In occasione della presentazione di Bridgerton, la prima serie di Shondaland a sbarcare su Netflix, ambientata nell’Inghilterra dell’era Regency e tratta dai romanzi di Julia Quinn, Badtaste ha avuto l’opportunità di parlare con lo showrunner Chris Van Dusen, il regista del 2° e 3° episodio Tom Verica, lo scenografo Will Hughes-Jones e la costumista Ellen Mirojnick dell’incredibile lavoro fatto dietro le quinte del sontuoso show in costume.

COSA VEDREMO IN BRIDGERTON SECONDO LO SHOWRUNNER

Chris Van Dusen: “Mi sono innamorato dei libri dalla prima volta che li ho letti ed ho sempre pensato che fossero divertenti, emozionanti ed anche molto sexy, al centro dei quali c’è questa affascinante famiglia, inoltre erano una pura fonte di distrazione e, considerato quello che stava succedendo nel mondo, era proprio ciò di cui avevo bisogno. Dopo aver letto tutti i romanzi [8 in tutto] ho pensato immediatamente che sarebbero stati perfetti per uno show. Ho sempre amato le serie in costume, dagli abiti, ai set, alle location, al fatto che esistessero tutte quelle regole così ferree, per cui le gentildonne ed i gentiluomini doveva parlare ed agire in un certo modo. Tutte quelle restrizioni ci fornivano quei conflitti necessari da usare per raccontare storie avvincenti e movimentate. Allo stesso tempo, i prodotti in costumi sono anche visti come troppo tradizionali e conservatori, cosa che non volevo per Bridgerton, perché non sarebbe stato divertente e perché lo show avrebbe potuto avere molto più da dire del tipico prodotto in costume. Così ho deciso di fare il genere di serie che avrei voluto vedere e che, pur essendo tradizionale, fosse anche nuovo, fresco e atipico. L’era Regency era un periodo folle, decadente ed alla moda e con Bridgerton abbiamo reimmaginato quel periodo in un modo che non è mai stato fatto prima. Fin dall’inizio c’è stata l’intenzione di non fare di questa serie il solito prodotto in costume. Guardare lo show è un po’ come leggere il romanzo, le cose sono sexy, pericolose e tutto è una folle corsa e ci sono momenti e scene che vi faranno arrossire. Ma oltre a questo abbiamo anche una voce narrante moderna, che ci parla di classe, genere, sesso, sessualità e razza con cui il pubblico può relazionarsi. Quando si adatta una serie da un libro, ci saranno sempre delle differenze, ma credo che i fan dei romanzi troveranno nella serie degli elementi che hanno amato nei libri, come il tipico battibeccare dei Bridgerton e la storia d’amore tra Simon e Daphne. Ma poi ci saranno anche nuovi elementi che abbiamo introdotto, come nuovi personaggi, un mondo completamente nuovo dedicato a sua maestà la regina Charlotte o alcuni accenni alle storie d’amore di personaggi come Anthony e Colin. Il bello di una serie è infatti proprio avere il tempo di sviluppare le storie dei vari personaggi e conoscerli più approfonditamente. Per me lo show riguarda la società ed il nostro mondo e pur essendo una perfetta distrazione, affronta anche temi attuali, facendoli diventare parte della storia. La serie è ideata per un pubblico moderno e per questo è visto attraverso lenti attuali ed anche se è ambientato nel 19° Secolo, volevamo che il pubblico potesse relazionarsi con le storie raccontate e rivedere se stesso nei personaggi. Bridgerton non intende essere una lezione di storia, non è un documentario, la famiglia Bridgerton non è mai davvero esistita, è un mondo completamente inventato ed abbiamo riunito storia e fantasia in un modo molto avvincente. Questa cosa è immediatamente evidente guardano il nostro cast, da Phoebe Dynevor a Regé-Jean Page fino a Julie Andrews – che ancora stento a credere abbia accettato di far parte di questo progetto – così vario e multirazziale, dal quale si evince che non è una normale serie in costume. Il tono stesso dello show è vivace ed effervescente, le persone parlano velocemente, tanto quanto la storia si muove ad un passo rapido ed è acuto ed anche sensuale, cosa che non si vede spesso in questo genere. Ed anche i costumi e le scenografie riflettono tutto questo. Ellen Mirojnick, per esempio, è stata la prima persona che è entrata a far parte del team perché sapevamo che i costumi avrebbero dovuto essere straordinari”.

