In occasione del Festival di Sanremo, Amazon Prime Video ha lanciato la promozione di Celebrity Hunted – Caccia all’Uomo con un lungo spot dal respiro cinematografico incentrato sui numerosi talent coinvolti nel reality in arrivo il 13 marzo 2020: alla regia della campagna Fabio Guaglione, a cui abbiamo chiesto di portarci dietro le quinte di quest’impresa.

Guaglione, regista insieme a Fabio Resinaro di Mine, sceneggiatore sempre insieme a lui di Ride e autore di romanzi Mondadori come La Fondazione Immaginaria e il recente Accordo Perfetto (così come dell’annunciata serie transmediale per Bonelli Mr Evidence), ha diretto lo spot e ha curato i 12 diversi tagli trasmessi in tv e sul web insieme a BIG JELLYFISH e Hive Division.

Sviluppato nell’arco di cinque mesi, girato nell’arco di tre giorni con centinaia di comparse, il progetto è ambizioso tanto quanto il reality che promuove, e che è tra i primi prodotti originali di Amazon realizzati nel nostro paese e annunciati qualche settimana fa a Roma.

Prodotto da EndemolShine Italia, Celebrity Hunted – Caccia all’Uomo vede celebrità del calibro di Francesco Totti, Fedez, Luis Sal, Claudio Santamaria, Francesca Barra, Diana Del Bufalo, Cristiano Caccamo e Costantino della Gherardesca costrette a sparire per 14 giorni cercando di scappare dagli esperti di sorveglianza. Lo show sarà disponibile su Prime Video dal 13 marzo 2020.

Ciao Fabio! Puoi raccontarci com’è nata quest’idea un po’ folle e un po’ geniale di raccontare il reality di Amazon attraverso una serie di spot “action”?

Per me è nata nel momento in cui Giacomo Talamini (produttore esecutivo e socio di Hive Division) ha voluto incontrarmi un giorno d’estate alla stazione di Roma Tiburtina, rivelandomi un progetto segretissimo di Amazon che vedeva coinvolto Daniele Moretti (direttore creativo e poster artist di Big Jellyfish). Conosco entrambi da anni. Con Hive Division avevo già lavorato in occasione dei Visual Effects di RIDE e Big Jellyfish è l’agenzia creativa che ha ideato tutti i poster di MINE e RIDE. Giacomo mi spiegò che per questo nuovo format, Celebrity Hunted, Amazon Italia stava pianificando un lancio promozionale molto importante. Hive Division si stava occupando assieme a Big Jellyfish di realizzare dei motion poster di 15 secondi l’uno, mentre Daniele e il suo team stavano ideando tutta la veste grafica del programma: poster, artwork, logo, tutto quanto. Però a un certo punto a questi due matti è venuto in mente di proporre ad Amazon qualcosa di più ambizioso: una campagna video. Non solo, non dei semplici spot o trailer del programma, bensì dei veri e propri promo dal gusto cinematografico. Cercavano quindi un regista che avesse un track record sul cinema di genere e che ritenessero affidabile. Devo dire che all’inizio la proposta mi ha fatto titubare: si trattava di essere responsabile di una campagna di diversi promo, dovendo lavorare con un esecutivo, un’agenzia creativa, i direttori marketing, Amazon, gli interlocutori di Endemol, i manager dei talent, e le star del programma. Ho temuto per un secondo di andare incontro a un inferno gestionale di approvazioni piramidali che potessero ingabbiare la creatività o creare molteplici ostacoli sulla produttività. Ma poi mi sono detto: è un’occasione troppo figa per dire di no. Ha giocato un fattore determinante il fatto che Giacomo e Daniele fossero amici e professionisti che stimo tantissimo, per cui abbiamo costituito una specie di “squadrone della morte”. Uniti contro tutte le difficoltà. E ce ne sono state. Ma non quelle che pensavo! Infatti le complicazioni dovute a gestione di talent e mega corporazioni coinvolte non si sono verificate… da quel punto di vista anzi è andato tutto straordinariamente bene. La collaborazione con Amazon è stata a dir poco armonica. Daniele quindi mi ha raccontato l’idea di base, che all’inizio prevedeva un singolo spot e un talent. Il concetto era quello della mimetizzazione dei VIP rispetto si Men In Black che gli davano la caccia. Ci siamo resi conto assieme ad Amazon che un solo promo per raccontare tutto, e tutti i personaggi coinvolti, sarebbe stato “stretto”. Quindi abbiamo ampliato la proposta, e ho scritto sotto supervisione di Daniele i soggetti di tutti gli spot. Da li, tutto ha iniziato a prendere forma. Penso che Amazon con questo approccio abbia voluto fin da subito rivolgersi ad un pubblico che non fosse solamente quello classico che segue i reality, ma la narrazione tout-court.

