione

LA RAPPRESENTAZIONE DELLA VIOLENZA SESSUALE IN ALTRE SERIE TV

Bridgerton tuttavia non è la sola ad aver peccato di superficialità, cinema e TV hanno la grande responsabilità di aver spesso trattato la violenza sessuale maschile come uno scherzo goliardico da bar o un modo fine a se stesso per strumentalizzare una scioccante violenza, come accaduto nella 5^ stagione di American Horror Story: Hotel, nella cui première il personaggio interpretato da Max Greenfield veniva brutalmente sodomizzato ed ucciso da una sorta di demone o nella 2^ stagione di The Mindy Project, in cui il dottor Paul Leotard (James Franco) era costretto ad avere un rapporto, da ubriaco, con Christina (Chloe Sevigny) per finire poi licenziato dopo una serie di desolanti battute sull’accaduto.

Non sempre l’argomento è preso così sottogamba dalle produzioni TV, chi l’ha visto difficilmente dimenticherà infatti il finale della prima stagione di Outlander in cui, dopo essere stato fatto prigioniero, Jamie Fraser (Sam Heughan) viene torturato e stuprato dal suo acerrimo nemico “Black Jack” Randall (Tobias Menzies). In una delle scene forse più brutali e realistiche che una serie TV abbia mai osato trasmettere, si vede il protagonista – in preda alle allucinazioni ed alla febbre – avere un’evidente risposta fisiologica allo stupro subito e maledirsi per questo. Dopo essere stato salvato, poi, il trauma lo accompagna per lungo tempo, fino a portarlo sull’orlo del suicidio poco prima che Claire riesca a salvarlo spingendolo a confidarsi con lei. La trama che viene mostrata in Outlander, con un uomo forte ed apparentemente invincibile che viene spezzato ed umiliato in ogni modo possibile dal suo avversario, è la rappresentazione di una vera vittima, che si dispera ed ammette di vergognarsi e sentirsi impotente e che reagisce alla sofferenza con umano dolore.

Bridgerton non avrà la pretesa di essere più di ciò che è, una serie di puro ed innocente intrattenimento e per gran parte della sua 1^ stagione porta a compimento questo ruolo senza alcun intoppo, ma dal momento in cui decide di affrontare certi temi, dovrebbe prendersi la responsabilità di farlo con tatto, senza dare l’impressione di non capire nemmeno il peso di quello che sta davvero mostrando al pubblico. Avendo deciso di portare sullo schermo quella particolare scena, gli autori avrebbero sicuramente avuto mille modi per dare un seguito alle azioni di Daphne, tanto quanto è stato fatto con le colpe di Simon e le sue bugie. Modernizzare la serie, al di là del cast inclusivo, avrebbe potuto significare portare gli argomenti della “violenza sessuale maschile” e del consenso ad un altro livello, mentre la decisione di sottovalutare il senso di quel momento, anche e soprattutto ai fini dell’evoluzione dei personaggi rappresentati, è stata un’occasione persa che non potrà purtroppo essere recuperata.

Bridgerton è la prima serie targata Shondaland dopo il maxi-accordo siglato da Shonda Rhimes con la piattaforma streaming. La serie è stata creata dal suo collaboratore di lunga data Chris Van Dusen (ScandalGrey’s AnatomyPrivate Practice) ed è basata sui bestseller della scrittrice Julia Quinn.