I COSTUMI

Ellen Mirojnick: “Bridgerton è la produzione più grande a cui abbia lavorato in tutta la mia carriera, la sfida di una vita. Ma da dove si comincia a lavorare per un progetto tanto grandioso? Da una palette e da un lavoro capillare di ricerca in cui mi affido a qualsiasi materiale riesca scovare per trovare ispirazione, raccolto il quale mi domando “cosa farebbe Shonda?” Ho già avuto la fortuna di fare parte della famiglia di Shondalend che ha un’estetica molto precisa, che viene ricercata: freschezza, gioventù e capacità di ispirare. Per noi la cosa importante era capire cosa una ragazza moderna indosserebbe oggi e portare quel gusto all’era Regency. Il passo successivo è stato fare degli schizzi, cosa che avviene ben prima che il cast venga scelto, in modo da dare una forma a ciò che i Bridgerton ed i Featherington indosseranno. Gli ornamenti degli abiti sono diventati poi un altro aspetto importantissimo dei costumi, che fossero fiori, fiocchi o nastri. Abbiamo creato circa 7500 costumi per la prima stagione di Bridgerton. Io ed il mio team siamo molto fieri di quello che siamo riusciti a fare e lo siamo anche per aver dato vita a qualcosa di nuovo. Ed il primo passo che bisogna compiere per creare qualcosa di nuovo è cambiare la palette di colori. Nella serie non si vedranno i colori a cui la Austin ci ha abituati, i beige ed i verdi tenui, né le tipiche cuffiette, ma abbiamo deciso di creare abiti multistrato e man mano che aggiungevamo uno strato, cambiavamo anche i colori, fino ad avere la palette di sofisticati colori dei Bridgerton, a confronto con quella vibrante e pungente dei Featherington. Non c’è nulla di pre-confezionato in questa serie e noi stessi abbiamo creato una casa di moda al servizio dello show, in cui ogni singolo abito è stato pensato per quello specifico personaggio, senza lasciare nulla di intentato da parte di un dipartimento che contava più di 200 lavoratori e da cui sono usciti non solo i vestiti maschili e femminili, ma anche le scarpe ed ogni singolo accessorio di moda che si vede nella 1^ stagione. Sono senza parole, il che è strano per me, ma questo è stato sicuramente il mio progetto più grande e sono fiera del fatto che siamo riusciti a creare un mondo tanto nuovo ed inclusivo come quello di Bridgerton. E per fare tutto questo, abbiamo impiegato solo 5 mesi”.