L’idea è stata sin da subito collegata a una campagna di lancio marketing così strutturata, collegata al Festival di Sanremo? 

A me la notizia di Sanremo è stata lanciata come una bomba durante le lavorazioni. Daniele mi manda un messaggio su whatsapp con scritto “Amazon è così contenta che sta acquistando spazi pubblicitari su Sanremo e quella sarà la premiere degli spot”. E io “ah.” (Ride) Per noi è stato un segnale incredibile: in fondo Sanremo è il nostro Super Bowl. Ci siamo sentiti responsabilizzati ed elettrizzati al tempo stesso. Poi, può essere benissimo che Amazon avesse pianificato il lancio su Sanremo dall’inizio nel loro masterplan comunicativo e ce l’abbiano detto solo dopo aver girato gli spot, perché volevano essere sicuri che sarebbero venuti bene! (Ride)

Lavorare a “una serie di spot” come questi è quasi come lavorare a un blockbuster o a una serie tv, ovviamente con i limiti che un confronto simile può avere. Qual è stata la sfida organizzativa più grande? 

So che può sembrare stupido, ma in primis a livello organizzativo non è stato semplice trovare delle date di riprese che andassero bene per tutti i talent, ovviamente impegnati in agende fittissime di impegni in Italia o all’estero.
Secondo me poi la particolare difficoltà di un lavoro come questo è la coordinazione, mentale e pratica, di tutti i materiali che si vanno a produrre.
Abbiamo dovuto lavorare a versioni diverse del promo. Tutto questo senza contare i formati anche per Instagram e per Facebook, che includono anche le storie a video verticale, in 9:16. Ad esempio per quelli abbiamo dovuto togliere le bande, avendo girato in full frame, croppando l’immagine ai lati e spostando l’oggetto principale del frame nel centro, per evitare che il soggetto venisse tagliato ai lati. Moltiplicare aggiustamenti visivi e sonori per 12 versioni è un lavoro che richiede molta coordinazione… Per fortuna sono Vergine ascendente Leone, quindi il mio multitasking omnicontrollante è tipo un disturbo cronico (Ride)

A livello registico cosa hai trovato particolarmente stimolante nel lavorare a un progetto simile? 

C’è un livello creativo e un livello contestuale. Di sicuro mi ha onorato poter lavorare per un brand come Amazon e per dare un’immagine, assieme a Big Jellyfish, ad un programma tanto ambizioso, essendo uno dei primi contenuti italiani Amazon Original. Per quanto riguarda l’aspetto creativo, ho capito che avrei avuto la possibilità di raccontare tre ministorie caratterizzandole con tre stili diversi, e quindi usando anche tre linguaggi differenti. E poi sapevo che mi sarei divertito a lavorare con talent di quel calibro… Claudione Santamaria, se ti sono piaciuti gli spot facciamo qualcosa insieme! Un film, una serie, io ci sono eh! (Ride)

Fabio Guaglione © Moris Puccio

Fabio Guaglione © Moris Puccio

A livello stilistico gli spot hanno ovviamente una forte impronta action. Ma come avete lavorato in fase di scrittura? Soprattutto tenendo conto che si tratta di spot di fiction per una serie che sulla carta è un reality…

L’idea principale era quella di incuriosire senza spiegare. Di farsi notare. Parlando continuamente con Daniele, ci siamo assicurati che i tre spot fossero cinematografici ma trasportassero comunque il clima del prodotto Celebrity Hunted. Quindi, ad esempio, l’ironia era una componente fondamentale, da mantenere e non far scordare. Quando ho immaginato le tre “storie”, ho cercato di cucirle addosso ai protagonisti. Quindi l’idea condivisa con Big Jellyfish è che la storia di Fedez e Luis Sal avesse un tono tra lo spionistico di Bourne e la commedia brillante teen. Per Claudio Santamaria e Francesca Barra, abbiamo spinto l’acceleratore più sui toni di Matrix. Mentre per Diana Del Bufalo e Cristiano Caccamo i miei riferimenti erano Inception, Mission Impossible e… Carmen Sandiego (Ride). Ovviamente, ripeto, con la massima ironia. L’impostazione del racconto e del tono non è stata solo per la regia, le immagini e le palette di colori… ma dovevano essere riflesse anche nel tipo di montaggio, realizzato assieme a Marcello Sanna e Filippo Boni, e nel tipo di colonna sonora, creata dal prodigioso e versatile Andrea Bonini, compositore musicale anche di MINE, RIDE, e di qualsiasi cosa a cui abbia mai lavorato.

