Siamo giunti all’ultimo appuntamento con questo nostro speciale dedicato ai rating, in cui abbiamo cercato di spiegare, nella maniera più semplice possibile, il modo in cui la Nielsen rileva i dati di ascolto negli Stati Uniti, azione fondamentale che decide della sorte delle nostre amate serie TV ed un metodo che è però cambiato nel tempo, soprattutto a causa dell’avvento dei social media e delle piattaforme di streaming come Netflix, Hulu o Amazon Prime Video.
Cosa c’entra quindi l’Italia con la Nielsen e perché parlarne?

CORRELATO – Come vengono rilevati gli ascolti negli USA – Speciale
CORRELATO – Il futuro dei rating: cosa è cambiato in casa Nielsen – Speciale

Il nostro intento non è tanto quello di spiegare come funzioni il nostro Auditel, che per altro ho molti punti in comune con il sistema americano, quanto piuttosto mostrare come il mercato italiano si sia rivelato interessante per la Nielsen, tanto da decidere di far debuttare nel 2014 il Nielsen Twitter TV Ratings proprio in Italia, primo tra i paesi europei scelti dal gigante statunitense per mostrare l’efficacia di questo strumento di rilevazione.

Come abbiamo già anticipato il Nielsen Twitter TV Ratings è uno strumento che consente di monitorare, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, le conversazioni degli utenti su diversi social media (Twitter, Facebook e Instagram) riguardanti serie TV, eventi sportivi e programmi televisivi, sbarcato anche da noi grazie all’accordo esclusivo pluriennale firmato tra Twitter e Nielsen.

Giovanni Fantasia, amministratore delegato del gruppo Nielsen Italia dal 2014, ha così spiegato la scelta dell’Italia per questo esperimento social:

Gli italiani amano la TV, ma sono anche grandi utilizzatori di social network. Basti pensare che al piccolo schermo ogni giorno dedicano una media di 4 ore di visione. Considerando poi che gli italiani online, via smartphone, sono 26 milioni e che quelli che si collegano via Tablet sono 8 milioni, mentre 29,1 milioni dichiarano di utilizzare PC, smartphone o Tablet davanti alla TV, significa che parliamo di numeri di audience estremamente rilevanti che mostrano come, seppur la televisione abbia mantenuto la sua centralità, altri device e  i social network abbiano profondamente trasformato l’esperienza televisiva, che da familiare è diventata sociale, con centinaia di migliaia di telespettatori che ogni giorno discutono, condividono e leggono su Twitter opinioni su quello che stanno guardando in TV.

Insomma, da qualche anno – anche in Italia – si comincia a sentire profumo di cambiamento e soprattutto a parlare di Social TV. Non è un caso, crediamo noi di BadTV, che il mercato italiano, per quanto concerne le serie televisive, sia così profondamente cambiato negli ultimi anni. C’era un tempo in cui per guardare uno show i fan italiani dovevano aspettare mesi, se non anni, rispetto alla messa in onda americana, oggi tra Sky e Netlfix (e in molti casi anche grazie a RAI e Mediaset) le attese si sono decisamente accorciate se non azzerate, fino ad assistere alla messa in onda di serie in lingua originale e con i sottotitoli in italiano, un fenomeno praticamente inimmaginabile anche solo 5 anni fa.

A tutt’oggi il monitoraggio dei social media tramite questo nuovo strumento mostra come, nel 2016, in sole due settimane dall’inizio della stagione televisiva in Italia (più precisamente nel periodo che va dal 5 al 18 settembre) siano state registrate più di 13 milioni di interazioni su Twitter, con una grande spinta iniziale data dalle Olimpiadi e da altri eventi sportivi ed un picco, rilevato proprio il 18 settembre, in occasione della partita Inter-Juventus, confermando come – almeno nel nostro paese – sia lo sport il genere più commentato sui social.

total-interaction

Fonte: Nielsen.com

Dal suo debutto e sulla base delle rilevazioni fatte, la Nielsen stila una classifica settimanale dei 5 programmi di prima e seconda serata che hanno generato il maggior numero di interazioni su Twitter durante la settimana precedente, ad esclusione degli eventi sportivi e delle repliche, dimostrando come questo strumento sia in grado di quantificare l’impatto dei tweet sull’ascolto dei programmi, una misurazione che fornisce dati utili alla pianificazione delle campagne pubblicitarie, esattamente come accade ormai da qualche tempo anche negli Stati Uniti.