LE SCENOGRAFIE

Will Hughes-Jones: “Per me il lavoro inizia sempre con il copione. Il copione è il re. Dopo averlo letto, quindi, ho parlato con lo showrunner ed i produttori per capire quale visione avessero per lo show. Ma la cosa principale nel mio lavoro è la ricerca perché, anche se stiamo cercando di creare un nuovo mondo, lo stiamo comunque inserendo in un determinato periodo storico. Inizialmente cerco di evitare di leggere i libri, perché voglio concentrarmi su un’idea creativa per la serie, più che per i libri, a cui mi affido quindi solo in seguito, per essere sicuro di aver usato ogni dato a mia disposizione da inserire nel design. Per questa serie abbiamo girato molto in esterni, per questa ragione si comincia sempre dal tenere in considerazione i volumi di una stanza e l’illuminazione, un elemento – quest’ultimo – molto importante dello show, che tende ad essere particolarmente acceso ed arioso. Per Bridgerton abbiamo costruito alcuni dei più grandi set su cui abbia mai lavorato, partendo da una palette di colori e dai dettagli ad essa espirati. Il mondo in cui abbiamo interagito con le varie location, al fine di renderle più luminosi ed ampliare gli ambienti, passa attraverso l’uso di molte stoffe ed altri particolari, come la disposizione del cibo, che dà un senso di ricchezza e colore, o dei fiori, che sono ovunque sul set. Per mantenere intatte le caratteristiche che volevamo imprimere all’ambiente abbiamo finito per costruire noi stessi i mobili o, cosa che non mi era mai successa prima, occuparci di tessere persino i tappeti, alcuni dei quali sono davvero enormi ed il tutto è stato fatto per rispettare la palette di colori dello show, che è stata selezionata con estrema cura. I dettagli sono fondamentali, come per esempio il piccolo pianoforte nel salotto dei Bridgerton, uno strumento che, nella versione moderna che intendiamo noi, veniva usato da poco a quei tempi, e che abbiamo impiegato molto tempo a trovare e che è stato espressamente restaurato appositamente per noi. Anche tutti i balli che si tengono nella serie sono girati in loco, in luoghi da fiaba ed eterei, arredati con fiori bianchi, colori tenui e bellissime statue.
Mentre i Bridgerton sono una classica famiglia Regency, la nobiltà del tempo, i Featherington, invece, possono essere intesi come “i nuovi ricchi”, motivo per cui, per loro, sono stati scelti colori molto acidi e “cittadini”, giallo limone, verdi e neri, contrapposti ai colori pastello dei protagonisti. Ed è qui che entra in gioco la ricerca, quando si vuole trovare uno stile moderno alla Versace applicabile a quel tempo e si scopre che esisteva per esempio un designer di nome Thomas Hope che rappresentava proprio questo stile. per la serie sono state preparate delle tavole dedicate ad ognuno dei protagonisti, che pur mantenendo una simile base nella palette di colori, rispettavano i caratteri dei vari personaggi, come Eloise, la più esuberante dei Bridgerton, per la cui stanza sono stati scelti legni leggermente più scuri o accessori come libri, un astrolabio ed un cannocchiale ed un quadro di Mary Wilson, conosciuta come la madre del femminismo oltre che di Shelly, e che sarebbe stata sicuramente una sua eroina. Una delle cose che ho amato di più dello show, è stato avere l’opportunità di avere questi spazi enormi da poter decorare e costruiti da zero, che si legano perfettamente con le stanze in cui abbiamo girato in loco, in perfetta armonia. Nella sala da pranzo dei Bridgerton, per esempio, ognuno dei camini presenti era funzionante, grazie al dipartimento degli effetti speciali, che è riuscito a trovare una soluzione adatta e semplice. Un altro aspetto importante della serie, è che entrando oggi in ville risalenti al tempo, si ha la sensazione che gli ambienti fossero molto bui, ma solo perché sono costruzioni molto vecchie, ai tempi in cui sono stati costruiti, gli ambienti erano in realtà luminosi e vivi proprio come li vediamo nello show”.

LA REGIA

Tom Verica: “Dirigere una serie come Bridgerton è stato come avere l’opportunità di entrare in un nuovo mondo. Partendo dal copione e grazie al fatto che io e Chris [Van Dusen] abbiamo avuto l’opportunità di lavorare in vari progetti assieme, motivo per cui conoscevo bene il suo senso estetico, la prima cosa che ho cercato di fare come regista è stata avere un’idea di massima del genere di mondo che si voleva creare per il pubblico. Il modo in cui Chris voleva interpretare questa realtà mi ha dato molta libertà per creare un approccio moderno alla serie, che normalmente non si vede nelle serie in costume. Uno dei modi per agitare le acque ed ottenere un prodotto che si discosti dalle serie in costume a cui siamo abituati, è stato per esempio cambiare il ritmo della narrazione. La scelta stessa dei colori fatta per i Bridgerton mi ha dato l’opportunità di usare lenti e muovere la camera in maniera tale da dare sempre un senso di leggerezza alla narrazione o di mettere il romanticismo al centro del mondo che rappresentava invece la storia d’amore di Daphne e Simon. Mi è stata data una grande liberà di movimento per creare molte diverse sensazioni, come il mondo del pugilato che si vede nella serie, e che rappresenta invece una realtà più tagliente e spigolosa, contrapposta alla morbidezza di altri aspetti della trama. Il pensiero costante è sempre stato come creare contrasti e sorprendere il pubblico rispetto al modo in cui normalmente percepisce questo mondo e questa realtà storica. Uno degli esempi più forti, per me, è la scena della regina e della contorsionista, in cui abbiamo lasciato liberi di girare per il set i volpini di Charlotte, perché interagissero con la contorsionista in maniera bizzarra, ma audace. Personalmente poi non ho mai girato in set così grandiosi, in cui entri e hai l’opportunità di vedere un soffitto o una sontuosa scala. Spesso, quando si girano serie per la TV generalista, le scenografie stesse creano dei limiti, che in Bridgerton sono invece stati abbattuti dall’abbondanza di dettagli che dovevano essere esaltati, se non si voleva che venissero persi”.

La prima stagione di Bridgerton sarà disponibile su Netflix a partire dal 25 dicembre.

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