In passato ti sei confrontato con tecnologie abbastanza all’avanguardia o sperimentali (come nella produzione di Ride), come hai scelto con quali tecnologie lavorare? Che tecnologie avete scelto?

In questo caso si parlava di produrre un contenuto dal look cinematografico classico, il cosiddetto “cinematic”. Per cui abbiamo optato per girare con la classica Alexa. Ovviamente, proprio come per un vero e proprio mini film, anzi tre, c’è stato un grosso lavoro in termini di montaggio, grading, sound design, mix.

Puoi raccontarci com’è stato lavorare sul set? È stato semplice lavorare con talent come Fedez o Claudio Santamaria?

Il nemico principale è stato il tempo. Abbiamo girato tutto quanto in 3 giornate da 8 ore secche, senza straordinari. E avere poco tempo aumenta ogni difficoltà. Pensiamo allo spot di Del Bufalo / Caccamo. In quella storia ci sono 3 location: la piazza, i portici e il negozio. Questo vuol dire due spostamenti di troupe nell’arco di poche ore… ovvero ore di riprese che vengono “mangiati” da viaggi, riassestamento troupe, materiali, eccetera… Avere meno tempo vuol dire poter fare meno take di un’inquadratura, che a sua volta vuol dire aver le idee molto chiare e su cosa si vuole correggere mentre si gira in termini di fotografia, frame, acting, pensando al montaggio. Avevamo preparato storyboard da film, quindi con una certa ricchezza di tagli… È stata tosta. Per la “story” integrale di Fedez abbiamo girato 31 punti macchina in 8 ore. Questa impresa è stata possibile grazie a tutte le persone che hanno sposato il progetto come fosse non solo un lavoro pubblicitario, in primis il direttore della fotografia Luca Esposito, l’aiuto regia Giaime Grieco, l’organizzatore Elia Mazzoni e anche tutto il reparto scenografia… e trucco, parrucco e costumi che hanno dovuto gestire più di 100 comparse! Tutto questo senza rivelare i classici, enormi imprevisti che possono capitare in fase di preparazione. Alcuni ci hanno fatto tremare. Sono sicuro che Daniele un paio di notti non ha dormito, letteralmente. Ma non riveleremo mai cos’è successo!! (Ride) Per quanto riguarda i talent, so che sembrano frasi di circostanza, ma è stato tutto fantastico. Ogni talent aveva il suo carattere diverso, e girare con ognuno di loro si è rivelato divertente e stimolante in maniera diversa. Onestamente temevo di dover gestire anche i management degli artisti ma si sono tutti rivelati squisiti e per niente invasivi. Forse perché dovendo girare così tante cose e così tanto velocemente, c’era un clima da cinema indipendente! Diana e Cristiano sono stati spigliati, simpaticissimi, affabili, ricettivi. Luis Sal continuava a fare battute ed era difficile rimanere seri. Fedez mi ha stupito molto per la sua tranquillità sul set e il suo “essere chirurgico”. Quando lo chiamavamo per girare le sue inquadrature lui arrivava, recitava, buona la prima, e tornava in relax in attesa dello shot successivo. Si vede che ha lo spettacolo nel suo DNA e sente molto la camera. Un vero professionista dell’entertainment. Con Francesca Barra e Claudio Santamaria è stato fantastico guardare la loro dinamica di coppia in fuga davanti e dietro la camera da presa. Inutile dire che Claudio era ipercosciente su tutto il processo, c’è stata una grande sinergia per coordinare l’inseguimento e il piccolo momento di stunt; ci teneva a rivedere le riprese in monitor per assicurarsi che tutto fosse venuto perfetto. Bastava inquadrarlo per percepire la sua naturalezza e al contempo la sua presenza scenica. E il Capitano… è il Capitano.

 

Crediti foto: Moris Puccio